il “CAMMINO dei TRE VILLAGGI” nella “TUSCIA VITERBESE” (VT)

Luoghi che sprigionano serenità, orizzonti che sprofondano tra il verde degli uliveti e l’azzurro del cielo; posti che invitano a vestirsi di curiosità e ad immergersi in ambienti che suscitano la voglia di camminare andando alla scoperta di antiche vie di collegamento, di piste e sentieri frequentati da oltre 3000 anni e di mete sospese in quel limbo emotivo che spazia tra fascino e mistero. Siamo nel cuore della Tuscia viterbese un territorio ricco di bellezze naturalistiche e culturali; uno straordinario paesaggio in cui i suggestivi borghi conservano ancora le preziose testimonianze storiche e archeologiche di passate civiltà.

Ciò che emerge tra le caratteristiche di questo CAMMINO dei TRE VILLAGGI sono la storia (qui ogni metro quadrato è intriso di antichità), l’archeologia etrusca (per i suoi particolari luoghi di sepoltura) e la rigogliosa natura (con estese coperture forestali in cui primeggiano – su tutto – le enormi felci di un copioso sottobosco), aree ancora avvolte dalla “wild” e poco battute dall’uomo moderno. Ciò che trasmette questo cammino, ciò che riesce ad offrire e lasciare questo percorso, come a portare nel cuore, è la profonda capacità di andare alla scoperta di posti sconosciuti con occhi sempre aperti e stimolati dalla curiosità.

Siamo nelle terre deli Etruschi… popolo dall’indole colta, particolarmente raffinato, colmo di ricchezze e potente. Ed è proprio nei piccoli paesi, nei borghi e nei villaggi (come quelli toccati da questo cammino) sparsi in quest’area, che si ritrovano ampie testimonianze sia storiche che archeologiche immerse negli straordinari paesaggi naturali. Camminare per queste antiche “Vie Etrusche” solcate dai sandali e dai calzari di pastori, contadini, uomini d’arme e uomini di fede di migliaia di anni fa… è un’emozione da provare fino all’ultimo metro percorso!

Il Cammino dei Tre Villaggi altro non è che un invito alla lentezza e alla scoperta di particolari luoghi come le tombe a “camera”, il Parco Marturanum, le chiese antiche, piccole e grandi necropoli, le vie cave scavate nel tufo, i punti panoramici, e i borghi avvolti solo dal silenzio. Percorrere queste antiche strade etrusche è una continua meraviglia che – passo dopo passo – conduce alla scoperta di tesori archeologici e naturalistici di inestimabile bellezza ove la natura selvaggia delle forre, di piccole e grandi cascate, di mulini e torrenti, di giardini terrazzati, di ponti romani e borghi medievali, di antiche torri, di colombari e di antichi tratti viari come la Via Clodia, esaltano ancor più la suggestiva bellezza di questo angolo d’Italia conosciuto da pochi…

VILLA San GIOVANNI in TUSCIA è un piccolo borgo che accoglie, poco più, di 1200 anime. Fondato nel ‘500 dai discendenti del condottiero Renzo Anguillara la sua parte antica sorge in luogo di una preesistente villa d’epoca romana eretta fra III e IV secolo d.C.. Da qui ha inizio quello che – a tutt’oggi – viene considerato come il “Cammino più breve” d’Italia che, coi suoi 22 km circa di percorrenza, lungo un circuito che abbraccia alcuni dei luoghi più significativi della cultura etrusca, attraversa paesaggi bucolici di raffinata bellezza. Dopo pochi km su strada asfaltata, e superati ampi prati dediti all’agricoltura, ha inizio la strada sterrata fino ad entrare in un bosco intriso di verde, che diviene sempre più intenso, che porta in breve ad attraversare – e superare – un fiume per mezzo di un ponte.

Nuovamente all’aperto, si prende per un buon sentiero che in breve sfocia nell’ampia Valle Cappellana ove la presenza della Tomba “Margareth” (particolarissima per le colonne doriche, la trabeazione e le decorazioni dei letti funebri) e della tomba del “Trono”; due tombe che appartengono al grande tumulo sulla strada di raccordo per la Via Cassia; al loro interno si ergono due colonne scanalate con capitelli dorico/etruschi, un soffitto a travi, un letto di deposizione e piccoli troni ricavati direttamente nel tufo. E poi nuovamente in cammino attraverso le Vie cave scavate nel tufo fino a raggiungere la Casina di CAIOLO nel centro del Parco Regionale “MARTURANUM” un’area naturale protetta tra i monti della Tolfa e il Lago di Vico, camminando lungo antichi sentieri etruschi immersi in una natura ancora allo stato selvaggio.

Raggiunti uno scollinamento (casa isolata con cancello ricolmo di collari e campanacci per le greggi al pascolo) si continua ancora, in successione, per una serie di alte pareti scavate nel tufo (località Colle di Caiolo) che sembrano tanti giganteschi alveari (tombe a “portico”), un gigantesco complesso di camere funerarie conosciute come le “Palazzine”, puntellati da numerose cavità perfettamente squadrate da abili mani scultoree; reperti archeologici di epoca etrusca, che costituiscono il vasto complesso della necropoli rupestre di San Giuliano, che permette di poter visitare due tra le più famose tombe della zona: la tomba della “Regina” e la tomba del “Cervo”.

Presso un quadrivio di piste e sentieri, per una breve deviazione sulla destra del percorso principale si raggiunge, in breve, il leggero pianoro tufaceo di San Giuliano ove si ergono – maestose – le rovine della Chiesa di San Giuliano e i resti di un abitato d’epoca medioevale. Risalente al XII secolo la chiesetta presenta numerosi (e interessanti) spunti architettonici sovrapposti durante lo scorrere dei secoli come l’antico impianto a tre navate, colonne in pietra, capitelli in stile romanico, archi a “tutto sesto”, un antico romitorio (che accoglieva piccole comunità di monaci eremiti); l’abside interna è affrescata con figure di santi, una Madonna con Bambino e un Cristo benedicente racchiuso in una cornice a “mandorla”. Il complesso è dedicato al culto di San Giuliano (santo “Ospitaliere”), giovane cavaliere e mercante fiammingo, tormentato per le sue azioni, divenne – nel tempo – apostolo dell’accoglienza e protettore di viandanti e pellegrini.

Successivamente la pista porta al grosso tumulo detto “Cima”, una necropoli circolare chiusa che raccoglie numerose tombe rupestri incastrate tra alte pareti verticali. Per una impervia salita, rotta da gradoni lastricati, si supera il fontanile in località Fonte Pisciarello (remoto luogo di sosta e transito per uomini ed animali); un tortuoso percorso che serpeggia tra due alte muraglie tufacee. Attraversarlo è come seguire le impronte e gli antichi passi di contadini, pastori, pellegrini e viandanti che hanno utilizzato questo passaggio per millenni. Questa via cava – imponente e misteriosa – va a sbucare proprio a ridosso delle possenti mura che racchiudono il borgo di BARBARANO ROMANO, il secondo dei “tre villaggi”.

Col suo caratteristico centro storico si erge dall’alto di una rupe in roccia vulcanica. Le sue origini risalgono al periodo etrusco romano, ma l’attuale struttura architettura ed il suo impianto urbano è strutturato su un borgo di matrice medievale, cosiddetto a “spina di pesce”. Varcato l’ingresso passando sotto l’arco della possente Porta Romana – su base quadrata sovrapposta da due ordini cilindrici e sormontata da un orologio – si attraversa l’arteria principale in basoli che s’apre con interessanti scorci su antichi portali in pietra tufacea, palazzi gentilizi, corti adombre, archi con scale rampanti e slarghi acciottolati.

Al termine del borgo, quasi alla sua estremità settentrionale, una deviazione a sinistra scende per ripida discesa fino a lasciare lo splendido borgo attraverso l’antica porta a nord; qui ora ci si immerge in una verde e lussureggiante natura in cui primeggiano ampie macchie di felci giganti e rocce completamente ricoperte di muschio, circondati da decine di tombe etrusche per le numerose testimonianze archeologiche perfettamente integrate in questo paesaggio naturale, ove risulta spettacolare ritrovarsi immersi tra altissimi, maestosi e giganteschi alberi, foglie giganti, ciclamini selvatici e variopinte farfalle.

Siamo al centro delle “Gole del Biedano”, uno dei canyon di natura vulcanica più belli della Tuscia viterbese; esso supera un lungo vallone in cui si alternano – in successione – salti torrentizi, specchi lacustri, cascatelle, ponti, mole (antichi mulini con mura e blocchi in tufo), superamenti del greto torrentizio, salti fra le rocce e passaggi attraverso angusti cunicoli rocciosi. Tra salti su rocce, superamento di pendii, si cammina costeggiando sempre – ora su una sponda, ora sull’altra – il greto del torrente Biadano; in questi luoghi la presenza dell’uomo risale a circa 2500 anni fa, come testimoniato – allo sbocco del vallone, proprio sotto il caseggiato di Blera – dal bellissimo ponte in pietra a “schiena d’asino” sviluppato su tre ordini di archi, conosciuto come il “Ponte del Diavolo”; esso consentiva il passaggio della Via Clodia e facilitava l’ingresso al villaggio di BLERA.

Dal ponte, per un’impervia salita che sfiora i resti di quelle che dovevano inizialmente essere delle tombe riutilizzate – nel tempo – dai locali come depositi per attrezzi o ricovero per animali, si sbuca all’ingresso del terzo villaggio, sorto proprio lungo la Via Clodia verso Roma. Poche decine di minuti bastano per scoprire qualche meraviglia di questo borgo, distribuito lungo due assi principali e due secondari che attraversano – per tutta la sua interezza – il cuore del paese e consentono di camminare attraverso quella matrice medioevale che oggi è possibile ammirare. Nella sua parte più vetusta sono visibili grotte scavate nella roccia, cunicoli, caverne, tracce delle epoche antiche, ancora oggi ricche di fascino e di suggestive atmosfere.

Da Blera il cammino ora scende attraverso un vallone; sulla destra per un breve saliscendi attraverso un bosco si raggiunge un fossato facilmente superabile con un passaggio in pietra; la pista poi – con notevole pendenza – continua in salita lungo un sassoso sentiero fino ad incrociare la traccia del sentiero “Natura Evan” legato alla mitologia estrusca della dea dell’immortalità che si rifà alle “lasa”, le divinità femminili custodi delle sepolture. Poco in avanti il cammino esce dal bosco e si ammorbidisce; mantenendosi sempre sulla destra, una bianca e lunga carrareccia comincia ad attraversare – per mezzo di un lungo e assolato rettilineo – ampie radure prative colme di uliveti ove pascolano liberamente greggi di pecore.

Prima di toccare l’asfalto, però, una breve deviazione sulla destra porta in breve a solcare un tratto di un’antica Via Cava che metteva in collegamento gli assi viari della Francigena e della Clodia. Superando le numerose villette sparse per le campagne adiacenti, in pochi minuti si giunge nuovamente al centro della piazza di VILLA San GIOVANNI in TUSCIA, ove ha avuto inizio (e termina) questo cammino. Qui, accolti dagli amici della locale associazione culturale Stay FreedomCammino dei Tre Villaggi” che curano questo interessante percorso, si riceve il simpatico attestato (“testimonium”) del “Viandante Etrusco”. (testi ©Andrea Perciato; photo ©Maria Rita Liliano & ©A. Perciato)

Pubblicato da Andrea Perciato

Sono una Guida Ambientale Escursionistica dell'AIGAE (Associazione Italiana Guide Ambientali Escursionistiche). Giornalista/pubblicista, esperto della progettazione di itinerari escursionistici e della promozione turistica mirata all'ambiente e alla natura. Amante del sapere e sempre alla ricerca di nuovi orizzonti da esplorare e da raccontare. Camminare, sognare, respirare e amare questo bellissimo e incredibile mondo.

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