GORIZIA/NOVA GORIKA (Friuli-Slovenia): dove l’Italia apre le sue porte all’Oriente…!

Girovagando attraverso le estreme terre del Nord Est italiano, tra la pianura friulana e la Slovenia, con un piede qui e un piede di là, oltrefrontiera, GORIZIA ci accoglie col suo poderoso e suggestivo Castello che domina, dall’alto, la graziosa città e – senza accorgersi – si valica (all’altezza della latitudine 57/15) il confine con la Slovenia che si prospetta con la monumentale Stazione Ferroviaria di Nova Gorika, imponente struttura in puro stile imperiale ove, tra una chiacchiera e una sigaretta, è possibile bere una varietà di squisitissime birre per tutti i gusti…

Per la sua singolare locazione geografica la città è stata da sempre influenzata (storicamente, culturalmente e religiosamente) dall’intreccio di più civiltà come quelle latina, slava e germanica. Le antiche mura del Castello, sede dei Conti di Gorizia hanno visto, durante lo scorrere dei secoli, il predominio degli Asburgo e brevi occupazioni della Repubblica Veneta sfiorate – successivamente – anche dal passaggio napoleonico. Il trattato di pace del 1947 stabilì che la città, e il suo circostante territorio, fosse divisa in base ai trattati politici, in Gorizia e NOVA GORIKA, separate per oltre 55 anni da un muretto.

Cominciamo la nostra conoscenza di questa città di confine con la visita al CASTELLO; simbolo della città, esso giace nella sua parte alta – su un piccolo colle – a circa 150 metri d’altezza da cui si gode un panorama con spettacolari vedute sulla città e i suoi dintorni. É una fortificazione risalente all’XI secolo, ma nel cinquecento è stato ristrutturato dai veneziani. Il maniero è bellissimo da fuori, ma anche nei suoi spazi interni (piccole corti e camminamenti); le stanze sono ben conservate, e gli spazi – opportunamente arredati – offrono un ritorno al Medioevo; mentre il suo interno (composto da varie parti/ambienti che si “incastrano”) è molto ben tenuto.

Dal Castello si discende, attraverso stretti vicoli che serpeggiano tra alti fabbricati d’epoca, laddove il sole s’affaccia per poche decine di minuti al dì, verso il centro della città fino a raggiungere Piazza Vittoria (già Piazza Grande e, ancor prima, Travnik = “prato”) su cui prospetta la monumentale Chiesa Madre di Sant’Ignazio. Eretta a metà del 1600 la chiesa è riconoscibile per le due cupole (tipiche di queste zone alpine) a forma di “cipolla” che affiancano la facciata nella cui nicchia centrale è collocata la statua di Sant’Ignazio da Loyola ideatore e fondatore della “Compagnia di Gesù”.

Ma la particolarità di una città di confine è che essa sorge proprio nel punto dove la “frontiera” – fino a qualche decennio fa – la divideva nettamente in due parti. Spostandosi leggermente verso la periferia a nord della città si raggiunge l’ampio piazzale di Piazza Europa, ove la storia di Gorizia come città divisa ha inizio nel 1947. Proprio in questo luogo si stabilì che il “confine” tra l’Italia e la neonata di Jugoslavia doveva correre lungo la città, separando il centro storico, che rimaneva all’Italia, dalla stazione ferroviaria Transalpina e alle zone di periferia, che passavano invece sotto il controllo della Jugoslavia.

A tracciare il confine furono i soldati anglo-americani che, tra il 15 e il 16 settembre 1947, camminarono lungo la città muniti di cartina per innalzare la rete di frontiera. Molti cittadini cercarono di radunare i propri averi e lasciare le loro case per evitare di ritrovarsi in uno Stato a cui sentivano di non appartenere. Il confine, infatti, non teneva conto dell’identità delle persone e delle necessità di chi ci viveva: separava le abitazioni dai propri giardini, le fattorie dai campi, perfino le case, dove da una porta si entrava in Italia e dall’altra si usciva in Jugoslavia.

Questo confine cadde definitivamente il 30 aprile 2004, quando la Slovenia aderì all’Unione Europea; autorità italiane e slovene, insieme ai cittadini e ai giornalisti, si radunarono nella Piazza Transalpina, divisa in due tra Gorizia e Nova Gorica, simbolo indiscusso di quel confine, per abbattere la rete e festeggiare la nuova stella dell’Europa. Alcuni si facevano timbrare per l’ultima volta la loro “propusniza” (il passaggio), come a testimoniare un momento storico. Tuttavia, si dovette aspettare fino al 2007, con l’entrata del Paese nella zona Schengen, perché le persone potessero circolare liberamente come oggi.

L’imponente facciata della Stazione Ferroviaria “Transalpina” di Nova Gorika è proprio lì, sul versante opposto, ad appena 20 metri dal piazzale ove giace il confine tra Italia e Slovenia (dove una lastra commemorativa in metallo, collocata sul pavimento della piazza, determina l’antica linea del confine con la ex Jugoslavia, permette di mettere un piede in uno Stato e l’altro oltre il confine). Più di ogni altro ex valico di frontiera, proprio questo è il luogo simbolo della caduta del vecchio muro – che qui era una rete – abbattuta dal 2004. La stazione è in territorio sloveno, quella che una volta era una importante linea ferroviaria che collegava Vienna a Trieste (laddove Gorizia era considerata la “Nizza d’Austria“).

La stazione ferroviaria dopo la guerra fu assegnata alla Iugoslavia. L’edificio del 1906, il più antico palazzo pubblico della città, sulla linea ferroviaria Vienna/Trieste, la cosiddetta transalpina che attraversa la valle dell’Isonzo, era la più bella e più grande della zona; una stazione austro ungarica, che serviva per collegare Gorizia al centro dell’Impero. Entrando in questa stazione sembra di essere approdati nella macchina del tempo e proiettati indietro, nel passato, agli inizi del Novecento; tutto ciò che si vede è in un perfetto stato di conservazione: colonne di ghisa, tornelli, biglietteria in legno, lampade e sedie da caffè.

La stazione ferroviaria della Görz (Gorizia/Nova Gorica) austriaca è uno splendido esempio, ben conservata e ancora attiva, di stazione ferroviaria dell’Austria mitteleuropea in puro stile imperiale; un bell’esempio di architettura “secessionista” con gli interni ancora tutti rivestiti di legno scuro, e perfettamente conservati, che ancora oggi restituiscono il fascino di un’atmosfera antica. Essa prospetta sulla bella piazza che, dopo essere stata per decenni un simbolo della divisione dell’Europa oggi è un simbolo di pace e di unità, che può essere celebrata attraversandola con un piede in Slovenia e l’altro in Italia.

E’ da auspicare che questa stazione possa essere utilizzata come punto di incontro tra le due città, GORIZIA e Nova Gorika, proponendo – alternativamente – iniziative transfrontaliere mirate, soprattutto, ai fini turistici. Questo “saltellare” poi da un confine all’altro ci ricorda che le guerre – tutte le guerre – non dovrebbero mai avere inizio, mentre i muri (o i reticolati), innalzati per dividere culture, famiglie, razze, fedi religiose, colori della pelle, sogni, futuro, speranze… non dovrebbero mai più esistere! Utopia…? Forse…! Ma il bello è proprio in questo: crederci fortemente e sentirlo dentro…!  (testi ©Andrea Perciato; photo ©Maria Rita Liliano & ©A. Perciato)

Pubblicato da Andrea Perciato

Sono una Guida Ambientale Escursionistica dell'AIGAE (Associazione Italiana Guide Ambientali Escursionistiche). Giornalista/pubblicista, esperto della progettazione di itinerari escursionistici e della promozione turistica mirata all'ambiente e alla natura. Amante del sapere e sempre alla ricerca di nuovi orizzonti da esplorare e da raccontare. Camminare, sognare, respirare e amare questo bellissimo e incredibile mondo.

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