A pochi chilometri da Rodi, sulla strada che porta all’aeroporto, una deviazione a sinistra consente di raggiungere una singolare altura montagnosa [FILERIMOS (Φιλέρημος)] da cui spicca una balconata che s’affaccia sulla parte centrale dell’isola offrendo scorci e vedute paesaggistiche, dominanti le baie di Ixia e Trianda con un mare dai fondali color smeraldo; un luogo davvero molto bello con una natura che si alterna tra aspre montagne ed estese boscaglie, nel mezzo le intense coltivazioni d’ulivo.
Raggiunti la piccola Prophet Elias Holy Orthodox Chapel, chiesetta dedicata al culto del Profeta Elia, la curiosità di conoscere da vicino tracce di questo singolare culto, ci consente di entrare ed apprezzare tutta l’iconografia presente al suo interno, fatta di bellissimi affreschi alle pareti con scene bibliche e di santi; suppellettili finemente decorati o scolpiti in legno come seggiole e troni; lampadari candelabri e lucernari di pregiata fattura che richiamano, nello stile e nelle decorazioni, l’arte iconografica sapientemente espressa dalle mani di locali maestri artigiani che rendono viva e danno forma alla materia su cui intervengono. Immersa in una copiosa vegetazione forestale in cui prevalgono la pineta e la tipica macchia mediterranea, nelle sue vicinanze parte un percorso pedonale, facilmente individuabile da gradoni sistemati nella roccia, che – salendo – conducono quasi in cima fino a sbucare in un ampio piazzale in cui fanno la loro comparsa decine e decine di pavoni che saltellano, venendoci incontro, alla ricerca di cibo.
La collina di Filerimos trae l’origine della sua toponomastica da un monaco venuto da Gerusalemme tra l’XI e il XIII secolo che porta con sé, in questo suo peregrinare, l’icona della Vergine Maria considerata opera dell’evangelista Luca. Altra supposizione lascia intuire che il luogo sembra aver acquisito il nome già nel corso del X secolo, con la costruzione del monastero bizantino e la presenza di una confraternita, che – avendone cura e favorendone il culto – conduceva una vita tranquilla e solitaria in un ambiente così silenzioso. Altre versioni parlano di eremiti che abitarono le grotte della montagna durante il medioevo oppure che il toponimo sia fatto accostare al cognome di qualche personaggio di spicco, proprietario di un vasto territorio che si espande nella zona ai piedi della rupe.
Appena superati un chiosco, al centro di una sorta di slargo compaiono, sulla sinistra, l’ingresso del Monastero di Filerimos, mentre a destra parte un lungo viale alberato, costellato da filari di cipressi, che determina un percorso pedonale segnato (sulla destra) dalle stazioni della Via Crucis con lastre in bronzo realizzate con disegni (e scritte in lingua italiana) che nell’essenzialità stilistica, si rifanno al movimento futurista dei primi decenni del XX secolo. La collina di Filerimos (265 metri d’altezza) si trova nella zona in cui sorgeva l’antica cittadina di Ialyssos ed è nota per la presenza del monastero di Nostra Signora di Filerimos, eretto dai cavalieri di San Giovanni in onore della Vergine e conserva all’interno un chiostro medievale davvero molto bello.
Il Monastero Cattolico di Filerimos è ben conservato ed è la principale attrazione del luogo. Eretto dai Cavalieri Ospitalieri, fu distrutto dai turchi Ottomani, e successivamente ricostruito dall’Ordine dei Frati Minori Cappuccini; oggi il monastero non è più operativo a livello religioso. In questa zona sorgeva anche un tempio dedicato ad Athena Polias (pochi ruderi sparsi), resti di una basilica paleocristiana e di una chiesetta di origini bizantine; all’estremità del viale, s’impenna l’iconica Croce in cemento (alta 18 metri) e la cappella del profeta Elia.
Il percorso fino alla Croce, conosciuto anche come Via Dolorosa o il Cammino del Calvario (Golgotha), passa attraverso cipressi ed edicole con bassorilievi bronzei che raffigurano scene della Passione di Gesù Cristo, fino alla grande croce di Filerimos in cemento imbiancato. La monumentale Croce di Filerimos domina sul paesaggio circostante con vista su Ialiso, Kremasti, Sgourou, e la città di Rodi in lontananza. Chi giunge fin quassù ha la possibilità di godersi il paesaggio effettuando passeggiate nella natura (presenza di esemplari di ulivi secolari), dove potranno osservare la macchia mediterranea che sale fino in cima e ammirare i singolari (e bei) esemplari di pavoni che – insieme alle capre che pascolano liberamente – si aggirano liberi tra le rovine, il bosco e i sentieri. (testi ©Andrea Perciato; photo ©Maria Rita Liliano & ©A. Perciato)
