L’Irlanda è ricca di abbazie, cappelle (molte sono isolate) cattedrali (ben rifinite), chiese (spesso rupestri), conventi e monasteri (tanti di loro in rovina); in alcuni di questi luoghi non è raro immaginare di potersi trovare nel bel mezzo di una tra le più singolari location ove hanno girato scene di film a trama medioevale (“Excalibur” e i “Cavalieri della Tavola Rotonda“). Ebbene… la KILCOOLEY Abbey è proprio uno di questi luoghi, una gemma nascosta tra boschi e blasonate proprietà terriere; ciò che resta di un’antica abbazia sperduta nella campagna irlandese, con all’interno diversi bassorilievi e sculture in pietra.
Chiedere indicazioni alla gente del posto è imperativo, poiché anche se le strade principali e le vie interne risultano avere un’appropriata segnaletica, con la bruma e la nebbia che copre ogni possibile orizzonte, risulta davvero difficile individuare il bellissimo e scenografico viale d’accesso alberato, con grandi cancelli, che immette nella tenuta (privata) in cui giace l’Abbazia. Le mura che cingono la tenuta e l’alta copertura del manto forestale naturalmente nascondono la vista dell’Abbazia. Il viale principale dopo una enorme curva conduce, aggirandola, fino al piazzale d’ingresso su cui prospetta il monumentale campanile (a sezione quadra e sormontato da guglie in marmo) della bella chiesa protestante del parco di Kilcooley Church; nelle adiacenze sono antiche sepolture di chi – nel tempo – ha governato la tenuta.
Questa struttura cistercense è un vero gioiello nascosto tra le Midlands irlandesi. Non è lontana da South Laois, ed è nelle vicinanze di Urlingford presso Kilkenny, appena oltre il confine della contea a Tipperary. Nel campo adiacente la nuova chiesa è possibile scoprire un cimitero più piccolo con lastre tombali finemente scolpite, dominato dal Mausoleo eretto a forma di piramide della famiglia Burke e la vecchia parete di un edificio con arco gotico a sesto acuto. É sbalorditiva la suggestione che genera un luogo così ricco di storia e di solitudine, racchiuso all’interno di vasti terreni pianeggianti distribuiti tra la chiesa, i due cimiteri e l’abbazia vera e propria di cui si scorgono i ruderi in lontananza. Qui c’è abbastanza da vedere e scoprire.
Un cancelletto, chiuso per impedire il transito di autoveicoli e/o di animali che qui pascolano liberamente come mucche e cavalli, permette l’accesso ad una vasta radura erbosa; l’accesso al pubblico è libero per tutti (naturalmente a piedi), e possono accedervi solo gli automezzi “agricoli” (come trattori) ed operai forestali impegnati nella gestione e nei lavori di manutenzione all’interno della tenuta che sono al diretto servizio dei proprietari di Kilcooley. Superati il cancello ha così inizio una passeggiata attraverso un campo spesso quasi sempre bagnato dalla rugiada o dalla forte umidità; in questo caso è consigliabile avere ai piedi pedule escursionistiche adatte a questi tipi di terreni.
Le rovine dell’antica abbazia sono già ben visibili sullo sfondo. Una breve camminata lungo un sentiero ben marcato dal passaggio di uomini e animali attraverso un campo, consente di raggiungere l’ingresso pedonale dell’Abbazia. Mentre si avanza in direzione della stessa una singolare struttura a forma di grosso alveare, desta la nostra curiosità. Un’apertura sul lato, consente di osservare dall’interno questa curiosa costruzione che, in realtà, doveva essere una vecchia colombaia. Non è noto se questo fosse utilizzato come colombario per conservare le ceneri o come colombaia per i piccioni; ma molto probabilmente si trattava di una colombaia poiché nel soffitto c’è un buco largo meno di un metro, da cui entravano e uscivano i piccioni.
Eccoci finalmente giunti al cospetto dell’abbazia di Kilcooley, un luogo fantastico che – avvolto dalle nebbie e dalla foschia – genera stupore e meraviglia per le bellezze architettoniche, stilistiche, scultoree e decorative che in essa si riscontrano. A prima vista la struttura sembra essere in un buono stato di conservazione, ma l’amarezza prevale quando, avvicinandosi, si scopre che l’accesso è precluso perché alcune parti della struttura sono pericolanti o in uno stato di precario equilibrio statico. Questa Abbazia cistercense risale originariamente al 1182 e fu ricostruita nel 1445. La tenuta su cui si trova l’Abbazia è privata ma l’Abbazia è un Monumento Nazionale e dal febbraio 2019 l’accesso è libero e ben segnalato, situazione – questa – che consente di poter ammirare da vicino questo autentico gioiello (anche se nascosto) dell’arte sacra irlandese.
Fondata dal re di Thomond, Donal Mor O’Brien, nel 1182 circa e nel giro di due anni l’abbazia divenne una fondazione figlia dell’abbazia cistercense di Jerpoint nella contea di Kilkenny. Bruciata in seguito ad un incendio nel 1445, e in seguito ricostruita, fu spesso abitata come residenza occasionale dalla famiglia Barker quando ne divenne la proprietà. L’Abbazia stessa risulta essere una imponente struttura con un’enorme finestra che s’apre sul lato orientale. Scorrendo con lo sguardo al di là della grata in ferro per impedire l’accesso, al suo interno sono possibili scorgere bellissime tombe, particolari effigi in pietra, sculture e bassorilievi a carattere sacro; alzando lo sguardo verso il soffitto si vedono le orditure di alcuni imponenti archi che sorreggono la volta e un fonte battesimale posto all’ingresso principale dell’Abbazia.
Considerata uno fra i tesori nascosti in questo angolo remoto della contea di Tipperary, l’abbazia si trova all’interno di un podere murato. Da un lato, verso occidente, la foresta chiude l’orizzonte del campo visivo, mentre girando intorno a queste mura che sanno di antico, di duro lavoro, di preghiera e di contemplazione, si avverte come questo luogo sia – da sempre – uno dei posti più tranquilli che si possano desiderare, laddove la meditazione esalta l’animo alla sublimazione del semplice e del concreto. Circondata da boschi e fattorie, pochissimi suoni del mondo moderno e rumori che giungono dall’esterno penetrano nel campo in cui essa giace. Per tutte queste sue caratteristiche è possibile immaginare, quasi percepire, quelli che potevano essere i tempi in cui questa abbazia fu dapprima abitata e, successivamente, utilizzata quotidianamente come rifugio e luogo di culto per i monaci cistercensi che qui dimoravano.
Fra le tante curiosità che avvolgono di fascino e mistero queste rovine, dialogando con alcuni tagliaboschi locali, si scopre che Kilcooly Abbey fu stata utilizzata, negli anni ’80, anche come location per la realizzazione del film di John Boorman “Excalibur” basato sulla leggendaria spada di Re Artù e della saga dei “Cavalieri della Tavola Rotonda”. Anche quest’ultima è una tra le “perle” di rara bellezza poco conosciuta, poco conosciuta dal grande pubblico, di questa meravigliosa terra che è l’Irlanda; la sua visita ed una escursione per raggiungerla, non possono mancare nel taccuino dei viaggiatori, degli escursionisti e dei backpacker… (testi ©Andrea Perciato; photo ©Maria Rita Liliano & ©A. Perciato)
