Se si desiderano conoscere luoghi e posti davvero, suggestivi, incredibili, spettacolari, coinvolgenti e interessanti all’estero, necessita assolutamente avere un’auto al seguito poiché – come nel caso dell’Albania – alcuni luoghi davvero molto belli, possono solo essere raggiunti con collegamenti stradali (qui le ferrovie sono dismesse!) SHKODER o SHKODRA, meglio conosciuta come SCUTARI, è una bella località dell’estremo nord del paese; bagnata da un grande lago (Skadarsko Jezero/Liqeni i Shkodrës) le cui acque sono condivise (cioè confinanti) col Montenegro.
Le montagne che la circondano, sono aree protette dai Parchi Naturali di Thethi e Valbona, disegnano quel naturale confine tra l’Albania ed il Kosovo. Tito Livio, e le cronache di storia, ne ricordano il principale ruolo di capitale degli Illiri, sotto il mandato di re Gentius (ante currum ducti Gentius rex cum conjuge et liberis, et caravantius frater regis, et aliquot nobiles Illyrii). Città di frontiera, l’antica Scutari (Scodrinon) fu soggetta alle influenze e alle dominazioni che si sono succedute durante il corso dei secoli: da quelle veneziane, passando per le slave fino a quelle ottomane, conservando – quindi – radici etniche e intrecci di cultura che, nel tempo, si sono incrociate con quella islamica e cattolica, italiana e turca.
Città caotica Scutari, vivace, molto frenetica e dall’indole spiccatamente commerciale (posta lungo una tra le principali rotte/collegamenti tra il nord e il sud dei Balcani) si cerca di evitare il congestionato traffico che la avvolge per andare a scoprire – nelle vicinanze – alcune delle sue bellezze storiche, architettoniche, paesaggistiche e ambientali che ne caratterizzano il territorio: lo spettacolare e singolare Ponte di Mes (o di Mesi, in italiano il Ponte di Mezzo), pochi km più a nord della sua periferia in una zona estremamente rurale, e la panoramica spianata su cui sorgono le possenti mura di cinta del Castello di Kalaja/Rozafë.
Poco fuori le ultime case del villaggio di MES (Mesi) c’è il bellissimo Ponte di Mes altro che è un vecchio ponte in pietra costruito nel periodo della dominazione ottomana in Albania. Sorretto da diverse piccole arcate che si collegano alle due sponde presenta una grande arcata centrale che le conferisce la tipica “schiena d’asino”. Questo ponte fu ponte costruito nel XVIII secolo dal Pascià ottomano dell’epoca e presenta alcune caratteristiche che lo rendono particolare come gli archi asimmetrici della struttura, la singolare forma e il fatto che esso non sia lineare ma curva lievemente; esso è percorribile solo a piedi e risulta essere ben conservato essendo stato ristrutturato di recente.
Questo suggestivo ponte, sotto cui scorrono le acque del fiume Kir mette in collegamento Scutari con l’antica Drivasto (in albanese Drisht) città che nel 1478 fu conquistata e saccheggiata dagli Ottomani e in seguito cadde in rovina. La bella cornice ambientale delle catene montuose dalle considerevoli altezza in cui è inserito il Ponte di Mes è un luogo circondato dall’immenso, e avvolto esclusivamente dal silenzio più assoluto, rotto – di tanto in tanto – dai mezzi agricoli che rientrano dai campi dei vicini altipiani. Questo di Mes è, sicuramente, il più antico ponte di matrice ottomana, il più lungo, il più grande in tutta l’Albania ed è l’unico che presenta una curva.
Poco lontani dal caos di Scutari, verso sud, posta alla confluenza dei fiumi Boiana e Drini si staglia l’altura calcarea su cui spicca l’assolata spianata che accoglie il duplice ordine delle mura di cinta dell’inaccessibile fortezza di Kalaja/Rozafës. L’imponente struttura del castello che domina Scutari, data la sua posizione strategica, qui si erge da migliaia d’anni. In alcuni parti delle sue fondamenta sono ben visibili tratti delle mura ciclopiche risalenti all’epoca degli Illiri, che si alternano a strutture in stile veneziano, una Chiesa/Moschea coi resti ben visibili del suo minareto. Da quassù, oltre all’interesse storico, si possono godere delle bellissime viste panoramiche sulla piana e sul lago con i fiumi che lo alimentano.
Il Castello, abitato fin dall’età del Bronzo, fu una importante roccaforte degli Illiri e, successivamente, conquistato dai Romani; nel XV secolo, invece, passò sotto il diretto controllo dei Veneziani, fino alla definitiva resa per essere poi consegnato – dopo cruenti battaglie – ai Turchi. La chiesa di Santo Stefano, successivamente trasformata in Moschea, con il minareto, si erge proprio al centro tra i suoi principali resti. Osservando con attenzione, proprio all’interno delle mura, è possibile vedere subito, in prossimità dell’entrata, la statua con la bella dama murata viva che allatta un poppante, spunto cruciale che origina una singolare leggenda.
La leggenda del Castello di Rozafa è ben articolata tra finzione e realtà; essa narra di tre fratelli impegnati nella costruzione di questa bellissima fortezza. Ogni giorno mettevano su le pietre mentre ogni notte, puntualmente, esse crollavano. Disperati, questi si recarono a consulto da un oracolo: il vecchio saggio spiegò loro che per assicurare la costruzione del castello, una delle loro mogli avrebbe dovuto sacrificarsi. La scelta doveva avvenire in maniera casuale, senza che le donne lo sapessero. La prima che quella sera avrebbe portato la cena ai tre fratelli sarebbe stata la “prescelta”, condannata – secondo il sacrificio – ad essere murata viva nel castello.
I tre giurarono di mantenere il silenzio, ma i due fratelli più grandi non resistettero allo stress e, mancando fede al segreto loro imposto, confidarono tutto alle loro consorti, pregandole di non preparare la cena. Il terzo fratello, invece, non disse nulla a sua moglie Rozafa. Così fu proprio a Rozafa, moglie del più giovane, che toccò portare il pranzo l’indomani; ma il destino che l’attendeva fu sconvolgente. La giovane donna accettò di farsi murare viva all’interno delle mura, ma volle rendere il suo sacrificio più dolce, chiedendo di lasciare nel muro un varco per i suoi occhi, per il seno, il braccio e una gamba, per poter almeno vedere, allattare, abbracciare e cullare l’amato figlioletto; e così fu! Una statua dello scultore Skender Kraja ricorda oggi quel terribile e crudele sacrificio.
Oltre all’importanza storica e alla conseguente (e suggestiva) leggenda, uno dei motivi per cui visitare il Castello di Rozafa è sicuramente la sua vista spettacolare. Dai suoi terrazzamenti, dai suoi bastioni, dalle sue torri merlate si ha la possibilità di poter ammirare una vista panoramica su Scutari, con splendide vedute paesaggistiche sulla confluenza dei due fiumi e sulle colline circostanti. Al tramonto, poi, qui tutto assume una luce (e una cornice) particolare; sembra quasi di vivere in un’epoca senza tempo, fuori da ogni luogo… Qui, quando il sole cade oltre l’orizzonte, la mente si lascia facilmente trasportare lontano dai ritmi frenetici imposti dalla quotidianità, mentre l’animo lentamente… comincia a godersi il momento! (testi ©Andrea Perciato; photo ©Maria Rita Liliano & ©A. Perciato)
