Confini sospesi in un orizzonte che si perde all’infinito; un territorio ricco di boschi di conifere che determinano la principale base (e fonte di reddito) dell’economia locale; un’antica lingua di matrice “cimbra” che caratterizza tutti coloro che vivono sull’altopiano. Terre di confine tra un vecchio Regno (quello d’Italia) e un impero (quello Austro/Ungarico) che hanno visto le brutalità di una guerra con aspri conflitti avvenuti in questo lembo di paesaggio alpino così ricco di risorse naturali e di bellezze paesaggistiche, in una cornice di frontiera che rimembra le gesta di uomini d’arme che, per pochi metri di terra, hanno sacrificato le proprie vite.
Siamo a Rotzo, uno dei sette comuni che fanno parte dell’Altopiano di Asiago (VI). Per una stradina di montagna, che serpeggia tra copiose boscaglie di conifere, si raggiunge il bellissimo pianoro di Campolongo, a circa 1500 metri d’altezza. Al suo centro si erge il rifugio Campolongo, con annesso un ristorante sempre molto frequentato, un orto piuttosto ben fornito di ogni buon prodotto che serva alle pietanze, un solarium – con panche e tavolati sia in veranda che all’aperto – ed un’azienda agricola (mucche e cavalli al pascolo). Qui, è la base di partenza per una bella (e non difficile) escursione che conduce in un luogo storico dall’incredibile fascino storico e naturalistico: il Forte di Campolongo.
Dal Rifugio parte la buona traccia di un buon sentiero (indicato col numero 810) che, con una semplice passeggiata partendo dall’omonimo rifugio, in circa mezz’ora di camminata in mezzo ad una natura stupenda composta da un’alternanza di boschi composta di alberi dagli alti fusti (conifere), si sale dolcemente nel sottobosco umido, ricco di infiorescenze, caverne che sbucano dagli angoli più nascosti e da copiosi cuscini di felci, in boschi di abete rosso camminando attraverso particolari corridoi rocciosi con passaggi tra singolari massi dalle forme più bizzarre che sembrano le location del “Signore degli Anelli” ed opere balistiche (trincee e casematte) che ormai – da oltre un secolo – fanno parte della natura e che ci riportano alla mente la nostra storia.
Superati la alla caverna del Sieson, a 1580 metri, una delle meraviglie naturali dell’Altopiano di Asiago, si continua a salire – tra abeti rossi e faggete – lungo il sentiero ben segnalato con segnavia bianco/rossi sulle piante. Superati l’ultimo tornante della bianca sterrata usata dai militari, il sentiero sbuca su un terrazzino roccioso da cui s’apre un vasto panorama con uno sguardo, su monti e le vallate circostanti, che si estende per 360 gradi. Da un lato, oltre il baratro che s’apre dalla balaustra, compaiono – laggiù in fondo – i resti delle murature di rifugi, camminamenti e casematte che hanno ospitato i militari italiani durante la Grande Guerra. Da quassù il panorama è bellissimo, e merita anche solo per questo di essere visitato, mentre dall’altro lato il buco di una galleria penetra attraverso la montagna.
Attraversare il tunnel scavato nella roccia è molto suggestivo e, al tempo stesso, impressionante, ove s’intuisce la grandezza di come quest’opera ingegneristica sia stata di fondamentale importanza per la strategia delle operazioni militari sul territorio. All’interno della stessa, un altro “buco” – che s’apre sulla destra – chissà (!) dove conduce, mentre la luce che compare sullo sfondo lascia facilmente intuire che siamo quasi giunti alla meta. Una modesta piazza d’armi s’apre al termine della galleria e la poderosa facciata del Forte di Campolongo compare in tutta la sua imponenza. La struttura è mantenuta in un buono stato (recentemente restaurata/ristrutturata nel 2009) ed alcuni cartelli esplicativi illustrano la locale storia del luogo; il valore storico di questo luogo è adesso ancor più apprezzabile.
Il Forte di Campolongo, che si erge ad oltre 1700 metri d’altezza, da cui si può godere di un panorama davvero mozzafiato, è aperto ed è libero a tutti. Entrando al suo interno si possono visitare tutte le stanze e cunicoli dove sono passati migliaia di soldati; ambienti che meritano di essere esplorati con attenzione, facendosi anche aiutare dai cartelli informativi che danno l’idea del contesto storico del tempo, durante la Prima Guerra Mondiale. costruito fra il 1908 e il 1912 e costituiva una realtà militare molto avanzata. Questo forte era dotato di 4 cannoni in acciaio da 149 mm, protetti da cupole girevoli corazzate e da 4 vecchi cannoni da 75 mm (in bronzo), per la difesa a media distanza, oltre a 4 mitragliatrici di tipo “Maxim” per il combattimento ravvicinato.
Il Forte Campolongo era fra quelli tecnologicamente più avanzati e si trovava in una posizione strategica per la linea difensiva italiana. Entrando al suo interno si viene quasi catturati dal tragico fascino che trasmette questo luogo; l’entrata lascia senza parole, quasi come essere avvolti dalla maestosità e dal senso di un timore reverenziale nell’affrontare quel varco. Al primo piano c’erano i rifornimenti continui delle munizioni e la zona di accesso (costituite da enormi stanze circolari) alle quattro cannoniere di cui oggi di una vediamo solo i resti. Tutte le stanze, gli ambienti e i camminamenti recano una targa per farci capire e ricordare ciò che migliaia di giovani soldati, giunti da ogni dove, qui hanno vissuto e combattuto.
Il Forte Campolongo, insieme al Forte Verena e al Forte di Corbin, rappresentava la linea di difesa italiana a protezione di un’avanzata austriaca ai margini settentrionali dell’altopiano di Asiago. Esso, dopo due mesi dall’inizio del conflitto, perse quasi tutta la sua capacità offensiva di fuoco a causa dei danneggiamenti subiti da un bombardamento nemico e dai pesanti colpi di mortaio durante la “Strafexpedition” (primavera del 1916) a seguito dei quali, dopo il definitivo abbandono da parte delle truppe dell’esercito italiano, avvenuto all’alba del 22 maggio 1916, fu subito occupato dalle fanterie e dalle postazioni di artiglieria austroungariche che – mantenendo questa strategica e fondamentale posizione – vi rimasero fino alla fine della guerra.
All’esterno della facciata, una rampa in pietrisco sulla sinistra consente di raggiungere la parte superiore (quella del tetto) del forte. Qui sul tetto possiamo notare le 3 cupole girevoli a protezione dei cannoni, mentre poco oltre gli strapiombi si gode, con una vista che spazia per 360°, il paesaggio e i panorami che s’aprono sulle vallate sottostanti e le catene montuose circostanti. Girovagando tra i camminamenti esterni e quelli sotterranei questi ambienti mantengono viva la memoria dei drammatici eventi bellici, e della dura esperienza vissuta dai militari; si può solo intuire l’immenso lavoro qui svolto dai genieri militari per costruire qualcosa di così grande in un posto così difficile da raggiungere, e ciò lascia stupiti dell’assurdità dell’uomo di quanto egli riesca ad investire tempo, soldi ed energie per la guerra. (testi & photo ©Andrea Perciato)
