Se l’abitato di Felitto domina alcuni suggestivi paesaggi determinati dal sinuoso bacino della valle in cui s’aprono le ripide gole scavate dal millenario scrosciare delle acque del fiume Calore, è l’antico borgo di Magliano che “segna”, dall’alto della sua rupe calcarea (750 m) uno tra gli angoli di natura più interessanti di tutto il Cilento.
Posto al termine di una lunga dorsale che ha inizio da Capaccio (verso la costa) e prosegue lungo le cime di monte Soprano, monte Vesole, monte Chianello e monte Faito l’abitato di Magliano, naturale anello di congiunzione tra le valli fluviali del Calore (a N) e dell’Alento (a S), fin dalle sue origini è stato uno dei principali punti di riferimento per tutti quei collegamenti che dall’antichità hanno permesso il transito di uomini e merci dalle coste del Tirreno fino agli impervi territori montuosi dell’interno.
Di matrice romana (dal nome gentilizio MANLIUS) l’antico borgo di Magliano viene menzionato per la prima volta in alcuni documenti della fine del IX secolo. Per la sua strategica posizione in epoca longobarda Magliano fu un casale dominato da un importante Castello. Questa fortezza fungeva da base per il controllo dei traffici che avvenivano tra le suggestive gole del fiume Calore e le ampie radure della valle del fiume Alento. Questi spostamenti avvenivano presso il noto valico detto della “Preta Perciata” (pietra bucata) a Magliano Nuovo (denominato “La Terra”).
Autentici nidi d’aquila, che si ergono al centro di un vasto paesaggio dominato da aspre montagne e superbi panorami, le “rupi” di Magliano accolgono il visitatore in una cornice paesaggistica vagamente alpina, dove le balze calcaree di queste alture si ergono con profondi precipizi che superano i 600 metri. In un paesaggio che riesce ad offrire emozioni quasi dolomitiche con un’ambientazione in cui le dimensioni non hanno limiti e confini, mentre il tempo sembra scorrere lento tra palazzi e case di antica memoria; ed è proprio in questa cornice paesaggistica spazio-temporale che va a svilupparsi l’itinerario proposto.
Movendosi da CAPIZZO (656 m), frazione posta a due chilometri a NW rispetto al capoluogo Magliano Vetere, si prende a salire lungo le pendici sud-occidentali di monte Faito. Ad una prima cortina vegetazionale, folta e intricata, caratterizzata dalla macchia con portamento basso e cespuglioso su in alto si ergono, come baluardi a guisa della valle dell’Alento, le strapiombanti rupi calcaree del monte Faito. Dopo oltre un’ora di impervio cammino il percorso raggiunge – con non poche difficoltà – la Cappella rupestre di S. Mauro (1078 m) collocata e aggrappata alla parete a mezza costa del monte Faito.
Addossata sotto la rupe, il suo interno viene caratterizzato da un altare avvolto da un’abside ricavato nell’antro tra due enormi pareti rocciose; la copertura viene evidenziata da una controsoffittatura con degli enormi tronchi in legno a vista, opportunamente orditi per sorreggere il tetto esterno incastrato tra la roccia e la cappella; dalla Cappella si gode uno straordinario panorama che spazia lungo tutto l’alto corso fluviale dell’Alento fino all’invaso che raccoglie le sue acque generando uno specchio lacustre.
Da San Mauro vi è la possibilità di raggiungere le creste sommitali e poter ammirare i paesaggi che si distribuiscono tra le vallate del Calore (a N) e dell’Alento (a S), mentre il percorso qui proposto prosegue camminando a mezzacosta (SE) e sfiorando le basi delle falesie che caratterizzano il monte Faito, lungo tracce di sentiero appena percettibili che si perdono nell’intricata foresta. Questa parte del cammino può essere considerato come il “percorso delle grotte rupestri” poiché lungo esso s’incontrano, nascoste dalla vegetazione, una serie di antri ipogeici (autentici buchi nella roccia calcarea) non riscontrabili (segnalati e/o identificati) su nessuna carta topografica; esse sono state frequentate – con molta probabilità – fin da epoche remote.
La prima spelonca che s’incontra è la cosiddetta Grotta “Ri’ Mortai” (dei mortai) dove gli abitanti di Capizzo si dedicavano alla preparazione artigianale e alla confezione di polveri da sparo. Proseguendo si raggiunge la Grotta Serra e, successivamente, la Grotta “Ri Cataratti” (delle cataratte) per via dei numerosi buchi aperti nelle rocce al suo interno, proprio sotto la cima di monte Faito (1160 m). Continuando per la stessa direzione si passa sotto la ripida parete rocciosa di Rupe della Noce (1165 m) e da qui il percorso comincia a scendere lungo la dorsale sud-orientale di monte Faito fino ad incrociare (778 m) la strada interpoderale Magliano Vetere/Castagneto. In questo punto termina la dorsale di monte Faito e si apre a sinistra (direzione NE) l’impressionante panorama sulle gole in cui scorre la valle del fiume Calore.
Camminando all’aperto lungo lo spartiacque e senza discendere verso il paese, si raggiunge la Cappella rupestre di S Lucia (750 m), accostata alla dorsale rocciosa, poco sotto l’altura della Rupe Rossa (798 m), straordinario punto panoramico su tutto il circondario. Aggirando le pendici settentrionali della Rupe Rossa si attraversano le folte macchie boscose che prospettano sulle gole del fiume Calore fino a raggiungere (587 m) la balconata prativa posta tra la rupe e Magliano Nuovo. Da qui per un comodo sentiero si sfiora la base settentrionale della rupe da cui si erge l’abitato di Magliano Nuovo e si raggiunge (728 m) l’antico valico della “Preta Perciata” di Magliano, punto terminale di questo itinerario. (testi&photo ©Andrea Perciato)
