Oltrepassato il fiume Arno nei pressi di Faucecchio, qui si trovava un crocevia tra la “via che menava” per Pisa e la Via Francigena; lungo quest’ultima, per tenersi a distanza di sicurezza dai domini bizantini, i Longobardi scelsero di utilizzare per gli spostamenti il preesistente tracciato di una viabilità etrusca che percorreva il crinale sulla sinistra orografica del torrente Elsa. Nella pianura sotto San Miniato giaceva una città perduta la cui cattedrale è ancora oggi oggetto di studio di campagne di scavi archeologici nei pressi di un campo di girasoli. Si scopre subito di come l’abitato di San Miniato sia andato sviluppandosi – lungo il corso dei secoli – lungo la linea di displuvio dello spartiacque di un crinale, permettendo così alla Francigena di attraversare zone più sicure di quelle in fondo alle vallate, nelle paludose pianure o lungo i corsi fluviali. San Miniato ha da sempre esercitato un controllo strategico sulla via Francigena che si snoda attraverso le colline della Val d’Elsa offrendo vedute panoramiche mozzafiato lungo tutti i possibili orizzonti.
Un’alternanza di bellissimi e intensi paesaggi agresti distribuiti lungo un raggio di 24 km dividono San Miniato da Gambassi (area a forte presenza termale). La località, fin dai tempi antichi, veniva considerata per gli Etruschi una “terra di passo“, trovandosi appunto sulla direttrice (e nel dominio) di Volterra; per i Romani invece era in relazione alla via Clodia che si sviluppava tra Siena e Lucca. Qui nell’alto Medioevo i viaggiatori, e in particolare per i pellegrini che percorrevano la via Francigena verso Roma, trovavano un sicuro punto di rifornimento e sosta.
Sono 14 invece i chilometri che dividono Gambassi da San Gimignano. Qui si attraversano ambienti naturali e scenari paesaggistici di inaudita bellezza. È un percorso facile (non vi sono salite di rilievo) ed attraversa aree dal particolare interesse storico, artistico e religioso, come la visita e scoperta degli edifici costruiti appositamente per far aumentare il numero di pellegrini in sosta lungo la via, come il Santuario di Pancole, il caratteristico abitato di Collemucioli e l’incantevole Pieve di Cellole. In vista della “Città delle Torri” si prova il fascino dell’antico pellegrinaggio attraversando la sua “Porta Settentrionale” e percorrendo la “ruga maestra” cioè la strada centrale che mena ad attraversare la città, corrispondente all’originario tracciato urbano della Francigena, percorsa da Sigerico di Canterbury dopo la mansione di Santa Maria a Chianni e prima di quella di San Martino ai Fosci. Qui a San Gimignano è localizzata la XVIII “submansio” incontrata da Sigerico.
La più lunga tappa (appena 31 km) collega San Gimignano a Monteriggioni. Lasciando la città turrita uscendo dalla sua porta meridionale il cammino conduce alla pieve romanica di Santa Maria a Coneo. Più avanti si attraversa il ponte sull’Elsa e – attraverso distese di campi sistemati a frumento che si alternano ad appezzamenti di vigneti, si giunge così alla chiesa romanica di San Martino di Strove. Subito dopo pochi km raggiungiamo il poderoso complesso monumentale di Abbadia a Isola, prima di scorgere in lontananza – lassù in cima a un colle ulivato – Monteriggioni, circondata dalle sue poderose mura e l’inconfondibile corona di torri merlate che dominano un paesaggio di straordinaria bellezza.
L’ultima tappa, di appena 19 km, conduce da Monteriggioni a Siena percorrendo una serie di strade bianche che portano verso l’antico borgo medievale di Cerbaia. Si attraversa la boscaglia fino ai castelli della Chiocciola e di Villa, prima di scendere nell’alveo bonificato nel XVIII secolo di Pian del Lago con la presenza di un epitaffio chiamato anche “colonna”. Successivamente si attraversa poi il bosco dei Renai prima di raggiungere la “Città del Palio” e attraversare Porta Camollia, tradizionale accesso della via Francigena a Siena. La città deve la sua esistenza al traffico medioevale sviluppato lungo la via Francigena nei punti in cui era incrociata dai tratturi dei pastori transumanti che dagli Appennini si recavano in autunno verso i pascoli invernali della Maremma, posseduti da Siena che godeva di diritti assai lucrativi.
Siena infatti si è arricchita coi tributi pagati dai pastori per i diritti di pascolo nella Maremma senese. La banca più antica d’Italia, il Monte dei Paschi di Siena, significa letteralmente “i risparmi derivanti dall’affitto dei pascoli”. Il più grande pittore di Siena, Simone Martini era probabilmente un francese da Tours, giunto a Siena per la via di Francia. In città si discende via Banchi di Sopra per poi risalire verso il punto tappa attraverso la Via dei Pellegrini fino a sbucare nello splendido catino di Piazza del Campo, “nostro” punto d’arrivo di questo incredibile e bellissimo viaggio compiuto a piedi attraverso il tempo. Da Siena in direzione di Roma la Via Francigena continua ricalcando fedelmente la Via Cassia romana.
Qui ha termine la nostra Francigena…! Quali le nostre impressioni…? Alla fine del viaggio, alla fine di un cammino, alla fine di un qualsiasi itinerario percorso a piedi in piena autosufficienza… secondo noi il pellegrino sarà una persona sicuramente più ricca. Ed anche noi, un misto di umanità che si divide tra l’essere credenti e la laicità, ci sentiamo più elevati, spiritualmente soddisfatti dalle emozioni provate, dall’esperienza vissuta, dai luoghi visti, scoperti e conosciuti, dalle acquisizioni e dalle conoscenze riguardanti principalmente noi stessi e ciò che ci ha circondato. Tutte esperienze, queste, non raggiungibili in maniera diversa se non dal camminare, lungo quel fiume della storia che da sempre ci attrae e ci coinvolge: capire il passato per operare meglio nel futuro…. è questa la nostra ”mission” possible! (testi ©Andrea Perciato; ph ©Mary Liliano e ©A. Perciato; notizie storiche ispirate da ©Giovanni Caselli)
