Il villaggio di Bresciadega (1225 m) è l’ultima presenza antropica che si estende nell’alta val Codera tra pianori sfalsati circondati da una cornice paesaggistica che si alterna tra i copiosi boschi di conifere e le ripide pareti delle montagne che si ergono – aspre e rocciose – laddove la pietra… domina su tutto! Sui dolci pendii prativi, invece, si adagiano le modeste case, tutte erette in pietra e con le finestre in legno (abete) tutte realizzate a mano; mentre tutt’intorno, l’acre odore dell’erba bagnata, stuzzica l’olfatto dei cercatori d’erbe officinali e il palato delle tante mucche che pascolano nei dintorni.
Per raggiungere la meta (Bivacco Valli) ci s’incammina verso l’interno della valle – in direzione est – lasciando sfilare, sulla destra, le altre case del villaggio e una chiesetta sulla cui facciata è apposta una lapide marmorea che ricorda, a perenne memoria, il bene ricevuto dalle famiglie di questa valle da don Andrea Ghetti (il prete scout, meglio conosciuto come il “Baden” delle Aquile Randagie). Appena superati una bella fontana con lavatoio, si ripiomba nuovamente nel bosco ove l’essenza delle fragoline del sottobosco rendono vivace questa parte della vallata.
Terminate le ultime case di Bresciadega si penetra in una folta pineta, completamente avvolta dalle foschie del mattino che rendono umida la zona, come ben visibile dai tanti tappeti di muschi e licheni che si espandono ai lati della pista interrotta – spesse volte – da radure erbose e piccole praterie (1230 m); il greto di un torrente in secca, facilmente guadabile, sbarra il passo. Nelle adiacenze c’è anche una fontana ove l’acqua generata dalle sorgive dei vicini monti confluisce in una vasca completamente realizzata in legno.
Subito dopo – sulla destra – s’apre un ampio pianoro con al centro un “crocifisso” in legno; siamo nei pressi della base scout “La Casera“, punto d’arrivo di molti gruppi di scout da tutta Italia che salgono fin quassù, in alta val Codera, per compiere le proprie attività (soprattutto coi campi e/o le route) estive e poter vivere momenti formativi ma – soprattutto – per scoprire, toccare con mano e conoscere i luoghi della leggenda degli scout clandestini della “mitica” squadriglia delle “Aquile Randagie” che scelse questi luoghi dopo la chiusura dello scoutismo da parte del Fascismo.
Superata la base scout della Casera, si continua a camminare tra l’ampio letto del torrente che scorre alla sinistra e il bosco che avvolge completamente la pista. Si prosegue tranquillamente in piano (1275 m) fino a raggiungere una curva che piega sulla sinistra; qui compare un primo ponticello in legno e – subito dopo – se ne attraversa un altro, che supera il greto del torrente Arnasca. Appena sulla destra, già ben visibile da lontano e dopo aver attraversato una lunga radura prativa tra gli alberi, compare la bianca costruzione del Rifugio Brasca (1304 m).
Il Rifugio “Luigi Brasca” si erge ai piedi di una conca prativa circondata dai boschi. Qui siamo proprio alla “testa” dell’incontaminata Alta Val Codera; alzando lo sguardo, si viene avvolti da una palpabile impressione – quasi “reverenziale” – di trovarsi al cospetto di maestose cime tra cui, primeggiano su tutte, il Pizzo Ligoncio (3032 m) e la Punta della Sfinge (2802 m) oltre a restare impressionati, tra lo stupore e la meraviglia, dall’incredibile scenario paesaggistico offerto dai salti delle cascate “gemelle” dell’alta valle Arnasca, sormontate dal grande monolite del Sass Carlasc (1950 m) sotto cui è adagiato il Bivacco Valli (1920 m), la nostra meta.
E qui, al Rifugio Brasca, i ricordi riaffiorano dal nostro passato. “Non potrò mai dimenticare l’accoglienza, l’ospitalità e – soprattutto – l’amorevole assistenza dell’allora gestore del rifugio che si prese cura del mio stato di salute. Proprio qui, davanti al rifugio, durante la mia prima volta (nel settembre del 1983) tra queste montagne, venni colpito (forse per l’altitudine o per lo sforzo fisico) da una forte emorragia nasale che mi procurò violenti perdite di sangue dal naso. Il gestore del tempo fece di tutto per assistermi, farmi accomodare all’interno e sedermi offrendomi una zuppa di legumi, del formaggio locale e del pane cotto a legna nei forni di Bresciadega; un’esperienza indimenticabile…!”
Sono fermamente convinto anche della disponibilità dell’attuale famiglia che oggi gestisce il rifugio Brasca; accortezza, la cura dell’ambiente, la dedizione e l’amore per la buona (e tipica) cucina, la scelta di continuare a mantenere vive le tradizioni locali offrendo agli ospiti prodotti genuini convivono – da sempre – con quel senso di accoglienza semplice, genuina e antica che da sempre contraddistingue le genti che vivono in montagna, senza dimenticare le spontanee amicizie che qui nascono e si consolidano nel tempo.
Dal rifugio Brasca ha inizio, alla sinistra della sua facciata, la prima tappa del famoso “Sentiero Roma” tra i più frequentati delle Alpi Retiche; il nostro percorso, invece, continua alla destra – in direzione sud – dello stesso rifugio. Qui si cammina seguendo una traccia attraverso una lunga radura, passa accanto ad un albero e prosegue in direzione delle ultime baite che si vedono tra il bosco e il prato. Si comincia finalmente a salire lungo un erto sentiero di montagna. La valle Arnasca è particolare, scenografica; poco alla volta essa comincia a far scorgere sullo sfondo, in lontananza, il masso sotto cui giace il bivacco Valli.
Le altre “perle” paesaggistiche di questa valle così impervia sono le due “cascate gemelle”, autentica goduria per gli occhi e gli appassionati di fotografia. Oltre ad un’accurata segnaletica verticale che determina e indica le principali mete custodite tra queste montagne, con un “segnavia” ben visibile sopra un masso che suggerisce la direzione da seguire, ha inizio nuovamente la salita. Il sentiero sale a zig-zag tra enormi massi rocciosi, copiosi cuscini di felci e zampilli d’acqua; esso non presenta difficoltà tecniche, ma basta avere un buon passo e prestare attenzione nella progressione poiché si superano alcuni tratti un pò esposti.
Continuando si superano, in successione, tre salti rocciosi molto ripidi e con diverse cascatelle minori, intervallati da due brevi pianori erbosi. La traccia del sentiero non presenta alcuna difficoltà, basta prestare attenzione solo nell’attraversamento di un primo torrente che può risultare molto difficoltoso se viene ingrossato dalle piogge. Infatti il tratto finale della salita che conduce al bivacco Valli può risultare difficoltoso dopo le intense piogge, poiché esso attraversa diversi rivoli torrentizi procedendo, comunque, su rocce coperte da muschi e licheni. Il sentiero costeggia le cascate e porta a un piccolo pianoro.
Non si disdegni – di tanto in tanto – mentre si sale per raggiungere il bivacco, di voltarsi indietro e godere dello splendido scenario paesaggistico determinato dalle cime dei monti che racchiudono l’alta val Codera; laggiù in fondo, è ben visibile l’ampio (e bianco) greto torrentizio in cui scorrono le cristalline acque del torrente Codera circondato, lungo le sue rive, da copiose foreste di abeti. Si sale ancora tra ampi cuscini d’erba (felci) fino a raggiungere un secondo pianoro, poi si attraversa un breve sfasciume, fino a guadagnare (e superare) un ultimo salto e giungere così – finalmente – in vista del bivacco Valli.
La cornice paesaggistica in cui è incastrato il bivacco Valli è di uno spettacolo unico! Il rosso capanno (ben visibile in caso di nebbia o nubi basse) è addossato proprio sotto la parete del Sass Carlasc (1950 m) un gigantesco masso erratico, dal singolare “ciuffo” di cespugli che ne caratterizza la parte superiore. Dal bivacco Valli (che garantisce l’accoglienza per 6 posti letto muniti di coperte e materassi) volgendo lo sguardo tutt’intorno, e approfittando che i grossi cumuli di nubi si disperdono, sono possibili ammirare le bellezze naturalistiche come la grande morena del ghiacciaio dell’Arnasca, ancora ben visibile ma, purtroppo, in fase di riduzione, e le pareti del Pizzo Ligoncio e di Punta della Sfinge… Se non è un angolo di Paradiso questo, ditemi allora dove posso incontrarlo! (testi ©Andrea Perciato; photo ©Maria Rita Liliano & ©A. Perciato)
