Procida (NA)… la dimora di “MIMAS”, un’isola da camminare

Meno famosa delle due sorelle maggiori, che insieme formano l’arcipelago del golfo partenopeo, Procida è la più piccola delle tre, dalla forma sinuosa e irregolare, distribuita tra insenature, promontori, cale, baie, spiagge e profonde scogliere. Autentico paradiso per gli escursionisti alla ricerca di luoghi distanti dalla confusione. Una lontana leggenda tramanda che l’isola, naturale struttura geologica facente parte dei Phlegray Oros (Campi Flegrei) sia sorta, dopo una cruenta lotta fra titani, dalle bocche di sette crateri e Mimas, personaggio della mitologia greca, era un gigante figlio di Urano (Cielo) e di Gea (Terra) e, sempre secondo il codice leggendario, l’attuale isola di Procida sorgerebbe proprio sopra il corpo del gigante.

Come i giardini d’Alhambra, in Andalusia, l’isola si presenta, allora come oggi, nelle vesti di un suggestivo scenario di vigneti, aranceti e limoneti dai profumi frizzanti che, soprattutto quando i venti ne accarezzano la superficie e i colori si rinnovano di stagione in stagione, sembrano un bellissimo giardino adagiato sulla superficie del mare. Tra le pietanze primeggia “lu pesce fujute” (il pesce “fuggito”), una deliziosa zuppa di pane raffermo bollita e condita con aglio, prezzemolo, pomodoro e un filo d’olio ma… senza pesce. Le “Stagioni della fede” in quest’isola determinano lo scorrere del tempo caratterizzato da forti devozioni popolari come le feste e riti processionali tra cui la suggestiva processione degli Apostoli, confratelli incappucciati e coronati di spine, che ha luogo dalla sera del giovedì santo fino al successivo venerdì con il corteo dei “Misteri”, rappresentazioni delle Sacre Scritture che precedono le statue dell’Addolorata e del Cristo crocifisso.

Curiosa era, fino a qualche tempo fa, la tradizione religiosa delle “monache di casa”, donne non più in età da marito che dedicavano il proprio tempo ad assistere un sacerdote dopo aver indossato un abito quasi monacale. “Mimas” è l’antico nome dell’isola sorta sulle bocche di 7 crateri vulcanici. Dal molo di Marina Grande si cammina su una spiaggia fino al termine del molo; per una ripida scala a destra si sale fino a un vicolo e volgendo a destra si passa per il suggestivo Casale del Vascello (un bel cortile interno) fino a giungere in piazza dei Martiri, con case e palazzine dai vivaci colori. Da qui si risale verso il Castello fino al quartiere di Terra Murata ove s’aprono bellissimi scorci panoramici sul vecchio porto della Corricella, antico cuore di Procida.

Per un arco (Porta Romanica) si segue l’antica cinta muraria fino ad entrare, a destra, per la Porta di Mezz’Uomo, principale accesso al quartiere di Terra Murata. Nuovamente in piazza dei Martiri, si prende a sinistra e si scende al Porto della Corricella, dove le paranze (tipiche barche dei pescatori) fronteggiano le abitazioni dai vivaci colori pastello; un agglomerato edilizio unico nel suo genere con archi, gradoni, viottoli e terrazzini, quasi un presepe che si riflette nel mare. Superati il molo della Corricella, alla fine del porto si prende a destra una scalinata che riconduce sulla strada principale; a sinistra compare Villa Scotto Pagliara.

Siamo nel cuore della Conca di Chiaia, alta scogliera tufacea che s’inabissa in un mare turchese; la spiaggia di sabbia scura è la prima ad essere baciata dal sole, riparata dai venti di maestrale e poco frequentata dai turisti. Su questo naturale anfiteatro scorre via Vittorio Emanuele, caratterizzata dalla presenza di ben cinque chiese e da palazzi gentilizi con splendidi giardini a picco sul mare. Giunti a piazza Olmo si prende a sinistra lungo via Pizzacofino alla panoramica, chiusa all’orizzonte dalla penisola di Solchiaro, coi fondali ricchi di coralli, gorgonie e spugne.

Proseguendo in discesa si giunge al porticciolo di Chiaiolella ove ormeggiano le barche dei turisti: la baia è riparata e inserita nella suggestiva cornice di un cratere vulcanico sommerso. Siamo nella parte meridionale dell’isola: dopo la Chiaiolella, a destra, si raggiunge il lato opposto dell’isola, dove s’apre una delle spiagge sabbiose più lunghe, quella di Ciracciello, su uno degli scorci più belli di Procida: l’isolotto di Vivara, collegato all’isola principale da un ponte.

Vivara risalta per la sua natura vulcanica; la parte orientale altro non è che la caldera di un antico cratere semisommerso, originariamente legato a Procida da una falesia, e una copiosa vegetazione richiama ambientalisti e naturalisti. Antico avamposto militare borbonico, Vivara accoglie una casina di caccia con panorami bellissimi su tutto il litorale campano. Oasi di protezione naturale, dal 1974 diviene Riserva Naturale dello Stato; oggi l’isola è un privilegiato punto d’osservazione dell’avifauna migratoria europea. Dalla Chiaiolella, si cammina sulla spiaggia del Lido di Procida, fino al promontorio di Punta Serra.

Qui un sentiero risale le falesie e doppia la punta fino a raggiungere il cimitero di Procida, disposto ad anfiteatro nell’antico cratere di Pozzo Vecchio. Dal cimitero, superata la Torre, si prosegue su via Battisti a sinistra e dopo si volge a destra su via Cavour. Giunti alla chiesa della SS. Annunziata, si scende per via Marconi, prima a destra e, successivamente, a sinistra poi, su via Libertà che termina direttamente al porto; un circuito che completa il giro dell’isola toccando i suoi punti (panoramici, paesaggistici, ambientali e naturalistici) più significativi di questo “giardino proteso nel mare”. un’isola da camminare! (testi ©Andrea Perciato; photo ©Maria Rita Liliano & ©A. Perciato)

Pubblicato da Andrea Perciato

Sono una Guida Ambientale Escursionistica dell'AIGAE (Associazione Italiana Guide Ambientali Escursionistiche). Giornalista/pubblicista, esperto della progettazione di itinerari escursionistici e della promozione turistica mirata all'ambiente e alla natura. Amante del sapere e sempre alla ricerca di nuovi orizzonti da esplorare e da raccontare. Camminare, sognare, respirare e amare questo bellissimo e incredibile mondo.

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