ISCHIA (NA), la “Verde Pithecusa”: al monte Epomeo… dimora del gigante Tifeo

Fontana-Serrara è il nucleo abitato più alto (452 m) dell’isola d’Ischia. A ridosso della parte orientale delle ultime case, parte la salita che punta alla nostra meta: il monte Epomeo, grossa mole tufacea posta al centro dell’isola, e interessato da manifestazioni sismiche e vulcaniche. Epomeo è un nome che giunge da lontano e starebbe a significare: “epopon” o “epopos” (io guardo, io miro), oppure da “epechon”, carbone ardente. La ripida salita si presenta con pietre irregolari e scorre attraverso castagneti. Nei pressi di un bivio (582 m) si sale in alto a sinistra per un sentiero scavato nel verde tufo, attraverso ambienti naturali di rara bellezza (boschi di castagno, pinete, dai pioppi, dalle ginestre e un sottobosco ricco di felci).

Al termine della pista compare uno stretto canyon ove lo sguardo s’apre con ampie vedute paesaggistiche. A 680 m sulla sinistra si stacca un sentiero che porta alle creste della Monticella e alla Pietra dell’Acqua. Prendendo a destra, invece, si transita nel solco del canalino; alcuni gradini sistemati con pali in legno conducono in poche decine di minuti allo spiazzo sottostante la cima. Poco più su si superano camminamenti su rocce in tufo e si giunge, così, ai 787 metri del monte Epomeo, il punto più elevato dell’isola. Da qui si godono straordinarie vedute panoramiche: ad E spicca il monte Trippodi (503 m) e, più oltre, l’isolotto del Castello Aragonese ad Ischia Ponte. Poco più sotto, verso N, si aprono i valloni di Bianchetto e di Cantone, da cui emerge la punta di Capo dell’Uomo (721 m); più oltre si vede il frastagliato profilo della costa settentrionale con Casamicciola e il caratteristico “Fungo” (scoglio tufaceo) di Lacco Ameno.

Ad W le ondulazioni della Falanga con il monte Nuovo (513 m) fino alla costa di Punta del Soccorso, il Torrione di Forio e il bianco faro di Punta Imperatore; a S s’apre la bellissima baia di Punta Sant’Angelo. Scrutando oltre l’orizzonte è possibile vedere, le isole Pontine, la costa che va dal golfo di Gaeta fino ai Campi Flegrei, la città di Napoli, il Vesuvio, la Penisola Sorrentina e Capri. Una rete di sentieri sale fino alla vetta; la cima dell’Epomeo è il più alto monte di tufo verde (trachitico) che esista nel Sud Italia, ed occupa un preesistente cratere in cui si riconoscono le pareti boreali. Poco sotto la cima giace, nella roccia tufacea, l’Eremo di S. Nicola (XV secolo), complesso rupestre sorto nel 1400, eretto forse sui resti di una preesistente costruzione.

Il complesso ospitò piccole comunità cenobite che, in cerca di isolamento, preferivano località difficilmente accessibili. Fin dalle origini il luogo costituì un buon osservatorio per lanciare allarmi di pericoli provenienti dal mare. Al suo interno, una cappella ricavata nella roccia scavata secondo una precisa geometria di archi a volte, mentre marmi e maioliche policromate decorano le pareti interne, statue ed immagini del Santo sono sul piccolo altare da cui spicca la bianca balaustra in marmo. Questi abbellimenti decorativi furono voluti dal più noto degli eremiti che vissero quassù: il fiammingo frà Giuseppe d’Argut, che nel ‘700 fu Governatore dell’isola e, come narra la storia, in seguito ad un voto fatto a S. Nicola, si ritirò a vita su nell’eremo in cima all’Epomeo, conferendogli l’aspetto che tutti noi oggi ammiriamo.

Dalla cima dell’Epomeo si scende ora superando le creste della Falanga fino a raggiungere la cima di Pietra dell’Acqua (730 m). L’itinerario ora attraversa un’area di singolare bellezza, dall’aspetto quasi “lunare” con pinnacoli di tufo verde che si stagliano in alto a sinistra verso il cielo. Nelle zone circostanti, invece, il terreno si presenta con le caratteristiche colorazioni rossastre creando tutt’intorno un habitat favorevole alla vita di rare specie vegetali. Volgendo lo sguardo intorno si può riconoscere lo sperone roccioso, che si protende come un bastione, di “Pietra dell’Acqua”. Allineata col monte Epomeo (787 m), questa roccia era di sicuro un punto strategico di riferimento e osservazione, ed il suo accesso era possibile mediante una rustica scalinata scavata direttamente nella roccia.

Da qui, ora, il sentiero diventa sempre più difficoltoso per l’aumentata pendenza in discesa che attraversa un copioso sottobosco in cui primeggia la felce e la pista, sempre cosparsa di polvere tufacea (molto fastidiosa se si alza il vento), prosegue lungo gli infiniti tornanti che lambiscono altri massi di roccia lavica trasformati – nel tempo – in abitazioni (317 m). Il percorso, che presenta particolari interessi sia paesaggistici che geologici, conduce fino alla antica “chiesa nella roccia” di Santa Maria al Monte (del XVI secolo), ove convergono e si congiungono numerose altre piste provenienti da diverse direzioni dell’isola. Da quassù si ammirano i panorami di Forio ed il promontorio col Faro di Punta Imperatore.

L’itinerario lungo i versanti nord-occidentali si svolge tra forti pendii assolati, rocce laviche e case scavate nella pietra, coltivazioni di viti sistemate a terrazzo, precipizi e burroni nei tratti più esposti, piste polverose, boschi fitti ed ombrosi. Questo è un percorso che riporta indietro nel tempo, di quando inquieti giganti di pietra (il Tifeo), incatenati al sottosuolo, provocati e irritati, erano la causa scatenante di fenomeni vulcanico-sismici. Fu sicuramente uno sprofondamento tettonico a causare il crollo dell’intera parete nord-occidentale del cono vulcanico dell’Epomeo, facendo così “rotolare” a valle i giganteschi massi di roccia lavica fin quasi a giungere in prossimità della costa. Queste rocce furono ben presto utilizzate per un uso abitativo in modo da poter rendere possibile la principale attività agricola ed economica dell’isola: la coltivazione della vite.

Ed è qui, nelle vicinanze, in questo profumato “polmone verde” posto al centro dell’isola, che si possono incontrare le cosiddette “Fosse della Neve”, buche più o meno profonde dove gli uomini di un tempo, salendo dai sottostanti borghi, raccoglievano la neve posatasi in quota per depositarla in queste “vasche-freezer”, ricavate in grosse cavità scavate nella roccia. Il ghiaccio veniva quindi ricoperto da frasche di castagno e poi custodito fino all’arrivo della stagione calda per essere poi venduto giù nei paesi lungo la costa. Situata in un punto nodale di confluenza sorge questa chiesa di Santa Maria del Monte (409 m) che favorì, fin dall’inizio della sua fondazione, incontri e scambi tra nuclei rurali sparsi sui rilievi dell’interno e le popolazioni della costa sottostante; i suoi ambienti interni sono tutti rigorosamente scavati nel tufo.

Districandosi nella copiosa foresta tra muschi, basse cespugliaie di felci ed un sottobosco tutt’altro che facile da superare, si continua sempre a scendere fino a sbucare – quasi all’aperto – e raggiungere, in breve, la cappella (che si staglia sulla destra) dedicata a Sant’Antonio Abate (138 m), eretta dai contadini che da tempo qui transitano trasportando fascine e tronchi in legno a dorso dei muli; nelle vicinanze c’è una fontana che, lentamente, sgorga acqua salubre (non sempre fresca!). Il percorso è in discesa (spesso, per il gran caldo, necessita fare qualche sosta in più) e attraversa la località detta Pannoccia (125 m).

Questo tratto può essere senz’altro considerato come il “Sentiero dell’Uva”, per la prevalenza di questa coltura estesa tutta intorno, ed esso viene caratterizzato da poderi sparsi alternati a numerosi “massi-cellaio”. Curiosando intorno e scrutando nel particolare, è possibile notare le tracce di attività lavorative risalenti a un passato contadino fatto di vasche di raccoglimento, gradini scavati nella roccia di tufo, sistemi di canalizzazione per raccogliere ed incanalare l’acqua piovana, la mola per affilare gli attrezzi e le “parracine”, piccole muraglie di pietra a secco che determinano i terrazzamenti del terreno. Si è giunti, ormai, in vicinanza della costa in località Citara, presso le cosiddette “Pietre Rosse” ove lungo il suo litorale ha termine questa traversata dell’isola. (testi ©Andrea Perciato; photo ©Maria Rita Liliano & ©A. Perciato)

Pubblicato da Andrea Perciato

Sono una Guida Ambientale Escursionistica dell'AIGAE (Associazione Italiana Guide Ambientali Escursionistiche). Giornalista/pubblicista, esperto della progettazione di itinerari escursionistici e della promozione turistica mirata all'ambiente e alla natura. Amante del sapere e sempre alla ricerca di nuovi orizzonti da esplorare e da raccontare. Camminare, sognare, respirare e amare questo bellissimo e incredibile mondo.

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