L’Islanda è un paese strettamente legato alla sua natura (spesso misteriosa) e ai suoi paesaggi – molte volte aspri e imprevedibili – tant’è che lo scorrere dei secoli non ha tardato ad animare questi territori ponendoli come sicura dimora di banditi, demoni, eroi, principesse elfiche, spettri… figure eteree capaci di vivere tra deserti di ghiaccio e i fiumi di lava di vulcani e altipiani interni. Ogni angolo di questa bellissima isola ha un proprio mondo intriso di racconti, saghe, storie, che hanno, spesso, generato usanze e tradizioni oltre ad incidere sulla immensa toponomastica locale dalle incomprensibili interpretazioni sia vocali che verbali.
Leggende di luoghi che avvolgono territori quasi mai frequentati: da quel Helgafell (Monte Sacro) che può – per chi lo scala – esaudire tre desideri; da quella impronta del “Cavallo di Odino” che diede origine al canyon Ásbyrgi, fino alle magiche rune dei fiordi occidentali scoperte (e interpretate) dallo scienziato islandese del XVI secolo, Arne Saknussemm da cui ha avuto origine quell’incredibile “Viaggio al Centro della Terra” di Jules Verne. Leggende, racconti di fiabe e saghe cui vanno ad intrecciarsi le inquietanti storie di timide donne-foca, di druidi che (come santoni) fermano eruzioni vulcaniche, di fantasmi nascosti lungo impervi sentieri, di gole e valli dimore di Tröll, di stregoni che allontanano il male lanciando sortilegi, di irraggiungibili tesori nascosti sotto le cascate…
“Nel cratere Yökull dello Snæffels che l’ombra dello Scartaris tocca alle calende di luglio, comincia a scendere, coraggioso viaggiatore, cammina e così facendo raggiungerai il centro della terra.” (Arne Saknussemm). Così ebbe inizio la straordinaria avventura in cui l’uomo (scienziato e sognatore) Lindenbrock, indifeso – quasi ossequioso – di fronte alle forze della natura volle affidarsi alle remote interpretazioni di arcane “tavole runiche” per cercare la via (sotterranea) da seguire per conoscere quel centro del mondo da cui tutto ha origine. Come l’esimo professor amburghese, anche noi – tra magia e interpretazioni poetiche, emozioni e curiosità – abbiamo intrapreso il viaggio nella penisola di Snaefellsjökull, attraverso paesaggi avvolti solo dai silenzi boreali, dalle vivaci tracce di piste circondate dai licheni, e dai colorati sentieri di lava in un immaginario mondo norrenico probabilmente conosciuto da pochi.
KIRKJUFELL… una delle meraviglie della natura d’Islanda più conosciuta al mondo. Magica, estremamente spettacolare, dai paesaggi mozzafiato. In norreno significa “montagna della chiesa”, uno dei simboli dell’Islanda, è alta poco più di 400 metri ed è situata nella parte nord della penisola di Snæfellsnes. A rendere spettacolare ed unico questo luogo non è solo la caratteristica forma della collina, ma la cornice naturale in cui si trova: un paesaggio spettacolare con il colore verde dei prati circostanti e la cascata di Kirkjufellsfoss che, con un modesto salto più che significativo, ma molto suggestivo per l’incantevole paesaggio in cui è inserita, si getta in un laghetto sottostante. La montagna (difficile da scalare!) non è altissima, ne imponente, ma è la regina incontrastata della penisola; appena la si vede toglie il fiato e regala un senso di pace.
DJUPALONSSANDUR… è una spiaggia nera (composta da rocce e ciottoli di lava e pomici sparsi dappertutto), poco pubblicizzata, ma che offre un grande fascino: Incastrata in una cornice panoramica che sembra un girone infernale, offre un paesaggio surreale con alle spalle la skyline del ghiacciaio Snaefellsjokull. Un intricato labirinto composto da muraglie in roccia lavica che vanno dal rosso al nero e che contrastano con il blu del mare. Qui l’Islanda mostra la sua natura selvaggia più aspra con impervi sentieri in basoli lavici per raggiungerla; giunti in spiaggia, sparsi un po’ dappertutto ci sono i resti del relitto di un peschereccio britannico qui naufragato nell’immediato dopoguerra. Non imperdibile, ma se si gira nei dintorni della penisola val la pena una breve escursione.
LONDRANGAR cliff… è una spettacolare scogliera lungo la costa a sud delle pendici del vulcano Snaefellsjökull (quello narrato nel Viaggio al Centro della Terra). Essa appare come un’affascinante e misteriosa scogliera caratterizzata da due alte creste turrite che emergono dal mare e si stagliano, maestosamente, verso il cielo; sono uno dei luoghi più iconici e spettacolari dell’intera regione. Le due torri, chiamate rispettivamente Lóndrangur e Búri, sono formate da colonne di basalto di origine vulcanica. Esse sono il risultato dell’azione erosiva dell’oceano che ha gradualmente aggredito le scogliere circostanti formate dalla lava del vulcano, creando queste impressionanti torri isolate. La scogliera è anche un luogo importante per l’avifauna marina, con numerose specie di uccelli che nidificano sulle sue pareti rocciose, tra cui la simpatica pulcinella di mare (Puffin).
ARNARSTAPI … Siamo alla base del vulcano Snaefellsjökull; qui compare un bellissimo porticciolo di pescatori ricavato in un ponte naturale sulla costa e con una vista meravigliosa verso il mare; verso l’interno, invece, si staglia una piccola – ma molto suggestiva – fattoria bianca. Qui i pilastri di basalto, le colline in roccia lavica e i canali che circondano il molo fanno di Arnarstapi un luogo davvero bello, suggestivo e interessante. Con una breve escursione sul bordo della scogliera in meno di 2 km di cammino s’incontra la “vera” Islanda: affioramenti dal mare di faraglioni lavici, lontane cascate sulle prime pendici montuose, migliaia di uccelli marini lungo la costa, baie e insenature nascoste, archi (di cui uno molto spettacolare) di varie dimensioni che s’aprono sulla scogliera, una grotta marina fiancheggiata da colonne di basalto fino a raggiungere la monumentale scultura di Bardir, figura simbolo delle saghe islandesi, tutta realizzata in pietre laviche.
BUDAKIRKJA BLACK CHURCH… oggi possiamo godere della bellezza paesaggistica, ambientale e naturale in cui è inserita questa chiesetta dal color nero, grazie a una donna, tale Steinunn Sveinsdottir che ha lottato per avere una nuova chiesa costruita in questo luogo. La chiesa nazionale islandese inizialmente respinse le sue richieste ma la signora – che non ha mai rinunciato alla sua fede e alla sua speranza – nel 1848 riuscì ad ottenere il permesso (non il finanziamento) dal re per costruire la chiesa. Una delle parti più belle e significative di questa chiesa è l’anello appeso alla porta con la scritta “questa chiesa fu costruita nel 1848 senza il sostegno dei padri spirituali“. Si chiama la “chiesa nera” perché è coperta con pece di catrame, che mantiene il legno dal rapido deterioramento. La chiesa si trova a Budir, ex villaggio di pescatori a capo della baia di Budavik; qui l’insediamento fu abbandonato nel XIX secolo. La posizione con l’oceano da un lato e la neve sulle cime innevate fanno di questa chiesetta un’iconica immagine simbolo di tutta l’isola e non c’è un altro segno di vita per chilometri. (testi ©Andrea Perciato; photo ©Maria Rita Liliano & ©A. Perciato)
