Chissà se il romanziere Jules Verne (di cui ho riempito tutta la mia infanzia leggendo le sue incredibili e fantastiche avventure) è mai passato dalle parti dell’Altopiano di Asiago, in provincia di Vicenza) e – nello specifico – in territorio del comune di Rotzo (uno dei 7 centri che formano l’altopiano). E perché Jules Verne, visionario narratore (e illustratore) di mondi lontani, sconosciuti, spesso nascosti – o talmente così lontani dal nostro concetto di luogo – e difficili da raggiungere, avrebbe dovuto visitare questi luoghi…?
Se così fosse stato, sicuramente ne avrebbe tratto spunto e ispirazione per alcuni dei suoi romanzi più belli e coinvolgenti come quel “Viaggio al Centro della Terra” che, fin da piccolo, ha plasmato quella mia indole da esploratore. E la caverna (o grotta) dello Sciasion, nei pressi del Rifugio Campolongo, sembra proprio essere la “porta d’ingresso” di quel fantastico viaggio nel cuore di Gaia.
Un altopiano, quello di Asiago; una valle racchiusa da copiose foreste ed aspre cime montuose; un pianoro e un rifugio – quello di Campolongo – meta di appassionati dello sci da fondo e base di partenza per le molteplici escursioni nei dintorni; praterie d’altura ove mucche e cavalli pascolano liberamente… questa è la cornice paesaggistica e ambientale da cui ha inizio il sentiero che conduce in direzione (sud) verso la caverna Sciasion.
Il Rifugio Campolongo (a circa 1540 m), posto al centro di una conca prativa funge anche da azienda agricola; una cappella, le stalle, i recinti per gli animali al pascolo e i depositi per gli attrezzi caratterizzano il circondario. Fiore all’occhiello dei gestori (sempre attenti e disponibili) sono l’accoglienza è la buona cucina; ecco per cui il luogo è piuttosto frequentato da numerose comitive di escursionisti e famiglie con figli al seguito.
Dal Rifugio Campolongo, si prende in direzione sud camminando verso le copiose foreste (abetaie e qualche lariceto) che fanno da cornice paesaggistica all’altopiano. Si sale lungo il pratone oltre la strada, fino a raggiungere un corridoio erboso sulla destra, tra gli alberi di conifere. Appena entrati nel bosco, il sentiero – ben segnalato – comincia a serpeggiare su un fondo piuttosto roccioso, caratterizzato da fenomeni di carsismo e dalle radici sporgenti degli alberi più grossi; esemplari che sembrano somigliare tanto ai tronchi delle foreste del nord Europa.
Al termine di questa prima salita, subito verso sinistra parte la traccia di un sentiero segnalato che in pochi minuti conduce alla caverna. E così, tra salti su rocce (spesso anche scivolose) e districarsi evitando di inciampare nelle basse radici compare – improvviso – un grosso spuntone roccioso che nasconde l’incredibile fenomeno carsico dell’ipogeo della caverna SCIASION (o Siasion). La luce del sole sembra quasi scomparire mentre l’ombra comincia ad avvolgere questo spettacolare paesaggio, fatto di profondi vuoti e silenzi in cui riecheggia l’eco di ogni voce.
Stupore e meraviglia si legge nei volti di tutti coloro che si trovano di fronte a questo meraviglioso, e incredibile, scenario del carsismo. Un cartello in legno all’ingresso illustra le caratteristiche geomorfologiche dell’ambiente in cui ci troviamo. Inizialmente la cavità si presenta come una normale caverna, ma appena giunti al limitare dell’ingresso, si avverte di come essa sprofonda in un vertiginoso baratro talmente così profondo (96 metri) che, nonostante la sua ampiezza, è impossibile scorgere completamente il fondo.
La caverna, già di per sé, è uno spettacolo; è molto profonda infatti e per raggiungere il suo punto più esposto, laddove – con cautela – ci si può affacciare per guardare giù, ci sono delle transenne che impongono di non sporgersi; parapetti che permettono di affacciarsi sulla profondità del buio del baratro. É un enorme buco che scende a forma di “pozzo” (o inghiottitoio) nel cui fondo c’è un manto di ghiaccio perenne che persiste tutto l’anno.
Il luogo è davvero molto suggestivo; alzando gli occhi verso la parte superiore è possibile scorgere l’enorme buco da cui durante l’estate, c’è un momento della giornata in cui i raggi del sole entrano direttamente nella caverna riscaldando così il fondo ghiacciato che, sciogliendosi, fa risalire una nebbiolina che crea uno scenario molto suggestivo. Scrutando sempre la parte superiore si incontrano stratificazioni che culminano con la grande voragine che, a occhio, è ampia una trentina di metri di larghezza e una profondità di 96 metri.
Questa caverna – in passato – è stata anche un sicuro punto per la raccolta dell’acqua. Infatti, dalle valli e dalle baite del circondario ci si recava qui per recuperare la riserva di ghiaccio disponibile per tutto l’anno così da poter garantire l’acqua agli animali che pascolano nei prati intorno alle malghe del circondario. Nelle ore centrali della giornata risulta essere molto bello l’effetto dei raggi della luce del sole, che entra nella caverna dalla parte superiore, ed illumina il fondo.
La Caverna del Sciason offre uno spettacolo di autentica emozione specialmente quando la sua nebbiolina, generata dall’evaporazione dell’acqua fredda che giace in una specie di laghetto, laggiù nel fondo, viene attraversata dai raggi solari. Immaginando Jules Verne di fronte ad uno spettacolo del genere, avrebbe sicuramente espresso (e scritto) che quaggiù la natura ha un non so che di fantastico, di meraviglioso, di soprannaturale.
Sciasion è la più ampia cavità carsica del genere visibile in tutta la zona. In effetti, a prima vista, risulta essere uno spettacolo geologico davvero molto impressionante. Nella sua conformazione spiccano due enormi blocchi di roccia stratificata, posizionati a forma di “V” molto aperta, che vanno a costituire la copertura di tutta la caverna. Da qui – durante lo scorrere dei millenni – la continua azione erosiva dell’acqua, estesa nel tempo, da sempre ha offerto infinite capacità nel sorprenderci.
La cavità ipogeica dello Sciasion è una grotta naturale che – per l’effetto erosivo determinato dal carsismo – scende molto in profondità fin quasi a raggiungere, nel suo punto più in basso, i cento metri; e laggiù, nel buio più intenso, s’aprono “porte” di mondi inimmaginabili diversi dal nostro in superficie, mondi che avrebbero destato (e, sicuramente stuzzicato) la fantasia del romanziere francese Jules Verne. Oggi la grotta, facilmente raggiungibile dal sentiero che conduce al Forte di Campolongo, è visitabile (con le dovute cautele) da tutti coloro che amano l’escursionismo e godono delle meraviglie che riesce ad offrire l’altopiano. (testi&photo ©Andrea Perciato)
