CAPRI (NA): l’Anello del Paradiso, uno “spicchio di terra” avvolto d’immenso

Come può uno scoglio calcareo tutto circondato d’azzurro, con paesaggi verticali che strapiombano nel vuoto, catturare il suono del vento e inebriarsi del profumo dell’aria salmastra che s’infrange sulle pareti rocciose…? Dalla famosa Piazzetta, girovagando per il monte Tuoro, fino ad affacciarsi lungo i belvederi di Tragara, si viene ammaliati dal canto dei gabbiani che volteggiano sulle scogliere; tutto ciò contribuisce a rendere “magico” questo paradiso piovuto in terra. Sull’isola, anche nei periodi di maggiore affollamento, è possibile riuscire a trovare sempre un “proprio luogo” solitario, un angolo per ritemprarsi, in cui fermarsi e poter godere delle meraviglie del “Creato” che ha deciso di donare in un’isola unica al mondo!

Muovendosi dalla vivace e pittoresca Piazzetta di Capri (142 m), fulcro dell’intensa vita mondana dell’isola, si prende per Via Fuorlovado in direzione della zona orientale dell’abitato fino ad incontrare una deviazione: l’itinerario proposto prosegue a destra, in basso, lungo Via Giuliani attraverso giardini terrazzati con orti ricavati in spazi ristretti e su più livelli entro cui dominano specie arboree di ogni genere. Si scende ancora fino a raggiungere un successivo incrocio: ignorando le tracce di destra e di sinistra il percorso prosegue in avanti lungo una stradina secondaria (Via Tuoro) che in pochi minuti conduce a una splendida balconata panoramica (162 m), quasi circolare, con balaustra in legno che s’affaccia – a picco – sui celeberrimi Faraglioni; qui il viottolo termina e poco più avanti tramuta il suo percorso in una traccia di sentiero appena visibile.

Tra rocce calcaree e bassa vegetazione arbustiva si volge a sinistra lungo tornanti che cingono l’orlo di precipizi; resti di mura medioevali con archetti a sesto acuto prospettano sulla baia di Tragara. Il sentiero costeggia la pineta di monte Tuoro e passa accanto a recinti che nascondono ville private alla vista dei passanti. La pista piega a destra e raggiunge, tra una vegetazione di ginestre e di asfodeli, il viottolo che porta al monte Tuoro; una breve salita (ricolma di muschio scivoloso!) conduce davanti all’ex Osservatorio Meteorologico Militare (261 m). Qui, alla sinistra del cancello, un breve sentiero attraversa la “Pineta delle “Noci” e porta a un primo belvedere (216 m) con panorami sulla Grotta di Matermània e sull’Arco Naturale, tra le principali gemme paesaggistiche dell’isola.

Tornando indietro per breve tratto si perviene al bivio su Via Matermània. Volgendo a destra si lasciano le ultime case fino a raggiungere un caratteristico ristoro (località Matermània) ricavato nella roccia con terrazze sospese nel vuoto a ridosso di un bivio: proseguendo a sinistra si raggiunge lo spettacolare Arco Naturale. Dal bivio l’itinerario prosegue a destra scendendo per una infinita serie di tornanti superabili con gradoni attraverso la lecceta di Dentecala da cui, volgendo lo sguardo sulla scogliera in basso a sinistra, si scorgono le insenature che nascondono gli ingressi di cale e grotte che s’aprono direttamente sul mare; proprio sotto compare la bianca scogliera di Matermanìa. L’impervia discesa termina presso la Grotta di Matermània al cui interno sono i resti di un antico luogo di culto d’epoca romana. Dalla grotta in poi il sentiero si addolcisce e lascia intravedere, verso S, il promontorio di Punta Masullo.

Tra le numerose infiorescenze che sbocciano dalla scogliera si riconoscono il mirto, il lentisco, il rosmarino, l’elicriso, il ginepro, l’asfodelo, l’agave, il cisto e la ginestra. La macchia alta, invece, viene dominata dal leccio e dal corbezzolo con la presenza del pino d’Aleppo; giù in basso, a sinistra, la bella insenatura di Cala del Fico viene dominata da Punta Masullo sulla cui rupe sorge la singolare villa del poeta Curzio Malaparte. Poche decine di metri e il sentiero termina su Via Pizzolungo (dinanzi a una scala in pietra di antica memoria). Sulla destra compare la “guglia” di Pizzolungo su cui nidificano i gabbiani, mentre a sinistra un belvedere sembra quasi far toccare con mano uno tra i paesaggi naturalistici più belli e unici al mondo: la baia di Tragara che fa da scenografia alle spettacolari guglie rocciose dei Faraglioni, “Figli delle Onde”, gli enormi monoliti calcarei dello Scoglio del Monacone (32 m) e dei Faraglioni di Terra (109 m), di Mezzo (o Stella – 81 m) e di Fuori (o Scopolo – 104 m).

Da qui, ora, lo scenario paesaggistico viene dominato dalla parte meridionale dell’isola. Risalendo per Via Tragara si giunge allo splendido balcone panoramico (150 m) di Tragara dominato dalla baia di Marina Piccola; sullo sfondo, verso ponente, precipita la muraglia di Ventroso che divide il cielo (con l’erta mole di monte Solaro), dal mare (con la scogliera di Punta Ventroso). Risalendo ancora si perviene lungo la Via Camerelle e, volgendo poi a destra, su Via V. Emanuele costellata da negozi e botteghe ove riaffiorano i trambusti della mondanità caprese tra vociari multietnici e sfarzose vetrine griffate fino a portarsi, nuovamente, nel vorticoso catino della Piazzetta, passando per l’arco adiacente la Parrocchiale di Santo Stefano. (testi ©Andrea Perciato; photo ©Maria Rita Liliano & ©A. Perciato)

Pubblicato da Andrea Perciato

Sono una Guida Ambientale Escursionistica dell'AIGAE (Associazione Italiana Guide Ambientali Escursionistiche). Giornalista/pubblicista, esperto della progettazione di itinerari escursionistici e della promozione turistica mirata all'ambiente e alla natura. Amante del sapere e sempre alla ricerca di nuovi orizzonti da esplorare e da raccontare. Camminare, sognare, respirare e amare questo bellissimo e incredibile mondo.

Lascia un commento