il “segreto” del pastore Gabriele all’Avvocata (costa d’Amalfi, SA)

In cammino lungo uno tra i sentieri più spettacolari e panoramici dei monti Lattari, come una terrazza che prospetta sul golfo di Salerno; laddove bellezza, stupore, meraviglia, suggestioni, curiosità e leggenda, molteplici stati d’animo ed emozioni s’incrociano coi nostri passi; su quel percorso, frequentato nel corso dei secoli, da pastori e pellegrini, andiamo anche noi alla scoperta – e alla conoscenza – dell’ultimo eremitaggio sui monti della Costiera Amalfitana, muovendosi dalla Badia Benedettina di Cava fino al Santuario dedicato al culto per la Madonna dell’Avvocata, lungo lo stesso itinerario percorso dal nobile inglese Henry Swinburne nel 1777

Dal piazzale antistante la Badia Benedettina della SS. Trinità di Cava dei Tirreni, all’altezza della borgata di CORPO di Cava, si discende verso la valle del torrente Bonea. Qui, raggiunti il greto, si attraversa il rivolo torrentizio e si guadagna la sponda opposta (destra orografica) risalendo prima a destra e, successivamente, a sinistra. Il sentiero prosegue attraversando una serie di crinali boscosi (costa Sant’Elia) caratterizzati dalla presenza del castagneto fino a guadagnare quota e raggiungere contrada Capo d’Acqua (566 m), luogo attrezzato con panche e tavolati molto utili per il pic-nic. Un po’ più avanti, per un accentuato pendio, il sentiero incrocia la pista che – proveniente da sinistra – sale dal sentiero della Cappella Nuova di Dragonea.

Senza esitare si prosegue in avanti fino a raggiungere un successivo incrocio col sentiero che – da sinistra – sale da Albori. Qui siamo a ridosso della spalla settentrionale del monte Falerio/Falezzio che si erge, dall’intenso mare di verde, alla nostra sinistra. Da qui in avanti il sentiero ora prosegue mantenendosi in quota camminando sull’orlo di un autentico anfiteatro vegetazionale che ha il suo sfondo verso il caseggiato di Cetara, laggiù in basso verso Sud-Est. Guadagnando leggermente quota il sentiero raggiunge la Sorgente Acquafredda da cui ha inizio un percorso fiancheggiato da piastrelle in ceramica (edicole votive) raffiguranti stazioni della Via Crucis. Spettacolari si presentano i panorami che scorrono lungo la Costiera Amalfitana, sul golfo e sulla corona di montagne che lo circondano. Dai boschi di leccio, carpini e aceri, la pista transita per boschi di castagno e pascoli di alta montagna con sprazzi di macchia mediterranea. 

Aggirati un lieve costone roccioso il sentiero incrocia la pista che giunge dalle creste della Foce di Tramonti. La presenza del timo in fiore, della campanula, dell’iberis florida e di altre varietà di piante rendono ancor più interessante e completa questa escursione anche dal punto di vista botanico. Camminando ancora in quota, con spettacolari vedute paesaggistiche che s’aprono a oriente sul golfo di Salerno a sinistra e la marina di Maiori fino a Capo Sottile (o di Conca) verso occidente, in pochi minuti il sentiero raggiunge (960 m) località Serra Terminale (o Vene di San Pietro) da cui parte la traccia, a sinistra, che in breve giunge in vetta al monte dell’AVVOCATA (1014 m) da cui si ammirano splendide vedute panoramiche sulla costa. Dalla sella, in una decina di minuti per breve discesa, si giunge finalmente alla spianata da cui si erge l’imponente struttura del Santuario della Madonna dell’AVVOCATA.

La tradizione popolare narra che questo Santuario sorse – nel 1485 – per espresso desiderio della Madonna. Nel novembre dello stesso anno, infatti, la Vergine comparve ad un giovane pastore di Maiori giunto fin lassù a pascolare il suo gregge, tal Gabriele Cinnamo, sussurrandogli in sogno: “… Gabriele, lascia gli animali, edifica una cappella in nome mio, ed io sarò la tua Avvocata sempre”. Due giorni prima di questo evento Gabriele, che su questo monte pasceva le capre dei signori Mezzacapo di Salerno,  aiutato dal fanciullo garzone tal Dattilo De Paredo di 7 anni, aveva notato come una colomba usciva e rientrava in mezzo ai rami di un grande cespuglio d’edera che nascondeva una rientranza rocciosa. Gabriele allora pensò che dietro quel cespuglio giaceva un nido ma – cercatolo per tutta la successiva giornata – non riuscì a trovarlo. Il terzo giorno dal quel sogno Gabriele ritornò nuovamente a quel cespuglio; cominciando a scavare il terriccio e la creta dietro l’edera, ebbe così la sensazione che il vuoto fosse ancora più intenso e profondo.

Allargò il foro fino a farvi entrare il piccolo Dattilo con una torcia accesa; fu così che scoprì l’antro di una grotta. Meravigliato ma – al tempo stesso – soddisfatto della interessante e bella scoperta Gabriele tornò nuovamente ad occuparsi delle capre e, durante la notte, vide in sogno la Madonna che gli fece nuovamente quell’appello. Nelle successive giornate quando ritornò in cima alla montagna, Gabriele si adoperò per continuare ad esplorare quell’antro ipogeico. Al suo interno individuò una parte di roccia friabile e vi cominciò a scavare fino ad ottenere un’apertura che gli permettesse il passaggio. Una volta entrato, prosciugò l’acqua che vi era depositata, ripulì per bene ogni angolo della grotta e pensò di realizzarvi un proprio rifugio stabilendo così la sua residenza durante il pascolo e intenzionato ad eseguire la volontà espressa dalla Madonna apparsagli in sogno. Passò breve tempo e Gabriele si congedò dal servizio ai Mezzacapo.

Riuscì in seguito ad ottenere dall’abate Pinto Staibano, della vicina badia di Santa Maria de Olearia a cui apparteneva la montagna, l’utilizzo della grotta e del circostante bosco, obbligandosi a versare ogni anno all’abate una libbra di cera “lavorata”. Conseguenze di queste scelte furono che Gabriele indossò l’abito di eremita facendosi chiamare Fra Gabriele. Negli anni che seguirono l’eremita Fra Gabriele visse di elemosina raccogliendone in grande quantità tale da riuscire ad edificare un altare all’interno della grotta. Realizzata una calcara presso l’ingresso dell’antro, con l’aiuto di operai giunti dalle vicine contrade, l’eremita cominciò a costruire una chiesa proprio sopra la grotta. Ultimata la chiesa successivamente fu eretto il campanile con tre campane: due piccole e una grande. Nei secoli successivi avvennero una numerosa serie di fatti ed eventi ritenuti miracolosi che videro per protagonista la Madonna in cima alla montagna dell’Avvocata.          

L’area su cui sorge il complesso del Santuario sembra davvero una bella terrazza panoramica che si protende sull’immenso con un balzo che culmina con l‘edificio principale del Santuario che chiude, ad occidente, l’immenso quadrilatero dell’area sacra. Coi suoi tre ordini (che si alterna tra monofore e bifore) il Campanile chiude verso il vuoto l’abside del Santuario la cui facciata – stranamente esposta verso settentrione (proprio in direzione della Badia Benedettina di Cava) – si presenta sobria nel suo aspetto ed è realizzata in mattoni rossi intersecati da nervature in pietra chiara. In questo Santuario nel 1777 fu ospite il viaggiatore illuminista inglese Henry Swinburne che fu accolto, fatto riposare e sfamato (come lasciò scritto in un suo diario di viaggio); questa la sua diretta testimonianza: “Il priore e il suo assistente mi hanno ricevuto con molta cortesia e mi hanno offerto il cibo monastico offerto dalla loro casa. Accettai l’invito e mi sedetti con grande prontezza ad un pasto frugale a base di maccheroni e verdure. Sia che la fame avesse bandito ogni delicatezza epicurea del palato, sia che le cose fossero insolitamente buone nel loro genere, ho sicuramente trovato un grande piacere in questo pasto casalingo…

Completano il complesso sistema degli edifici sulla montagna il Monastero che chiude a sud-est, il lungo muro perimetrale sul lato orientale e la residenza del custode, proprio nelle adiacenze dell’arco che s’apre lungo il muro perimetrale che consente l’ingresso all’interno dell’area. Il lunedì dopo la Pentecoste – festa della Madonna dell’Avvocata – una folla immensa di fedeli accorrono da tutte le località della costiera amalfitana (e non solo) e ascendono alla sacra montagna per celebrare l’annuale pellegrinaggio che porta in processione la statua lignea di Maria inghirlandata in una cornice di fiori; molta gente si assiepa soprattutto all’ingresso della grotta, per visitare e venerare l’immagine della Vergine, proprio in quel luogo ove Gabriele, secoli prima, eresse un primo altare votivo. (testi ©Andrea Perciato; photo ©Maria Rita Liliano & ©A. Perciato)

Pubblicato da Andrea Perciato

Sono una Guida Ambientale Escursionistica dell'AIGAE (Associazione Italiana Guide Ambientali Escursionistiche). Giornalista/pubblicista, esperto della progettazione di itinerari escursionistici e della promozione turistica mirata all'ambiente e alla natura. Amante del sapere e sempre alla ricerca di nuovi orizzonti da esplorare e da raccontare. Camminare, sognare, respirare e amare questo bellissimo e incredibile mondo.

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