Istanbul (Turchia)… poterla “vivere” attraverso le meraviglie delle “Alf laila wa laila” (le “Mille e una Notte”)

Quasi ogni quartiere è un mondo a sé in questa tentacolare città. La sua posizione di “borderline” tra i due continenti diventa il luogo attraverso il quale le identità culturali si fondono, si articolano, fino a mescolarsi attraverso la narrazione contemporanea sulla Turchia. Sicuramente non c’è città più intrigante sulla faccia della terra come quella di Istanbul; come in una soglia sensoriale appena percettibile e una temporanea via di mezzo in una gloriosa metropoli come questa. Qui le piazze – enormi serbatoi di umanità – dove si incrociano culture e si mescolano i dialetti, vengono quotidianamente riempite dalla fonte di quel sentimento magico conosciuto come l’empatia, l’ampia capacità di comprendere e condividere i sentimenti dell’altro.

Da qualche parte nel mondo, durante la preghiera del “muezzin” estremo lembo di terra dove l’occidente incontra l’oriente ed i jeans cedono il passo al burka, non c’è cosa più nobile da vedere – dopo il canto del muezzin lanciato dai minareti – se non alcuni papà turchi, che di buon mattino portano i propri figli a scuola prendendoli per mano e guidandoli lungo le strade che serpeggiano per la città. Fra tutte le più singolari scene che ci hanno colpito ci sono il nobile sguardo di un papà (ciabattino/lustrascarpe), che su una spalla regge l’arnese per il lavoro e nell’altra mano tiene quella di suo figlio, ed il fiero volto di un altro papà che – guidando il carretto giù per una traballante discesa – si preoccupa che il proprio pargolo stia lì sopra seduto comodamente senza problemi.

Nella forsennata ricerca di uno spunto da cui partire per il nostro giro a piedi di questa incredibile città, non sono stati gli scorci, o i particolari urbanistici e architettonici, bensì le sue anime, le sue contraddizioni, la sua spiritualità. Punto di congiunzione tra il lembo estremo orientale del continente europeo e l’Asia qui, ad Istanbul, ove si unisce la sontuosità di palazzi storici con alcuni dei quartieri e dei mercati più antichi tutto ruota intorno a “SULTANAHMET”, il cuore dell’antica città. Terra sospesa fra due continenti; crocevia – da sempre – di armate, commercio, culture, popoli, religioni questa terra affacciata su un mare borderline è stata la capitale di tre imperi e racchiude in sé una storia millenaria.

Il fulcro della città contiene il più famoso dei quartieri storici: quello di Sultanahamet che raccoglie, al suo interno, alcuni dei monumenti più importanti di questa megalopoli multi-culturale da oltre 15 milioni di abitanti come la sontuosa (e famosa) Sultanahamet Camii, la “Moschea Blu” (con sei Minareti) il cui appellativo sembra che derivi dalle bellissime piastrelle in ceramica, color turchese, che decorano e adornano tutto il suo interno, e la Basilica di Santa Sofia (Hagia Sophia-i kebir Cami-i Şerifi, ma conosciuta in origine come Magna Ecclesia, grande chiesa), che fu principale luogo di culto per il mondo cristiano per l’Impero Romano d’Oriente e – successivamente – convertita in moschea.

Camminare attraverso le stradine acciottolate dei suoi quartieri (“mahelle”) più antichi, si va alla scoperta, conoscenza e – perché no – comprensione di un retaggio umano e di culture che si sono succedute durante il corso di circa trenta secoli di storia. Adagiata lungo le sponde del Bosforo (BOĞAZ) tra Oriente e Occidente, Istanbul riesce ad esprimere esperienze “sensoriali” davvero uniche che vanno dal gustare gli autentici sapori di una cucina ottomana – ricchissima di spezie aromatiche – riuscendo così a fondere la tradizione mediterranea con quella asiatica, passando per la rilassante (magica e contemplativa) atmosfera delle moschee fino a toccare con mano la pulsante e vivace energia che anima tutti i bazar.

In molti non conoscono che Istanbul, da sempre, è stata la città dove i Cavalieri Templari custodiscono la Sindone (oggi a Torino) e il Santo Graal. L’ordine dei Cavalieri Templari fu qui fondato segretamente nel 1096 proprio a Costantinopoli (l’odierna Istanbul) e la piccola chiesa di Santa Sofia (convertita, successivamente, in moschea) era il luogo “segreto” deputato a governare e/o suddividere i gradi onorifici dell’ordine Templare. Passiamo accanto al singolare perimetro (suddiviso tra colonne e pergolati) che custodisce le tombe di Ahmet Tevfik Paşa Mezari, l’ultimo Gran Visir ottomano, figlio di Ferik İsmail Hakkı Pasha, originario della Crimea, e di Sultan Abdul Hamid II, il sultano ottomano che voleva salvare l’Impero con la religione.

Il nostro viaggio sensoriale ed esperienziale attraverso le meraviglie di Istambul comincia proprio dai piedi dell’antica colonna romana in roccia di Çemberlitaş Sütunu; una colonna di porfido che testimonia la storia di Istanbul, un monumento che qui esiste da 1700 anni. La colonna monumentale Çemberlitaş, che ha attraversato secoli di storia, si impenna da uno dei sette colli che, geograficamente, determinano la penisola storica di Istanbul. Antica quanto la stessa storia di Istanbul essa – quando fu costruita – fu eretta proprio al centro del Grande Foro di Costantino, e rimane – oggi – l’unica traccia rimasta che testimonia la presenza del foro; la colonna è posta all’incrocio di importanti vie nel centro cittadino, ed è una delle più importanti arterie dell’assetto urbanistico romano di Istanbul.

L’enorme spiazzo che contiene la colonna è chiuso, verso settentrione, dal bianco muro della moschea ottomana di Nuruosmaniye Camii; forse meno famosa di tante altre presenti ad Istanbul, ma che colpisce per i suoi interni tutti realizzati in fine marmo, che ne esaltano l’aspetto decorativo, tant’è da farla sembrare una imponente cattedrale. Questa moschea si trova proprio accanto all’ingresso del Grand Bazaar; da qui molti turchi, ma anche distratti viaggiatori o frettolosi turisti, ci passano vicino senza avere il tempo di entrarci, cosa che merita davvero. Eretta nel 1755 in puro stile ottomano, essa risulta essere molto bella; il cortile in legno della Moschea Nur-u Osmaniye è uno dei luoghi più caratteristici, mentre il tempio sorge austero e maestoso all’ombra di immensi alberi secolari.

Ed eccoci finalmente a varcare uno dei numerosi ingressi del Gran Bazar Kapali Çarşi, il mercato coperto più grande della Turchia. Costruito da Fatih Sultan Mehmet nel 1460, esso copre un’area di 45.000 metri quadrati e contiene circa 4.000 negozi. Qui si può trovare di tutto, dai bellissimi tappeti, alle piastrelle in ceramica, dall’abbigliamento in pelle ai gioielli e tante altre cose ancora. Con un totale di 21 ingressi, esso è il mercato coperto storico più grande al mondo. Turisti, venditori ambulanti e la gente del posto si ritrovano qui in questo labirinto di vicoli e piccole corti alla ricerca di un affare; qui tutti sono intenti a sorseggiare una tazza di tè. In più di qualche incrocio si notano antiche fontane (in marmo, in pietra, in ghisa) mentre girando al suo interno è possibile capire cosa viene prodotto e venduto guardando i nomi delle strade (artigiani, orafi, pellame, gioielli, tessuti, casalinghi) e delle locande del bazar.

Pochi metri ancora e uscendo dal Gran Bazar ai accede al bazar delle spezie (egiziano) di Misir Çarşisi Costa Eminönü, un’affollata zona di mercato qui presente sin dal periodo bizantino. Questo bazar piuttosto vivace conserva ancora il suo spirito autentico e antico. Le colorate, e profumatissime, bancarelle delle spezie attirano l’attenzione di tutti coloro che qui entrano; famose sono le spezie medicinali. In questo bazar storico è possibile trovare ogni sorta di souvenir, dalle delizie turche, alle sciarpe di seta, fino alle perle del malocchio. Il bazar è piuttosto famoso per i suoi oggetti d’antiquariato, tutte le altre cose disponibili per la vendita nella zona sono negoziabili, i commercianti qui parlano molte lingue straniere per facilitare il dialogo coi turisti ed entrare in contatto con i commercianti. Al Mercato dei Fiori, proprio accanto al Bazar delle Spezie, è possibile entrare nel mondo dei fiori colorati e passeggiare per il mercato accompagnato dalle profumate fragranze.

Dopo il vagabondare tra i vicoli basolati all’interno del Bazar eccoci finalmente sbucare nel Quartiere Eminönü, uno dei quartieri più antichi di Istanbul, nel centro della Città Vecchia, nel cuore della città murata di Costantino ed è il luogo in cui fu fondata Bisanzio. Centro e punto focale di una storia incredibilmente ricca, Eminonu è il fulcro viario dove le strade si snodano giù fino alla riva sud del Corno d’Oro, la quintessenza del paradiso, ove l’immaginazione crea onde emotive. Un’esperienza unica in una piazza colma di ricchi monumenti storici e di contemporaneità: luogo di nostalgia e malinconia è un centro dove tutti coloro che vivono o vengono da turisti si recano almeno una volta per mangiare il pesce. Le strade di piazza Eminönü sono come un labirinto; c’è storia in ogni angolo.

Proprio sull’angolo sudoccidentale dell’enorme catino di piazza Eminönü si ergono le poderose mura che raccolgono – al suo interno – le singolari bellezze artistiche, decorative e architettoniche dell’iconica e famosa moschea (XVII secolo) di Yeni Camii (Nuova Moschea), uno dei simboli più belli e magnifici di tutta Istanbul. Fontane, Mausoleo del Valide Sultan, scuole primarie, darülkurra (i metodi di lettura del Corano o tajwidi, luogo dove gli hafiz memorizzano il Corano e danno lezioni di arabo e recitazione). Nella moschea si possono vedere i portici che siamo abituati a vedere nell’arte architettonica ottomana. All’interno della moschea ci sono piastrelle di colore blu, bianco e verde. Questo edificio, terminato 66 anni dopo la sua costruzione, originariamente si trovava in riva al mare. Tuttavia, con il riempimento dell’oceano nel corso del tempo, la distanza tra loro è aumentata considerevolmente.

Quel brulicare di svariata umanità che attraversa il lungo nastro d’asfalto sul canale (da non confondere, a prima vista, col Bosforo), è il moderno ponte (meglio conosciuto come “dei pescatori”) del Corno d’Oro di Galata Köprüsü. Questo ponte non solo collega diverse parti della città, ma è anche un ponte simbolico che unisce diverse culture; esso collega Eminönü con Karaköy, ed è reso famoso, in tutto il mondo, per almeno due sue importanti caratteristiche: le centinaia di pescatori locali che affollano le sue balaustre, e i ristoranti ubicati sotto di esso. Muovendosi da Eminönü, camminando sul ponte di Galata fino a Karaköy e possibile respirare la storia di Istanbul. Situato sul Corno d’oro, che collega il centro storico di Istanbul alla parte più moderna della città, esso offre l’accesso pedonale alle delizie urbane al di là del fiume nei quartieri residenziali e più contemporanei di Istanbul, dove l’imperdibile panorama su Sultanahmet dista solo una piacevole passeggiata.

Rientrati dal ponte di Galata prendiamo quell’arteria che s’apre tra la moschea di Yeni Camii ed il Bazar delle spezie; dinanzi si estende la lunga via Hamidiye (circondata dalle numerose botteghe e negozi d’ogni genere) che poi prosegue su Hüdavendigar, arteria in cui s’affacciano i numerosi locali e bistrot che offrono le tipiche pietanze della cucina turca. Presso un muro, s’apre una porta in pietra che consente l’accesso al parco urbano di Gülhane, uno dei posti dove si respira così bene l’essenza del centro di Istanbul. Non appena entri nel Parco Gülhane, gli occhi sono circondati dalle numerose fioriere, dai grandi alberi, e delle acque di fontane. Durante il periodo ottomano, questo era il giardino del Palazzo Topkapi; oggi esso ospita caffè all’aperto con viste spettacolari sul Bosforo.

Sbucati nuovamente sull’ampia piazza di Sultanhamet, lasciamo alla sinistra la Basilica di Santa Sofia superando la fontana germanica di Alman Çeşmesi e l’obelisco egiziano di Theodosius Dikilitaşi, la si percorre fino in fondo dove, una breve discesa, conduce fino alla Moschea Sokullu Mehmet Paşa Camii, sorta su un terreno in forte pendenza, con un unico minareto e un’unica cupola. Il complesso architettonico è costituito da una moschea ed un altro edificio a scopo sociale, fu eretto per volere di sua moglie nel 1571 e realizzato per conto di Sokollu Mehmet Pasha, che servì come gran visir di tre sultani; costruita in un’area circondata da un muro alto oltre 2 metri sul pendio di Kadırga tra la Moschea di Sultanahmet e la Moschea di Küçük Hagia Sophia.                                                                                                                           

Entrare nelle moschee turche si prova una stretta connessione, quasi un indissolubile legame, fra ciò che è l’umanamente “terreno” e ciò che è il divinamente “creato”; una sorta di mondo parallelo che non può essere racchiuso tra le cupole e i minareti delle moschee. Come ritrovarsi all’interno di una “non dimensione” oppure attraversare una sorta di “etereo altrove” così distante fisicamente, ma altrettanto così vicino da riuscire a sentirne l’essenza; sensazioni, queste, che per gli islamici sono come una ancestrale sorta di ascesa spirituale che pone l’uomo al cospetto del divino. Qui ad Istanbul per cinque volte al giorno – dall’alba al tramonto – il “muezzin“, col suo canto, oltre a lanciare il richiamo (sveglia o preghiera che sia…!) è il sicuro punto di riferimento per scandire il tempo durante la giornata islamica.

È molto difficile per un (cosiddetto) occidentale riuscire a comprendere il significato delle parole, della reverenziale gestualità, del portarsi le mani a coprire ripetutamente il viso, del genuflettersi rivolgendo il proprio animo e innalzando – ognuno la sua preghiera – verso oriente, dello sciorinare i grami di un “rosario” (è blasfemia…?) fra le dita, del recitare a bassa voce particolari mantra che si ripetono nel tempo occorrente alla preghiera, delle particolari scritture e incisioni che inneggiano a Maometto… tutto ciò rende il mondo dell’Islam un incredibile caleidoscopio di suoni, di colori, nenie, profumi, esaltazioni, essenze, di parole balbettate, di sguardi persi nel vuoto, atti di purificazione… un mondo che al tempo stesso intriga, attrae, ma… da considerare sempre con il dovuto rispetto!

Il richiamo alla preghiera del muezzin è un qualcosa di spettacolare. Ascoltare la voce modulata che si rincorre, fra i tetti, le piazze e i bazar di Istanbul, di minareto in minareto, è un qualcosa da mettere i brividi per quanto sia bella da ascoltare. Il mondo dell’Islam se non lo tocchi con mano e ne comprendi filosofia e significati, verrà visto dall’occidente sempre come una cultura blasfema. Conoscere il mondo percorrendolo semplicemente a piedi amplia l’orizzonte della mente facendoti capire e comprendere la bellezza e l’armonia della svariata umanità che calpesta le strade di questo mondo sempre pronto a guardarsi in cagnesco. Se si vuole capire l’Islam, bisogna conoscerlo ma, soprattutto, comprenderne il senso e il significato spirituale che poi… non è tanto così diverso da altre professioni di fede! Al-Salham Alheikum… che la pace sia con tutti voi! (testi ©Andrea Perciato; photo ©Maria Rita Liliano & ©A. Perciato)

Pubblicato da Andrea Perciato

Sono una Guida Ambientale Escursionistica dell'AIGAE (Associazione Italiana Guide Ambientali Escursionistiche). Giornalista/pubblicista, esperto della progettazione di itinerari escursionistici e della promozione turistica mirata all'ambiente e alla natura. Amante del sapere e sempre alla ricerca di nuovi orizzonti da esplorare e da raccontare. Camminare, sognare, respirare e amare questo bellissimo e incredibile mondo.

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