Sacco è un paesino, nascosto tra le montagne, nel cuore del territorio del Parco Nazionale del Cilento, adagiato lungo le pendici occidentali del monte Motola e la Sella del Corticato; vecchio passaggio per il transito di uomini e bestiame che fin dall’antichità metteva in collegamento i luoghi della costa e della pianura pestana coi territori dell’interno e i primi contrafforti lucani. Pechè andare a Sacco? Semplice, perchè è un luogo ove si vive bene, si mangia bene e c’è tanta bella e simpatica gente; avvolti da una intensa aria salubre, circondati da una straordinaria natura al massimo del suo splendore che ne esalta i colori, i profumi e le essenze…
Caratteristico abitato Sacco, tra i più suggestivi del Cilento, esso presenta numerose abitazioni in gran parte edificate con pietre (in puro calcare) a faccia a vista dal colore grigio chiaro e da venature rosate. Il vecchio lastricato dei vicoli, le gradinate in pietra che s’inerpicano sui forti pendii, ricordano il “tono” di un ambiente nato e sviluppatosi in sintonia con la natura mentre gli anziani, seduti sui muretti o magari giocando a carte intorno al tavolino di un bar, contemplano il passaggio dei viandanti forestieri.
Se si vogliono visitare e conoscere le peculiarità che riesce ad offrire questo territorio bisogna necessariamente fare la conoscenza di chi, in questi luoghi, vi è nato. Accolti alle porte di Sacco dalla vivace presenza di una “paladina” per la promozione turistica e culturale dei territori interni del Cilento, la dott.ssa Lucia Cariello, la stessa ci prende per mano e ci guida alla scoperta di uno degli angoli più suggestivi, belli e panoramici di tutto il Cilento interno andando alla conoscenza di quell’aspra rupe da cui si ergono i ruderi di quello che un tempo fu il “castrum” di Sacco, altura meglio conosciuta come Sacco vecchia.
Per raggiungere il luogo, si sale percorrendo un piacevole e spettacolare sentiero lastricato con gradoni in calcare che passa sotto rupi a precipizio sulle nostre teste e superando recinzioni per gli animali al pascolo. Giunti su un crinale panoramico si prende a sinistra fino a scorgere, come per incanto, la rupe da cui si ergono – in tutta la loro suggestiva cornice paesaggistica – i ruderi della Sacco medioevale. Aggrappati alla roccia, sospesi nel vuoto, l’antica Sacco controllava il transito di merci e viandanti dalla costa all’interno attraverso incredibili paesaggi ove l’aspra natura si esprime al massimo della sua espansione; luoghi isolati di eremitaggio e sicuro rifugio di briganti.
Il sito archeologico posto sulla cima di un’aspra rupe calcarea dal difficilissimo accesso è collocato proprio a strapiombo sulla valle in cui scorrono le acque del torrente Sammaro, all’interno dell’omonima gola, in un luogo immerso nella natura più dura e selvaggia, sporgendosi da un belvedere che s’apre su tutto il “cuore” del Cilento; un posto davvero unico nel suo genere. Quassù, durante le passate campagne di scavo, sono state rinvenute diverse tracce di muratura a secco, databili intorno all’anno 1000 a.C., che dovevano costituire – probabilmente – le fondamenta di un primo nucleo abitato nella zona.
Se ne deduce, anche in base alle testimonianze direttamente raccontate dagli archeologi locali, che le origini del sito potrebbero risalire al trasferimento di popolazioni autoctone che, in seguito allo stanziarsi, lungo le nostre coste, di genti elleniche provenienti dalle fasce costiere ionica e tirrenica, dopo aver abbandonato i propri insediamenti d’origine durante i loro spostamenti verso territori più interni (e sicuri) per la ricerca di luoghi protetti, qui ebbero ad erigere ex novo villaggi più riparati e facilmente difendibili.
E i racconti continuano a narrarci la storia di questi luoghi, tra aneddoti e leggende che si rincorrono attraverso fatti e memorie di uomini d’arme e uomini di fede; un viaggio spazio-temporale che scorre attraverso milioni di anni di storia… dall’età del Bronzo, attraverso tutto il Medioevo dei feudi e delle baronie, sfiorato dalle bande di Briganti inseguite dalle forze “regie” ed intensamente vissute da comunità agro-silvo-pastorali che, da questa complessa natura, ne hanno sempre saputo trarre il meglio, ricevendone in cambio fonte di vita e di sostentamento.
Poco fuori l’abitato di Sacco, una ripida discesa conduce fino all’imbocco della valle del torrente Ripiti in cui scorrono le acque che – originate dal torrente Sammaro – invitano ad entrare in uno spettacolo della natura davvero bello e, per certi versi, ancora inviolato. In breve si raggiungono le due sorgenti del Sammaro all’imbocco delle gole; sporgendosi verso l’interno le pareti della forra presentano un paesaggio ricco di rocce e di acque. Qui la natura, specie in quei tratti dai fianchi stretti e verticali, viene caratterizzata da pareti liscie, a picco su pozze e laghetti spesso profondi, nonchè da cascate, rivoli e salti tra le roccette.
Entrare nelle viscere della terra non è cosa per tutti, ma ciò è possibile raggiungendo lo sbocco della forra del Sammaro ove s’apre uno scenario degno della miglior tradizione verniana: pareti a picco con fronde degli alberi che chiudono la volta ed acque sorgive che sgorgano dal fondo del torrente. La gola è un’imponente forra calcarea lunga circa 1600 metri. Allo sbocco di questa, sono presenti le due sorgenti dislocate su entrambi le sponde e molto vicine; in periodi di eccezionale piovosità si verificano grosse ondate di piena.
Spesso, nelle pozze d’acqua del Sammaro, vengono trovate numerose carcasse di animali qui caduti dai precipizi e dai costoni rocciosi circostanti mentre pascolavano nelle vicinanze dei bordi; quindi la potabilità delle acque è molto dubbia sia presso la sorgente che nel tratto a monte della stessa. Una volta uscite dalla gola le sue acque, a valle della stessa, superano una briglia artificiale e prendono nuovamente a scorrere su terreni paludosi e ciottolosi costituendo un vero e proprio fiume che va a confluire nel vicino torrente Ripiti. La magia delle acque che scorrono nella gola ha un fascino unico e particolare, lasciarsi avvolgere dal loro suono è un’emozione che si rincorre attraverso il tempo! (testi ©Andrea Perciato; photo ©Maria Rita Liliano & ©A. Perciato)
