Reykjavík è una città viva, che – come la natura che la circonda – è sempre in continuo fermento tra i suoi ripetuti e continui cambiamenti. I graffiti sulle pareti della capitale sono come un promemoria visivo di questa fluttuazione, come una sorta di file-rouge, poiché tendono ad apparire in luoghi che il tempo ha, momentaneamente, dimenticato; luoghi avvolti in un limbo, come in attesa di una costruzione o di una distruzione. Reykjavík è, per eccellenza, l’abbondanza di una vivace street-art che decora l’intera città; molti dei suoi muri, grandi superfici di pareti esterne, infatti, vengono artisticamente dipinti ispirandosi alla musica, al folclore islandese e all’immaginario delle saghe nordiche.
Reykjavík è in continuo fermento edilizio, artistico e strutturale, tra le costruzioni moderne che prendono il posto di quelle più vecchie e lo spazio (muri, pareti e facciate) viene concesso ai writers di esprimersi. Spesso sono proprio gli stessi proprietari di case private a offrire lo spazio da decorare. Reykiavik è una città molto piccola per essere una capitale. Occorre una giornata per poter girare attraverso tutti il suo centro storico; la “street art” islandese, l’arte di strada colorata, la si può trovare ovunque in giro, per tutta la capitale. La città è coloratissima, e i muri e le pareti dipinte le danno vita, insieme ai locali, ai festival e alle sculture che la animano.
Dopo i primi passi alla scoperta del centro di Reykjavík, incamminandosi verso il centro città e la sua parte più vecchia, è possibile incontrare i primi murales scoprendo le facciate di palazzi tutti decorati dalla street art, così come anche i vicoli nascosti, i sottopassi o le viuzze secondarie. Per andare alla scoperta e alla conoscenza della street-art islandese, non serve nè una guida nè una mappa: basta lasciarsi guidare dal proprio istinto e – come in un’avventura visiva, sensoriale ed emotiva – partire alla scoperta di questi capolavori, molto spesso nascosti tra un angolo e l’altro, nelle vie e negli slarghi di Reykjavik.
Alcuni di questi graffiti sono talmente così ben definiti e studiati in ogni minimo dettaglio da sembrare reali; altri, invece, sono una sorta di decorazione esterna dei numerosissimi “kaffi” (bar). La città è famosa in tutto il mondo per la celebrazione della vita LGBTQ+. Qui, ogni estate, avviene il Pride che è un evento (come una sorta di festa collettiva) molto vissuto da tutta la popolazione. Ad un certo punto, la città ha dipinto un “arcobaleno” lungo la Skólavörðustígur, la principale strada che porta da Laugavegur su per la collina fino a raggiungere la chiesa di Hallgrímskirkja.
Nonostante sia la capitale più settentrionale del mondo, Reykjavík ospita una scena di street-art molto fiorente e diffusa un po’ dappertutto. Il modo migliore per scoprire la sua street-art è passeggiare per la città con un occhio attento. Qui, col passare del tempo, i murales vanno e vengono. I nuovi proprietari degli edifici li ricoprono di vernice, i nuovi sostituiscono quelli vecchi e a volte gli edifici vengono abbattuti. Anche i graffiti si possono trovare in tutta la città, a volte con grande fastidio degli stessi proprietari degli edifici; la street-art a Reykjavík cambia sempre, è sempre in continua evoluzione.
Andiamo quindi ad esplorare le tante meraviglie delle strade di Reykjavík. La street-art qui ha molti volti, ma i due, considerati i più importanti, qui sono i “tag” e i “murales”. I tag sono generalmente considerati vandalismo, ed è noto che i tagger alterano le loro specifiche opere per disorientare la polizia. I murales, tuttavia, sono più colorati e complessi, vengono spesso commissionati e si ritiene generalmente che abbelliscano – da un punto di vista visivo – la comunità. Ciò che unisce questi due poli in un unico spettro è che la loro tela è la città stessa con tutti i suoi spazi pubblici; mentre i “graffiti” trascinano fuori dalla zona di comfort della normalità senza chiedere il permesso.
Le persone sono abituate all’arte confinata (e controllata) in ambienti convenzionali come musei o gallerie; ma nel caso della street-art, è l’arte ad avvicinarsi allo spettatore, e non il contrario. Tra i più influenti artisti della scena islandese c’è l’artista di strada noto come Selur. Per lui “…la bomboletta spray è solo uno strumento; uno strumento come se fosse un coltello; puoi usarlo come uno chef o come un macellaio, per fare qualcosa di buono o qualcosa di cattivo”. “Non so davvero cosa faccio; se è arte, graffiti, street-art, pittura murale… come vuoi chiamarla. Graffiti è solo un termine generico; non mi interessa come li chiami, purché siano fatti con la bellezza in mente, allora sì che per me così va bene.“
Con gli edifici di Reykjavík che – nel tempo – fungevano da tele, la capitale ha ricevuto il rinnovamento che meritava. Questi murales rappresentano l’arte che viene portata allo scoperto per il divertimento e il godimento di tutti. I graffiti non commissionati tendono a spuntare, un pò dappertutto, in luoghi che la pianificazione urbana ha dimenticato; in sottopassaggi, complessi abbandonati, su muri di costruzione temporanei e parcheggi fatiscenti. La street art, per sua natura, coglie di sorpresa il suo spettatore, essa si presenta dove non dovrebbe e scompare quando meno te lo aspetti.
L’Islanda è arrivata tardi sulla scena dei graffiti e della street-art. Come molte cose, c’è voluto un po’ più di tempo perché i graffiti arrivassero sull’isola. Qui Internet non è sempre stato così veloce o così pieno di bellissime immagini ad alta risoluzione di street-art come in altre città. I pionieri degli artisti di strada islandesi degli anni ’90 avevano necessità di trarre ispirazione da film, copertine di album musicali, dai propri viaggi e da qualsiasi altro luogo possibile. Tuttavia, da allora, la scena della street-art di Reykjavik è andata sempre più rafforzandosi, raffinandosi ed è, spesso, considerata una delle migliori città al mondo per la scena della street-art.
Tra i murales più significativi c’è quello del “Vampiro” ispirata a una famosa saga medievale islandese chiamata Laxdœla Saga, il che significa che il mostro nel murale non è affatto un vampiro; ma è una specie di creatura “non morta” islandese chiamata “draugur” che risucchia la volontà dalle sue vittime. Questo dipinto ha l’atmosfera della pop art degli anni ’50 e mostra un uomo dall’aspetto raccapricciante con la pelle bluastra e le corna che gli spuntano dalla testa, con una donna distesa tra le sue braccia; invece di baciarla, pone la sua bocca sul suo collo, suggerendo – o lasciando intuire – che le stia succhiando il sangue.
Altro significativo murale è quello della “Mascherata”. Questo gigantesco e – al tempo stesso – incantevole murales, talmente così pieno all’inverosimile di 27 personaggi coi volti tutti coperti da lugubri e surreali maschere, è stato creato da Phlegm; lo si può vedere in Aegisgata 7, nelle vicinanze del porto. Il dettaglio di questo particolare murale è incredibile; sembra quasi possibile riuscire a trovare sempre un nuovo spunto visivo, un nuovo particolare ogni volta che lo si ammira. Altri murales si possono trovare lungo Laugavegur, come l’Inno alla Madre che raffigura Sleipnir, il cavallo a otto zampe di Óðinn. Ci sono ancora innumerevoli altri murales in tutta Reykjavik e tanti graffiti di varia bellezza e complessità.
L’unica cosa permanente in termini di street-art di Reykjavík è la sua stessa presenza. Sebbene i singoli luoghi e i murales possano – col tempo – scomparire, ce ne saranno sempre altri a sostituirli; finché una città avrà cittadini, non rimarrà mai senza graffiti… Camminare attraverso i colori e i personaggi della street-art della capitale islandese è come muoversi all’interno di una galleria o un museo a cielo aperto; si respira l’aria frizzante del nord potendosi scaldare, emotivamente, coi colori della sua arte murale. (testi ©Andrea Perciato; photo ©Maria Rita Liliano & ©A. Perciato)
