Lontani dai rumori della chiassosa costa il Cilento si presenta come un mondo a sé, tra vallate inaccessibili in cui scorrono – impetuose – le acque di fiumi e torrenti che s’aprono tra aspre montagne che sembrano toccare il cielo. Impenetrabili foreste, regno indiscusso di lupi e cinghiali; luoghi in cui la memoria storica riflette l’incanto di antiche leggende ove l’eco di civiltà millenarie è giunto fino ad oggi così ricco di stimoli e denso di significati. Una lunga sgroppata che conduce a sfiorare il cielo: acque sorgive; copiose foreste di faggio (i Temponi); cuscini di lavanda; paesaggi lunari, conche e pianori carsici d’origine glaciale; un antico Santuario (risalente al 1599) “conteso” da tre borgate sorte ai piedi della montagna; una grotta appena accessibile che s’apre su un immenso abisso di verde; tutto ciò è la magia di una montagna che, coi suoi 1899 metri, viene considerata il “sistema” orografico più elevato della Campania.
Dal PIAGGINE (600 m), cuore del Parco Nazionale del Cilento e Vallo di Diano, ha inizio la traccia di una buona pista che porta in quota fino a ricongiungersi con la carraia principale che sale al monte Cervati. Una serie di tornanti raggiunge, e oltrepassa, il Piano Roti (915 m) fino ad un bivio: sulla sx si scende verso il fiume Calore, mentre l’itinerario proposto continua sulla dx seguendo la carraia principale. Dopo circa 1 km s’incrocia, sempre a dx, la Fonte Radicone (1053 m) e poco più in avanti si presenta un secondo bivio (1075 m): scendendo brevemente sulla sx si raggiunge il lieve pianoro in cui giace la fonte dei Caciocavalli (1232 m, luogo ideale per un momentaneo bivacco e montare la tendina per la notte!), mentre la carraia principale continua sulla destra, aggira il Cervati, e porta lungo le propaggini settentrionali della montagna fino a penetrare in una copiosa foresta di faggi.
Proseguendo si penetra in un’autentica galleria vegetazionale; la pista scivola attraverso le faggete create dalle suggestive atmosfere della Foresta dei Temponi, che si presenta con enormi esemplari di faggio simili, per bellezza, alle colonne di una “cattedrale” nella natura; muscolosi tronchi ramificati sbucano tra gli scoscesi pendii attraverso un inconsueto labirinto carsico creato da voragini e inghiottitoi sparsi un po’ dappertutto e nascosti dal copioso fogliame. Si continua a camminare attraverso la folta foresta (1400 m) in cui la secolare faggeta (che presenta – facilmente riconoscibili – alcuni esemplari ultracentenari) si alterna coi castagni, i carpini, i tassi, gli ontani, i tassi e qualche raro esemplare di abete. Si avanza su un terreno ondulato caratterizzato da profonde cavità ipogeiche e sifoni di cui, sporgendosi con la massima attenzione dal bordo, non si conosce il fondo! Fuori dal bosco compare la sterrata principale (1548 m) che, salendo dalla dx, conduce a un pianoro.
Si segue questa sterrata in salita prendendo verso sx, e appena termina la cortina boscosa si guadagna il pianoro ove a dx compare l’edificio in pietra (recentemente ristrutturato) dell’ex Rifugio della Forestale del monte Cervati (ora “Rosalia” – 1597 m); alle sue spalle c’è una fonte. Numerose conche carsiche costituiscono il paesaggio dei piani d’altura. Qui le radure erbose, allo sciogliersi delle nevi (in primavera) si ravvivano di muschi che si alternano alle numerose specie di orchidee, che fioriscono spontaneamente creando paesaggi floreali di straordinaria bellezza; mentre tra i sassi sbucano cespugli di timo, lavanda e policromi cuscini fioriti. I rari faggi che si spingono verso le altitudini maggiori assumono un portamento contorto e cespuglioso (modellati dalla forza dei venti in quota). Dal Rifugio parte un lungo sentiero che, attraversando l’enorme distesa prativa, conduce alle creste di SE della montagna e, in leggera salita, porta all’uscita del pianoro in un bosco di faggi nani. All’ingresso del bosco c’è un bivio; qui s’incrocia, sulla sx, il Sentiero dei Pellegrini che proviene da Sanza e giunge fin su al Santuario della Madonna della Neve, sull’altro versante della montagna.
Senza esitare si prende quindi a destra, in direzione NW (1678 m), e con un’impennata si percorre un sentiero (pietraia) che si sviluppa interamente su roccia; la vegetazione scompare definitivamente, ed è probabile incontrare (fino alla tarda primavera) alcune lingue di ghiaccio lungo i costoni settentrionali della montagna (1844 m). Una prima croce posta su un monte di pietra e, successivamente, altre due sono sistemate lungo il percorso e caratterizzano il “varco” d’accesso alle conche carsiche d’altura. Le croci “segnano” l’importanza che i fedeli danno all’ascensione di questa montagna durante i loro pellegrinaggi effettuati nei giorni dal 3, 4 e 5 di agosto in onore della Madonna della Neve. Durante i periodi dei festeggiamenti non è raro incontrare, lungo queste propaggini, folle di devoti e pellegrini che compiono la salita al monte per rendere omaggio alla Vergine Santa. Molti di questi bivaccano di notte, in tende o rifugi improvvisati all’aperto, accendendo numerosi fuochi che creano, dal tramonto fino all’alba, vedute paesaggistiche ricche di fascino.
Sotto un cielo ricco di stelle sostano per salutare il “passaggio” della Madonna che viene portata in spalla, ripercorrendo l’antico tratturo e accompagnata dal suono di ciaramelle e zampogne che segnano il passo alle compagnie di fedeli in processione. Superati il Varco delle Croci, alla fine del sentiero sommitale, si volge decisamente a sinistra lungo una dorsale in leggera salita. Da qui in avanti ora, ci si arrampica leggermente lungo il crinale che prosegue verso SW. Rare piante di ginepro dominano i pianori carsici sommitali lungo i quali, ancora oggi, si leggono le tracce di glaciazioni preistoriche. All’uscita di questo crinale roccioso si presentano tante anticime inframmezzate da piccoli inghiottitoi di sicura origine glaciale. Continuando lungo un’erta brulla e sassosa che piega leggermente a destra, in direzione SSW, si giunge a toccare finalmente il punto trigonometrico della vetta del monte CERVATI (1899 m). Da quassù si aprono ampie vedute panoramiche sul mare fino alle valli ed ai monti interni. Proseguendo in direzione NW, si attraversa un intricato saliscendi tra inghiottitoi e conche carsiche raggiungendo, lungo il sentiero principale, il Santuario della Madonna del monte Cervati o della Neve (1852 m).
Meta di continui pellegrinaggi che si perpetuano da secoli, il culto per questa Madonna era già fiorente fin dal ‘500, come testimonia un’epigrafe (datata 1599) incisa su un architrave all’interno della Cappella del Santuario. L’area del culto è divisa in due zone ben distinte: la Cappella vera e propria col suo nucleo originario che è stato eretto sulla roccia ha avuto, nel corso degli anni, numerosi rifacimenti ed ampliamenti di cui l’aspetto odierno ingloba (al suo interno) la struttura più antica; e infine la Grotta, il luogo più visitato dai fedeli, situata a 80 metri più in basso e che prospetta sull’orlo di un profondo dirupo conserva, al suo interno, la statua raffigurante l’immagine santa della Vergine che regge il Bambino. Un aspetto curioso, che desta stupore, è quello che lascia meravigliati sul come una statua così finemente incisa e decorata, sistemata in una teca in legno e vetro, possa trovarsi all’interno di un anfratto ipogeo il cui varco d’accesso non supera i 40/50 cm di larghezza: “misteri” della fede, o “capacità” dell’ingegno e della devozione dell’uomo? Risposte che – forse – non verranno mai esaudite; ma l’ascesa al monte Cervati vale la fatica compiuta anche solo per i paesaggi che da lassù… si aprono! (testi ©Andrea Perciato; photo ©Maria Rita Liliano & ©A. Perciato)
