Abruzzo, il “Sentiero dei 4 Stazzi” dal Passo Godi un “circuito” intorno al monte Marsicano

Questo è un itinerario particolarmente interessante per l’ambiente selvaggio che si attraversa e per il tatto che ci si avvicina alla zona di riserva integrale, laddove più frequente è la presenza dell’orso marsicano e nella quale il passaggio degli escursionisti turberebbe irrimediabilmente l’equilibrio della popolazione superstite di questa specie. A questi elementi naturalistici si aggiunge lo splendido panorama che si offre a chi giunge sulla maggiore elevazione del monte Godi. Da Villetta Barrea si segue la strada che porta a Scanno, fino all’accesso “Y” del Parco, ove inizia il nostro sentiero che corre lungo il confine del Parco Nazionale.

Si valica il passo Godi (1547 m) ove sorge un albergo e poco dopo si parcheggia in corrispondenza di una strada sterrata sulla sinistra: qui è la capanna dell’accesso “Y”. Da una sterrata, s’apre uno spiazzo e lo stradino è chiuso al traffico da una sbarra; qui cominciano le tracce dei sentieri Y del PNALM (Parco Nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise). A piedi si segue la carrareccia con facile percorso in falsopiano (segnavia “Y1”), con bel colpo d’occhio sulla valle del Tasso che si apre in basso verso settentrione. La strada, all’inizio è in salita ma poi continua in leggera discesa (ottima vista sul cocuzzolo piramidale di Serra Capra Morta 1937 m), procede dapprima verso W, poi curva in direzione S-W fino a raggiungere lo stazzo di Ziomas/Ziomax (1583 m).

Caratteristica di questi stazzi (o jazzi) d’alta montagna è la loro peculiare struttura capace di asservire a molteplici funzionalità. Solitamente un unico vano (esternamente in pietra grezza) al cui interno vi è il ricovero per i pastori transumanti e, in un angolo, oltre al focolare, il giaciglio per gli animali; ma generalmente usato durante l’estate, all’esterno è sempre presente un recinto squadrato fatto con pietre calcaree e sistemato con pali e recinzioni alte a “prova” di orso marsicano pronto a buttarsi sulle facili prede come pecore e capre. La pista ogni tanto, soprattutto dopo abbondanti acquazzoni, regala la possibilità di scorgere le impronte lasciate dal lupo nel fango che corre alla caccia di cervi o cinghiali.

Si continua sulla sterrata che inizia a salire e attraversa la Serra di Ziomàs, e poco dopo a un bivio si tralascia la sterrata di destra che scende e si prosegue ancora in direzione di un secondo bivio da cui si può prendere indifferentemente una delle due sterrate che più avanti si ricongiungono a un quadrivio. Si va a destra (la sterrata di sinistra porta verso la cresta Ovest del Monte Godi),  fino a giungere a quota 1735 m ove la carrareccia inizia ad aggirare il Monte del Campitello da Sud scendendo leggermente (sulla sinistra compare un grande altopiano racchiuso da montagne, è il Ferrojo di Scanno). Raggiunto il versante Est di Monte del Campitello (1715 m) si abbandona la sterrata e si inizia a salire (Ovest) seguendo un evidente vallone incassato.

La via non è obbligata, si sceglie, a vista, il percorso migliore per risalire il costone erboso che porta sulla vetta del Monte del Campitello 2014 m. Da qui s’apre uno scenario molto suggestivo con vedute paesaggistiche sulle creste circostanti e le doline interne ricoperte da prati ove si raccoglie un particolare tipo d’erba (simile a una bacca) molto usato nelle pietanze della cucina locale; laggiù in fondo alla conca si ergono i ruderi dello Stazzo Vado di Corte (1900 m). Si prende il sentiero in direzione NNE fino a solcare i margini di un anfiteatro naturale che si espande tra ampi orizzonti e faggete in lontananza. Continuando sempre a scendere si raggiunge l’altopiano di Camporotondo (1700 m) da cui s’aprono ampi panorami sulle vette circostanti.

Successivamente da qui si prosegue (direzione E) verso macchie boscose in cui prevale la cerreta e la faggeta. La pista scende ancora in leggera discesa fino a divenire sassosa e, quando termina il bosco esce all’aperto con panorami mozzafiato fino a Scanno. Una sterrata sale (da Scanno) fino a lambire le irte serre di Ziomas, che si sporgono sulle nostre teste a dx, e si ricongiunge (1617 m) alla pista fatta per l’andata. Non resta da fare che proseguire nuovamente verso lo Stazzo Ziomas lasciando alle nostre spalle un autentico paradiso della montagna, e ripercorrere lo stesso itinerario fatto per l’andata fino al cancello d’ingresso dell’itinerario Y1. (testi ©Andrea Perciato; photo ©Maria Rita Liliano & ©A. Perciato)

Pubblicato da Andrea Perciato

Sono una Guida Ambientale Escursionistica dell'AIGAE (Associazione Italiana Guide Ambientali Escursionistiche). Giornalista/pubblicista, esperto della progettazione di itinerari escursionistici e della promozione turistica mirata all'ambiente e alla natura. Amante del sapere e sempre alla ricerca di nuovi orizzonti da esplorare e da raccontare. Camminare, sognare, respirare e amare questo bellissimo e incredibile mondo.

Lascia un commento