Parlare del Matese, ultimo tra i grandi giganti della dorsale appenninica, è un po’ come raccontare tutta la storia delle esplorazioni e dell’escursionismo nel Mezzogiorno italiano. Antichi sentieri e piste della transumanza, presenti con le tracce dei tratturi intersecavano, si rincorrevano o si accavallavano lungo le pendici di questo gigante dell’Appennino. Il Matese non è solo montagna, ma è anche altro: profumi, odori, sapori, cultura, tradizioni… vita! Il massiccio, che determina la dorsale appenninica si colloca, per buona parte, in terra molisana con copiose giogaie e valli profonde; da esso s’impenna la cima più alta: quel poderoso Miletto (2050 m) che reca tracce, nelle conche sommitali, di antichi bacini glaciali; la nostra meta, invece, è la Gallinola.
Considerata da alcuni studiosi di geografia amministrativa come il “tetto della Campania“, la cima si raggiunge da una balconata posta ai margini della conca di Piano della Corte (1643 m); un’alternanza di pianori e sconfinate praterie montane, attraverso verdi pascoli, con tracce di un antico stazzo che un tempo fungeva da riparo per le greggi. Qui la sporadica presenza antropica, laddove uomo e natura sono riusciti a convivere in perfetta armonia per secoli, si evidenzia tra l’ingegno dell’uno e la bellezza dell’altra. Ogni sosta è buona per guardarsi intorno e provare la sensazione di meraviglia e smarrimento. I paesaggi sono molto belli; in fondo, verso sud, l’enorme conca carsica solcata dal lago si adagia al centro di una teoria di monti avvolti dalle foschie mentre, volgendo lo sguardo in alto gli occhi, increduli, scorgono una volta celeste tersa nel suo arcano splendore.
Passando dalla faggeta alle radure assolate, la brulla vetta si avvicina per un sassoso sentiero che arranca lungo i ripidi versanti orientali della montagna. Si attraversano conche carsiche sommitali che sembrano appartenere ad un paesaggio quasi lunare; con tracce appena visibili, lungo piste battute dai pascoli d’altura, si continua per assolate pietraie che giungono fino in cima alla Gallinola (1923 m) da cui s’aprono, improvvisamente, ampie vedute panoramiche. Ritrovarsi proiettati sull’immenso, in questo angolo di Appennino meridionale, non c’è scenario tra i più belli dell’ambiente montano che riesca ad offrire sensazioni ed emozioni oggi difficilmente riscontrabili altrove.
Come era prevedibile, la magnificenza di un limpido orizzonte appare ai nostri occhi in tutta la sua straordinaria bellezza: laggiù in fondo, il lago del Matese e, poco oltre, la pianura campana; a settentrione, come da una terrazza naturale s’apre, in un crogiuolo di elementi che s’alternano tra altipiani boscosi, valli, contrafforti e declivi, la piana del Volturno. Mentre il sole irradia i suoi raggi e riscalda l’ambiente della cima permettendo ai ranuncoli e alle bianche margheritine di rizzarsi sugli steli, la luce fulge splendida in ogni angolo dell’orizzonte; e questa è solo una delle infinitesime magie che riescono ad offrire i meravigliosi ambienti del Matese: laggiù verso nord, la cima del Miletto, ma quell’orizzonte… è terra del Molise! (testi ©Andrea Perciato; photo ©Maria Rita Liliano & ©A. Perciato)
