Sant’Angelo in Formis (CE), la Bibbia che “cadde” sulla Terra… tra arte sacra, storia e fede

Siamo nella zona dei monti Tifatini, in quell’incrocio di vie di terra (le consolari romane Appia, Popilia e Casilina) e vie d’acqua (il fiume Volturno); compiere escursioni e passeggiate in questa zona, seguendo le diverse tracce di piste e sentieri che portano sui crinali del monte Tifata, numerose sono quelle testimonianze degli antichi luoghi di culto sparsi nell’area tra cui – spicca su tutti – la grandiosa basilica benedettina dedita al culto “micaelico” di Sant’Angelo in Formis. In posizione emergente, a metà altezza lungo il declivio occidentale che porta in cima al monte Tifata, da un terrazzamento alle falde della montagna, vicinissima a Capua, e alle spalle della città “carolina”, sorge questa bella, interessante e incredibile Basilica Benedettina, autentico scrigno d’arte e di fede unico nel suo genere.

Oltre due millenni fa qui sorgeva un tempio dedicato a Diana, divinità della caccia, alla quale tutta l’elevazione montuosa del Tifata, un tempo ricoperto di boschi, era consacrata. La basilica sorge lungo il declivio occidentale della montagna. Scoprire e conoscere questa meraviglioso contenitore di opere d’arte è un po’ come andare alla scoperta di un luogo unico nel suo genere; per raggiungerla sembra di essere catapultati in un qualsiasi borgo sparso lungo l’Appennino, un posto apparentemente anonimo, del centro/sud Italia; quasi come se fosse un piccolo presepe in miniatura con angoli, corti e portali in cui scorre, tranquilla, la quotidianità del vivere fra attività legate alla terra (coltivazioni, pastorizia…) e piccole attività commerciali a carattere familiare (scambio o vendita al dettaglio) di prodotti ortofrutticoli locali.

Bastano pochi passi e ci si imbatte in un piccolo mondo che sembra giungere da un lontano passato: uno slargo con una vista magnifica, su cui s’affaccia la basilica, col suo pronao a cinque archi ogivali di cui la centrale, più ampia, è realizzata con materiali marmorei di reimpiego, mentre il campanile romanico con la sua tozza Torre bicromatica (che sembra sorreggerla al suo fianco) a sezione quadra, poggia su di un basamento in blocchi di pietra calcarea e bifore al secondo livello; ma è proprio questa austera facciata che cela – al suo interno – una incredibile esplosione d’arte… tutta da scoprire! Pareti ed absidi completamente affrescate con episodi dall’Antico e del Nuovo Testamento risalenti al periodo di ricostruzione voluto dall’abate Desiderio, come testimoniato dal suo ritratto nell’abside.

Varcato il portale d’ingresso, la vista viene catturata dallo stupore e dalla meraviglia per la tanta bellezza storica, artistica e religiosa che respira in ogni centimetro quadrato delle pareti interne al sacro edificio; un incredibile capolavoro di colori, volti, immagini, azioni, scene sacre, affreschi di straordinaria bellezza che esaltano gli stati d’animo dei personaggi che vi sono raffigurati in puro stile bizantino. Di grande interesse è il ciclo di affreschi che abbellisce l’interno dell’edificio. Tre sono le navate separate da otto archi a tutto sesto sorretti dai capitelli e da colonne recuperate dal vicino tempio di Diana. Pareti ed absidi narrano il mondo della Bibbia e l’attenzione viene immediatamente catturata, sullo sfondo centrale, dal Cristo (Pantocratore) Benedicente al di sopra dei tre Arcangeli; al suo fianco simboli e figure dei quattro Evangelisti

Al suo interno la storia, l’arte e la fede si fondono in un “unicum” che tocca le corde più sensibili e profonde dell’animo umano ed eleva lo spirito verso l’Alto. Questa Basilica è un luogo unico, semplicemente… Divino! Lo sguardo non si stanca mai di scoprire particolari pittorici e decorativi; qui gli affreschi vanno a costituire un eccezionale ciclo pittorico, riproducendo scene bibliche e del Vecchio e Nuovo Testamento a beneficio dei tanti fedeli di un tempo che non sapevano leggere ma solo comprendere le figure disegnate: come una sorta di Bibbia illustrata. Volgendo lo sguardo alle spalle, invece, sulla controfacciata che s’apre sull’ingresso, compare il gigantesco affresco che racconta scene del Giudizio Universale e l’Ascensione della Vergine.

L’intensa ed eterea atmosfera spirituale di cui è investito l’interno della chiesa, unita alla magnificenza delle pitture che fanno scorrere lo sguardo per 360° tutt’intorno, fanno passare in secondo piano gli altri elementi di rilievo presenti all’interno della stessa Basilica, dal pulpito sorretto da colonne ottagonali con un’aquila (purtroppo acefala) che regge il Vangelo, al sarcofago romano utilizzato come mensa eucaristica; dai capitelli corinzi delle colonne, alle acquasantiere (sempre ricavate da elementi di spoglio del vicino tempio pagano di oltre due millenni fa), fino ai mosaici impressi nel pavimento che alterna parti originali del vicino tempio di Diana a successive parti medievali.

Dopo essersi inebriati di cotanta bellezza, della sublimazione dell’arte e della fede elevati alla massima esaltazione dello spirito, il corpo – forse – desidera poter continuare ad apprezzare anche le bellezze naturalistiche e ambientali che circondano la Basilica. E qui, una breve escursione lungo le falde del vicino monte Tifata è, sicuramente, la naturale estensione degli stati d’animo e delle emozioni che hanno, finora, accompagnato i nostri passi. Dalle elevazioni dei rilievi tifatini sono possibili ammirare ampi paesaggi ed estese vedute panoramiche sull’intera Campania Felix e sul medio corso del fiume Volturno. (testi ©Andrea Perciato; photo ©Maria Rita Liliano & ©A. Perciato)

Pubblicato da Andrea Perciato

Sono una Guida Ambientale Escursionistica dell'AIGAE (Associazione Italiana Guide Ambientali Escursionistiche). Giornalista/pubblicista, esperto della progettazione di itinerari escursionistici e della promozione turistica mirata all'ambiente e alla natura. Amante del sapere e sempre alla ricerca di nuovi orizzonti da esplorare e da raccontare. Camminare, sognare, respirare e amare questo bellissimo e incredibile mondo.

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