“Llanthony Priory” (Wales, Cymru) abbazia ferma nel tempo

Siamo nel Galles (antica terra di Cymru), nell’area montuosa del Breacon Beacons. Qui una leggenda racconta che all’inizio del XII secolo, il nobile e ricco William de Lacy, mentre cacciava attraverso la Valle di Ewyas, trovò rifugio all’interno della rovinosa cappella celtica di St David al centro di questa valletta, ove fu colpito, preso e totalmente coinvolto, da uno stato emotivo-devozionale tale da convertirsi al cattolicesimo. Decise quindi di fondare un priorato proprio qui, in questa valle nascosta e fuori dalle principali vie di comunicazione, favorendo così la nascita dell’Abbey Llanthony Priory.

Ai margini orientali della principale area naturalistica del Galles, quella del Brecon Beacons, tra i rilievi delle Black Moountains (di origini vulcaniche) sorge, in una conca determinata dal susseguirsi di valli, prati ed aspri crinali, una delle più belle abbazie medievali su suolo britannico, le cui imponenti rovine narrano di leggende e antichi luoghi di culto: Llanthony Priory. Ciò che resta oggi di questa abbazia, giace verso l’estremità nord della Valley of Ewyas, lungo uno dei percorsi panoramici tra Abergavenny e Hay-on-Wye. Per oltre dieci miglia la strada scorre – attraverso una natura selvaggia e ricca di essenze lungo il fondovalle – ai margini dell’Honddu River, fino all’estremità superiore più a nord del convento, ove sale verso il Gospel Pass, il passo più alto del Galles, e poi scende verso terreni agricoli intorno al Wye River.

La rotabile è molto stretta, delimitata da muri in pietre a secco e dalle copiose siepi che accolgono pascoli di pecore dal pelo nero. Alcuni insediamenti, più che altro farm (fattorie) e case isolate, sono sparsi nel fondovalle, mentre tutto il circondario, soprattutto alla base delle montagne, viene determinato dai boschi, campi arati e prati verdi, fiancheggiati da pareti rocciose; le case sono costruite con la stessa arenaria scura grigio-rossastra utilizzata per i blocchi del priorato. La sensazione di trovarsi all’interno di un qualcosa di simile alla nostra San Galgano, è immediata! Quel che oggi resta delle rovine, sono mura invecchiate, punteggiate da licheni, ampie chiazze di patina nera e piante spontanee cresciute fra gli interstizi.

La gigantesca struttura (orditura) viene caratterizzata da ampi archi ogivali a sesto acuto, colonne isolate che emergono dal tappeto di erbe, il tutto arricchito da un ambiente aspro, suggestivo e, al tempo stesso, bellissimo. Attraversare le navate di questa abbazia è come tuffarsi in una dimensione spazio-temporale senza fine. Nel 1108 fu costruita una prima chiesetta favorendo così la nascita di una prima comunità di monaci “agostiniani”. Immergendoci, con gli occhi e con la mente, alla scoperta degli angoli più significativi della struttura possiamo osservare la maestosità delle bellissime finestre ogivali e degli archi a “sesto acuto” che ancora oggi sopravvivono, sebbene frammentari, e che lasciano solo trapelare quei piccoli indizi della imperiosa sacralità, della grandezza e dell’importanza di questo sito religioso.

La scoperta di ogni colonna, seguire con gli occhi le sinuosità di ogni arco, le penombre di ogni portale, è un continuo susseguirsi di emozioni visive, di continui giochi di luci ed ombre, dell’alternarsi di spazi pieni e vuoti che si rifanno alla maestosità della grandezza ecclesiastica di tempi lontani sviluppata in questi territori così aspri e difficilmente raggiungibili. Girovagando tra le pietre, tra curiosità e spirito d’avventura, non si trascuri soprattutto la scoperta dei particolari stilistico, decorativi, strutturali e architettonici che determinano le facciate esterne di questa abbazia. Qui, la stagione invernale è molto rigida e la coltre di neve resta per lunghi periodi a determinare il siderale candore avvolto solo dai silenzi o dal fruscio di qualche animale selvatico che scorrazza tra gli alberi dei vicini boschi; per il resto, sembra davvero di poter essere proiettati al centro di un film di matrice medioevale. (testi ©Andrea Perciato; photo ©Maria Rita Liliano & ©A. Perciato)

Pubblicato da Andrea Perciato

Sono una Guida Ambientale Escursionistica dell'AIGAE (Associazione Italiana Guide Ambientali Escursionistiche). Giornalista/pubblicista, esperto della progettazione di itinerari escursionistici e della promozione turistica mirata all'ambiente e alla natura. Amante del sapere e sempre alla ricerca di nuovi orizzonti da esplorare e da raccontare. Camminare, sognare, respirare e amare questo bellissimo e incredibile mondo.

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