Tra lo Ionio e il Tirreno, s’apre un lembo di “Paradiso Verde” esteso tra Lucania e Calabria. Qui, l’incanto dei borghi arroccati o nascosti tra profonde valli, genera sensazioni che vanno ben oltre l’immaginario. Se in quota si cammina fin quasi a toccare con un dito le nuvole, a quote più basse si viene trasportati dal suono delle acque d’impetuosi torrenti; stati emotivi che fanno rivivere un immaginario viaggio fino alle origini di Gaia. Papasidero, antico abitato quasi nascosto nella valle del Lao, è un luogo meraviglioso oltre che sacro.
Siamo a Papasidero (il cui nome trae origine da Papàs Isidros, un monaco bizantino, oppure sembra derivasse da Papa Isidoro, un monaco basiliano di religione greco ortodossa); oltre l’abitato prendendo una serie di gradinate per alcuni tornanti si scende verso il fiume Lao. Nelle vicinanze c’è l’antico ponte medioevale che supera il fiume e porta al sagrato della bella e imponente chiesa rupestre di S. Maria di Costantinopoli, luogo meraviglioso oltre che sacro, imponente struttura in pietra incastrata nella roccia. Se prima di imboccare il ponte medievale si prende il sentierino che scenda a sinistra, si giunge presso una piccola spiaggia (approdo per il rafting) acciottolata proprio sul greto (destra orografica) del fiume Lao.
La chiesa della Madonna di Costantinopoli è posta appena fuori dal borgo di Papasidero. Originariamente di irto ortodosso, ottenne la conversione al cattolicesimo. Siamo nella Calabria settentrionale, in provincia di Cosenza, in quel lembo di terra sottoposto a tutela del Parco Nazionale del Pollino, lungo le tortuose sponde del fiume Lao, laddove le sue acque consentono di praticare il rafting. Scorgere il Santuario dalla lunga scalinata che bisogna percorrere per raggiungerlo, preannuncia l’emozione provata una volta arrivati. Qui non è raro incontrare anziani del luogo che si spingono fin quassù per una passeggiata; ascoltando i loro racconti di storie locali si ricorda l’episodio di decenni fa quando tutti gli abitanti del paese, il giorno della festa del santo patrono, formarono una catena umana per salvare la chiesa da un incendio.
Muovendosi verso il nord del paese, dopo un rocambolesco viaggio tra crinali e profonde valli, si raggiunge uno tra i siti preistorici più interessanti d’Italia: la “Grotta del Romito”, un luogo unico nel suo genere, un posto magico, una località incantevole circondata da una rigogliosa natura che si incastra, armoniosamente, in un luogo fantastico. Un percorso nei boschi ben attrezzato introduce alla meraviglia per la quale val la pena giungere fin lassù ove ci accolgono incisioni rupestri e antiche sepolture, coi loro indecifrabili misteri; autentici segni di vita e di arte che alcuni nostri progenitori, in un passato che si perde nella notte dei tempi, sono riusciti a distribuire nei pressi e all’interno di un mondo caratterizzato dalle stalattiti e dalle stalagmiti; scenari unici che lasciano senza fiato.
La Grotta del Romito (il cui nome deriva dal fatto che un tempo il sito fu abitato – durante il Medioevo – da frati eremiti) è un importantissimo parco archeologico immerso nella copiosa natura calabrese. Presso l’accesso compare un grande masso levigato sulla cui superficie vi sono incise (sembra quasi disegnato) le fattezze di un toro, meglio conosciuto come “Bovis Primigenius” una incredibile incisione rupestre risalente ad oltre 15000 anni fa; e ancora, delle fosse in cui sono presenti antiche sepolture, tra i primi esempi in Europa, a “tumulazione” con tracce di scavi, tutt’ora in corso, curati dall’Università di Firenze e poi, infine, la parte interna della grotta, che si presenta piena di stalattiti e stalagmiti con un fantastico gioco determinato dalle luci e dalle ombre.
Che altro dire del luogo e del suo circondario se non provare il piacere di avventurarsi per strade e piste alla ricerca dell’insolito, immergersi in questa rigogliosa natura e magari facendosi accompagnare dalle narrazioni della gente del posto che, con la loro voce rauca, testimoniano esperienze di vita difficilmente riscontrabili altrove; dopotutto la Calabria è… anche questo: saper ascoltare! (testi&photo ©Andrea Perciato)
