Scegliere di compiere un giro nelle profonde, assolate e deserte terre del Sud può – a volte – riservare sorprese davvero incredibili, esperienze che ti coinvolgono e ti catturano così ricche di fascino e bellezza, di suggestioni e splendore. Siamo in Basilicata, tra Policoro e Tursi, tra la costa e i desertici calanchi in tufo/gesso bianco delle vallate più interne; agli estremi lembi tra la val d’Agri e la val Sinni, si erge una modesta elevazione ove un tempo fiorirono antichi centri come la greca Pandosia e – successivamente – la medioevale Anglona, cui fece seguito l’erezione di un Santuario dedicato al culto di Maria; quassù, a 263 metri d’altezza, è un posto magico, un luogo dell’anima da cui si gode di una vista mozzafiato, con tanto verde tutt’intorno.
L’attuale Cattedrale di Santa Maria “Regina” d’Anglona, datata tra il sec. XI ed il sec. XII, è l’ampliamento di una prima chiesetta, (del VII-VIII sec.), corrispondete all’attuale cappella oratorio. Chiesa con pianta a “croce latina” il suo interno si apre con una navata centrale, con un doppio ordine di cinque arcate, pilastri su cui poggiano archi a tutto sesto, ed archi ogivali sul lato sinistro. Per raggiungere questo gioiello, si compie un breve viaggio, attraversando un suggestivo scenario paesaggistico davvero fuori dal comune, caratterizzato da una rigogliosa natura (frutteti e uliveti) a cui si alternano le ruvide e bianche pendici, come fossero quasi lamelle o i drappi di una tenda agitata dai venti – dei “calanchi” (in zona di Aliano), surreali formazioni litologiche che trasformano il paesaggio in un “altrove metafisico”.
La via che da Tursi, attraversa i calanchi e porta ad Anglona/Pandosia è totalmente asfaltata ed attraversa un ambiente fuori dal tempo; talmente priva di traffico la stessa permette di camminare letteralmente tra queste aspre colline in un ambiente desertico tale da sembrare di camminare su un pianeta sconosciuto. Toccando queste conformazioni rocciose (argilla, arenaria e limo) si avverte – al tatto – la friabilità e la delicatezza della loro struttura geologica: molto somiglianti alla corteccia di un loricato, si sfaldano facilmente al tatto tramutandosi in polvere grigia quasi come se fosse fango essiccato, bellissime e misteriose al tempo stesso!
Raggiunti lo spiazzo – una spianata prativa – che degrada verso una pineta che quasi nasconde la facciata in pietra calcare bianco/rosea del Santuario; spostandosi lievemente a destra si presentano una serie di nicchie (camere a schiera coperte da “volte a botte” simili a cappelle votive, ma) che erano adibite per ospitare le “celle” per i monaci eremiti d’origine bizantina che assumevano un ruolo sacrale provvedendo a perpetuare il culto del vicino Santuario. Queste fanno da platea introduttive alla facciata d’ingresso del Santuario di Santa Maria d’Anglona, l’antica “Pandosia”.
La costruzione (risalente all’XI/XII secolo) si evidenzia per il suo Campanile in stile romanico dalle bifore a colonnine, in tufo e travertino, con elementi architettonici di pregiato e notevole importanza stilistico-decorativa. L’entrata si presenta con un grande portico del XIII secolo, sul cui arco troneggiano bassorilievi in tufo raffiguranti l’agnello “crucifero” (della simbologia “Templare”) e i simboli dei quattro evangelisti, appena sotto un arco di testine zoomorfe. L’abside esterna, che si evidenzia per i motivi arabeggianti è l’elemento più bello della struttura, con intagli e ornamenti, archi pensili, un finestrone centrale, lesene e mensole; mentre sulle pareti esterne si ammirano le numerose formelle con figure zoomorfe a rilievo che creano un bellissimo effetto cromatico.
Il suo interno – a tre navate con pilastri ad archi ogivali e a tutto sesto – raccoglie un bellissimo ciclo di pregevoli affreschi databili tra il XIV e il XVI secolo raffiguranti vicende storiche del vecchio e nuovo testamento, con figure di Santi, scene bibliche come la Genesi, la Torre di Babele, Noè con la fiasca del vino, la “creazione” con Adamo ed Eva, l’uccisione di Abele (più altre scene minori), il martirio di San Simone ed altri ancora. Alla destra dell’altare giace la statua della Madonna con Bambino. In un ottimo stato di conservazione, invece, sono gli affreschi di Santi, Beati e Vescovi che decorano e caratterizzano i pilastri che dividono le navate; simboliche figure della fede tra cui primeggiano San Sebastiano, Sant’Antonio di Padova, San Rocco, San Giovanni Battista, San Vito martire e San Biagio; molto particolare il soffitto a cassettoni. Facendo scorrere lo sguardo nello scrutare con più attenzione le scritte e le diciture sui pilastri, si evidenziano iscrizioni di matrice araba.
Esternamente, poi, s’apre un paesaggio davvero molto bello. Dalla collina su cui si erge il Santuario elevato a Pontificia Basilica Minore dal Santo Padre Giovanni Paolo II il 17 maggio 1999 si po’ godere della vista di un bellissimo panorama laddove ovunque giunga lo sguardo: isolato in un’autentica oasi di pace e silenzio, con una vista mozzafiato a 360 gradi che si distribuisce tra le aride valli dell’interno e la costa, lo spazio antistante il sacro edificio viene, spesso, simpaticamente invaso da mucche al pascolo che si annunciano per il caratteristico campanaccio che portano al collo. Qui, infatti, si può ritrovare se stessi ascoltando, semplicemente, il silenzio. Il luogo, con la sua semplice bellezza, induce alla preghiera e altrettanto si prova nell’osservare il bucolico paesaggio che circonda la collina, molto suggestivo all’ora del tramonto.
Raggiungere questo posto – provenienti dalle impervie strade dell’interno, oppure dai litorali marini – val davvero la pena di compiere un lungo e articolato viaggio; il luogo si trova anche sulla direttrice della rotta del “Basilicata Coast to Coast” ed è di facile individuazione, anche se ben nascosto alla vista lungo le strade che scorrono tra le valli e le pianure circostanti; ma le sensazioni che si provano una volta raggiunti il sito e poterlo vivere attraverso tutte le sue essenze, lasciano davvero quel senso di fascino, bellezza, misticismo e meraviglia, difficilmente riscontrabile altrove! (testi ©Andrea Perciato; photo ©Maria Rita Liliano & ©A. Perciato)
