AMALFI (amalfi coast SA), vocazione di un’antica “Repubblica” e di una città ducale da sempre aperta al mondo!

Appena si volge la curva della Torre di Amalfi, oggi trasformata in un locale per accoglienza cerimonie e a vocazione turistica, compare la suggestiva visione di AMALFI, perla della costiera e – certamente – di tutto il bacino del Mediterraneo, che s’apre con una skyline compresa tra le alture di Torre dello Zirro, a levante, e dei ruderi del Castello presso Pogerola a ponente. Dalla punta del molo/darsena principale si apprezza la visione della città in tutta la sua interezza; una ineguagliabile cartolina paesaggistica, naturalistica e ambientale composta da bellezze architettoniche, storiche, culturali e tradizionali ove – tra l’azzurro del cielo, e il cobalto dei fondali marini – ritroviamo i colori dell’arcobaleno e si avvertono gli intensi profumi delle essenze aromatiche di una natura che qui – per tutto l’anno – esplode nel suo massimo splendore.

Dalla vicinissima Piazza Flavio Gioia si accede in piazza del Duomo; da non trascurare una bevuta delle fresche acque che eroga la bellissima fontana di Sant’Andrea, con opere scultoree che si rifanno al classicismo più puro. Alla destra compare l’enorme gradinata che, salendo, permette di accedere alla Cattedrale di Sant’Andrea e e di poter scoprire, ammirare e conoscere tutti i “tesori” d’arte e storia che in essa sono presenti. Appena guadagnati la scenografica scala d’accesso, si perviene all’atrio “porticato” della splendida facciata su cui prospettano le Porte in bronzo realizzate dalla fusione di cannoni e qui portate da Costantinopoli (nel 1060) dal nobile amalfitano Pantaleone; le ante presentano decorazioni con finissime figure in stile bizantino raffiguranti il Cristo e la Vergine con epigrafi greche e i Santi Andrea e Pietro con scritte in latino.

Al lato sinistro del portico si accede al Chiostro del Paradiso, l’antico cimitero dei nobili amalfitani, realizzato fra il 1266 e il 1268 con matrici architettoniche stilistico-decorative d’impronta orientale coi suoi interessanti archi “intrecciati” e sostenuti da 120 colonnine tortili; lungo tutto il suo perimetro sono presenti vari sarcofagi con fregi e bassorilievi che si alter-nano a nicchie, pulpiti e balaustre a carattere sacro riccamente affrescate con vivaci colori. A margine del chiostro è possibile accedere alla Basilica (sede del Museo) del Crocifisso risalente al 596, preesistente all’attuale Cattedrale, una struttura di sicuro stampo altomedioevale. Al suo interno sono possibili ammirare – ben sistemati nelle vetrine – alcuni tra i pezzi più pregiati del cosiddetto “Tesoro” del Duomo come la “Mitrya” angioina, ornata da perle e lamine in oro, un “calice” (del ‘300) impreziosito da gemme e pietre; e poi ancora “reliquari”, pianete, croci pettorali, ostensori, una rara “lettiga” da viaggio (del XVIII secolo), affreschi a carattere sacro e statue scolpite in legno.

Per uno stretto passaggio attraverso una scala si accede alla Cripta di Sant’Andrea. Qui si conservano il corpo e le ossa del Santo apostolo, primo discepolo del Cristo, giunte nel maggio del 1208 da Patrasso e Costantinopoli ad opera del Cardinale Pietro Capuano Legato Pontificio alla IV Crociata. Un altare barocco con statue di Santi e beati impreziosiscono quello che per gli amalfitani è l’autentico cuore “pulsante” della città ducale, ove da oltre settecento anni si rinnova il “miracolo” della manna, singolare “segno” di intensa e profonda spiritualità che qui si tramanda da secoli. Oltre l’altare della cripta si risale per una scala che immette, da un accesso laterale, finalmente nella grandiosa Cattedrale ricca di tele affrescate, con statue e colonne in granito, cappelle e nicchie laterali con reliquari (busto argenteo del Santo) e una singolare croce in madreperla giunta da Gerusalemme.

La passeggiata che ci porta a scoprire – spesso perdendosi tra vicoli, supportici, androni, archi, portali, gradoni e scalinate dalle incredibili pendenze – gli angoli e gli scorci più suggestivi di Amalfi può continuare andando alla scoperta delle caratteristiche botteghe che offrono prodotti tipici dell’arte culinaria locale ove, a parte il pescato che non manca mai sulle tavole degli amalfitani, l’esaltazione del gusto si esprime attraverso tutto ciò che ruota intorno alla raccolta, produzione e lavorazione del famoso “Limoncello” di Amalfi, fiore all’occhiello della tipicità locale apprezzato in tutto il mondo per la sua squisita e fresca essenza dal naturale sapore di limone; un liquore – spesso fatto addirittura in casa – che si presenta brillante, denso e vagamente oleoso; sorseggiandolo, soprattutto apprezzandolo dopo i pasti come digestivo, non deve lasciare retrogusti amari o artificiosi; esso per le sue qualità determinate anche dalla consistenza del succo estratto, deve poter rendere fresco il palato.

L’altro prodotto tipico, che esalta l’indole artistica, commerciale ed imprenditoriale dell’amalfitano, sono le produzioni artigiane che evidenziano – su tutto – la lavorazione e la produzione della (famosissima) “carta filigranata” di Amalfi, riccamente illustrata in alcuni dei vari “Musei” presenti all’interno del borgo che raccontano (e raccolgono) inedite collezioni di attrezzature specifiche, utensili particolari usati durante la produzione e singolari modelli di fogli cartacei così prodotti secondo un antico procedimento giunto dal lontano Oriente e qui trasmesso alle maestranze locali che ne hanno fatto tesoro seguendo un millenaria e particolare modalità produttiva che, dopo secoli, restituisce – nell’effettuare la cernita degli stracci di lino, il lavaggio e la fermentazione dei cenci, il taglio degli stracci, la molitura per triturare i cenci, l’imbianchimento della pasta, la formazione del foglio (o casso), la compressione e l’asciugamento, l’incollatura di pesce, la lisciatura e l’allestimento, la stesa e l’asciugatura – una carta unica al mondo spesso utilizzata, anche in passato, da celebrità della scena politica, sociale e internazionale come capi di stato e capi di fede religiosa.

Presso l’enorme struttura, abbandonata da tempo, che una volta ospitava le botteghe e i laboratori di una tra le più importanti “cartiere” (quella di Amatruda) presenti in Amalfi, termina questo bello, intenso, per certi aspetti curioso e interessante giro alla scoperta delle peculiarità che riesce ad offrire l’antica capitale del “Ducato”. Quando il mare è in burrasca e le onde s’infrangono tra gli scogli e la battigia, la brezza marina sale fino ai quartieri più interni della cittadina; se poi è domenica, spesso l’aroma intriso di iodio portato dal lungomare s’intreccia con quello emanato da un sugo al ragù che si espande nell’aria fuoriuscendo dalla finestrella di una cucina e che a breve allieterà i palati degli ospiti commensali che qui – ad Amalfi – vengono, da sempre, accolti e trattati come se fossero a casa propria. (testi ©Andrea Perciato; photo ©Maria Rita Liliano & ©A. Perciato)  

Pubblicato da Andrea Perciato

Sono una Guida Ambientale Escursionistica dell'AIGAE (Associazione Italiana Guide Ambientali Escursionistiche). Giornalista/pubblicista, esperto della progettazione di itinerari escursionistici e della promozione turistica mirata all'ambiente e alla natura. Amante del sapere e sempre alla ricerca di nuovi orizzonti da esplorare e da raccontare. Camminare, sognare, respirare e amare questo bellissimo e incredibile mondo.

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