al monte PERTUSO da Cava (Lattari): una “Finestra” sul golfo

Questa montagna che, nel dialetto locale, è anche chiamata – per via del foro naturale esistente nella parete rocciosa tra le due vette predominanti – “Monte Pertuso” con i suoi 1145 m d’altezza si presenta come una delle cime più alte nell’immediato entroterra salernitano. Monte Finestra è uno spartiacque naturale che, con la sua imponente mole rocciosa dalle strapiombanti pareti a picco, separa la valle di Cava dei Tirreni ad est da quella di Tramonti ad ovest ed è una di quelle montagne che ha un aspetto unico nella sua “forma” e che viene riconosciuta anche a notevole distanza. Ben visibile dall’estremità orientale del golfo di Salerno, individuabile dal lungomare di Salerno, porta d’ingresso ideale per accedere al gruppo montuoso dei Lattari, importante punto di riferimento visibile da tutte quelle cime al di sopra dei mille metri che sorgono alle spalle (monti Picentini) della Hyppocratica Civitas (Salerno) e, cosa che stupisce ancor di più, ben visibile anche dalla città di Napoli nelle giornate più nitide.

Immaginando per un attimo di chiudere gli occhi ed ascoltare la voce del più noto tra gli escursionisti meridionali di fine ‘800, Giustino Fortunato così descrive la sua ascensione a questa singolare montagna: “… Dal villaggio di Corpo (della Cava), che spazia per un lungo tratto di quello ameno paesaggio, la nuda vetta di Monte Finestra m’invitò ad ascendere ancor più in alto; e la brezza libera mi richiamò davvero ad una quiete maggiore dello spirito. L’esteso panorama, che si gode da quell’erta sommità, è largo compenso alle poche ore di salita faticosa. Da un lato, Cava ed il golfo di Salerno e la pianura di Eboli: dall’altro, il bacino solitario di Val Tramonti e i cocuzzoli del Sant’ Angelo e il lucido specchio del porto di Napoli; e d’ogni dove, un continuo profilo di balze rilevate, una ricca vegetazione su molli declivi, una infinità di ville sparse e biancheggianti per le aride campagne. A quello spettacolo, pur sembrandomi di essere come innanzi ad una persona venerata, mi sentii più buono, più vigoroso: tanta luce e tanta parte di creato facevano sorridere al mio cuore le immagini della fanciullezza: e in quell’ora serena, il silenzio mi parve l’unico e razionale culto dell’uomo alla maestà dell’infinito!

Muovendosi dalla località Contrapone di Cava dei Tirreni, ha inizio la salita che immette immediatamente nella boscaglia. La natura intorno è in prevalenza boschiva (macchia) con una presenza massiccia di querce e qualche raro castagno. Man mano che il sentiero s’inerpica il bosco diventa sempre più rado. Al termine del recinto, sulla sinistra, con un piccolo salto si ritorna al sentiero. Proseguendo per altri 200 metri circa, si arriva in uno stretto canalone; qui un rivolo d’acqua, a mo’ di ruscelletto, cala dalla roccia formando una piccola sorgente. Continuando sempre a salire si raggiunge un’ampia terrazza che s’affaccia al sottostante vallone detto poi, il sentiero svoltando nuovamente a destra, incontra sul suo cammino dei grossi macigni che rendono ancora più difficoltoso il cammino. Così, dopo piccoli e stretti tornanti, si raggiunge la Foce di Tramonti (quella a nord) o di “Contrapone“, che si affaccia in quell’anfiteatro paesaggistico che è la verdissima valle di Tramonti.

Da qui, ora, si prosegue salendo sulla sinistra, in direzione sud, verso l’aspro crinale della cresta settentrionale della vetta nord della montagna. Giunti intorno ad una quota considerevole scompare la macchia boscosa mentre il paesaggio – aprendosi – si presenta brullo, spoglio ed arido. Proseguendo da qui, il percorso risulta essere un tantino impegnativo e richiede un minimo di attenzione, ma il panorama e i paesaggi che si godono da qui sono di una incomparabile bellezza. Siamo nella zona conosciuta come la falesia di Pietrapiana, un’area naturale ove gli appassionati di free-climbing vengono qui ad allenarsi con scalate e ascensioni lungo le ripide pareti in roccia calcarea. Dopo altri brevi (ma impegnativi) saliscendi si raggiunge la cavità ove è allestita una sorta di luogo di culto. Siamo all’ingresso della grotta di Pietrapiana.

Al suo interno vi è stata collocata una singolare scena della “Natività. La grotta si apre a quota 775 m elevandosi tra la valle metelliana e quella di Tramonti. Qui l’8 maggio 1988, fu collocata una piccola statua della Madonna Immacolata che, a tutt’oggi, viene chiamata “Madonna della Pace”, per la singolare quiete che si avverte in questo luogo, riparato dai venti e dalle piogge, e per il suggestivo paesaggio che s’apre con spettacolari vedute panoramiche sul golfo partenopeo, sul Vesuvio e sul mare. Qui, al cospetto della sacra statuetta e dell’altarino elevato ai suoi piedi (da Carlo Ferrara negli anni ’50) posto all’ingresso della cavità, un frate francescano (tale Vittorio Dell’Aglio) officiò la prima messa profetizzando che questo luogo, avrebbe attirato sempre di più folle di fedeli e di escursionisti. Al suo interno è stato realizzato anche un ingegnoso sistema per incanalare la fresca acqua sorgiva per mezzo di un fontanile; quassù, ogni 25 aprile e ogni 2 giugno il luogo è meta di fedeli, di pellegrinaggi e di escursionisti.

Siamo sull’orlo di quel dirupo conosciuto come il “Malopasso” che altro non è quel particolare tratto (quasi una sorta di cengia) che dalla sella tra le due cime (quella ove s’apre la “finestra” per intenderci!) consente di raggiungere il nostro sentiero e permette di salire fino alla vetta nord del Monte Finestra. Giunti finalmente in cima alla vetta nord della montagna, il luogo è conosciuto come “il telefono“, a 1138 metri d’altezza. Qui la presenza di un rifugio, tutto allestito in legno, offre un sicuro riparo in caso di necessità. All’interno della baracca è possibile trovare del cibo oppure utilizzare gli utensili e materiali (come pentolame, posate e caffettiere) che sono stati qui lasciati appositamente per poter essere usati da tutti coloro che giungono in vetta. Fuori del rifugio una bella croce in legno, incastrata in una cornice di ferro, si eleva da un poggio su cui è ancorata e domina tutta la valle metelliana fino al mare del golfo; nelle vicinanze la statuetta di un Cristo “benedicente” punta lo sguardo verso la stessa direzione.

Il panorama dal rifugio della vetta Nord è splendido e ripaga di tutti gli sforzi compiuti per raggiungerla. L’ambiente risulta essere molto suggestivo soprattutto all’alba e al tramonto per via del caratteristico arrossarsi delle rocce dolomitiche che, baciate dai raggi solari, riflettono di una luce intensa le pareti calcaree. Quassù però bisogna stare molto attenti (!) perché ci si trova a transitare sull’orlo di baratri e precipizi profondi oltre i 300-400 metri. (testi ©Andrea Perciato; photo ©A. Perciato)

Pubblicato da Andrea Perciato

Sono una Guida Ambientale Escursionistica dell'AIGAE (Associazione Italiana Guide Ambientali Escursionistiche). Giornalista/pubblicista, esperto della progettazione di itinerari escursionistici e della promozione turistica mirata all'ambiente e alla natura. Amante del sapere e sempre alla ricerca di nuovi orizzonti da esplorare e da raccontare. Camminare, sognare, respirare e amare questo bellissimo e incredibile mondo.

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