l’antico quartiere della “RABATANA” a Tursi (MT), un viaggio a ritroso nel tempo

Perché Tursi è così importante in un territorio solo in apparenza aspro e desolato…? Cosa conduce, a queste latitudini, un viaggiatore alla ricerca dell’insolito, del fascino e – perché no – del mistero…? Ecco a voi tutti la possibilità di intraprendere un viaggio attraverso il tempo e lo spazio, ove sembra di essere stati catapultati – in una storia dal sapore delle mille e una notte – tra vicoli stretti, ripide stradine, case graziose che prospettano sul vuoto e antichi palazzi che s’affacciano sull’immenso.

TURSI è un comune lucano, in provincia di Matera, quella fetta di territorio che prospetta verso il mar Ionio. Il luogo già da lontano ti prende e ti colpisce per la sua caratteristica di borgo, da una parte ben nascosto a chi proviene dalla costa, dall’altro il suo antico quartiere di origini arabe “la Rabatana” arroccato su un costone di roccia friabile (gessi, arenarie, tufo e calcareniti) che s’affaccia su profondi valloni solcati da torrenti, spesso in secca per l’opprimente canicola che qui, d’estate, colpisce duramente. Tursi è un paese che val davvero la pena conoscerlo, ma… naturalmente a piedi, e andiamo a scoprire il perchè!

Attraversare le stradine che s’inerpicano e le strette viuzze che serpeggiano fino ai punti più alti, rendono il luogo suddiviso in due parti ben distinte: la parte “vecchia”, quella più in basso, distesa ai margini di colline ulivate, e quella più “antica”, oggetto della nostra esplorazione: il quartiere di matrice araba, collocato più in alto rispetto all’abitato e meglio conosciuto come la “Rabatana”; già ben visibile dal basso per le caratteristiche case diroccate e sormontate da quella che un tempo era il Castello le cui fondamenta poggiano su gallerie, cunicoli e collegamenti sotterranei, autentici “buchi” scavati nella roccia con balaustre in legno da cui lo sguardo spazia sull’immenso; nicchie arcuate simili a finestroni che contraddistinguono il paesaggio che s’affaccia su un orrido precipizio profondo circa duecento metri.

La “Rabatana” è un quartiere dove il tempo sembra essersi fermato da centinaia di anni; case in pietra arroccate sulla viva roccia, gradoni dalle incredibili pendenze, portali che sembrano invitare ad entrare in ambienti bui e angusti, prospettive e mura perimetrali che si perdono negli angoli più lontani, archi in pietra che sembrano sorreggersi spinti solo dall’inerzia, pavimentazioni in basoli sconnessi, il tutto circondato dal più incredibile silenzio ove anche le cicale sembrano far tacere il proprio canto. Attraversare i suoi stretti vicoli, in quell’intricato dedalo di stradine, sembra di essere proiettati in un lontano passato; qui, il tempo, si è davvero fermato al Medioevo.

Arrampicato sulle colline lucane, questo vecchio rione di Tursi si lascia ammirare per le sue numerose abitazioni – ora case isolate, ora autentiche palazzine – in rovina o in un completo stato di abbandono. Diversi sono i palazzi fatiscenti e rari quelli – che per desiderio di pochi sono – in ristrutturazione; qui il vento soffia perenne. Il quartiere è intriso di una storia d’origine arabo/saracena (da questo il nome “a-rabatana”); nei suoi meandri c’è qualcosa che ipnotizza il viaggiatore per le spettacolari vedute sui valloni selvaggi e quel senso di vuoto che si prova; minuscoli vicoli ove è d’obbligo inerpicarsi per raggiungere i luoghi più belli.

Un paese con una vista unica, un luogo “non luogo”, una rupe insolita ove le pietre parlano e fanno viaggiare la propria mente portandoci indietro attraverso il tempo, in modo spontaneo, semplicemente passeggiando in queste vie, su per le rampe in roccia (antico collegamento conosciuto come “Pitrizze” o “Petrizze”), muretti in pietra, balaustre in precario equilibrio, ripidi labirinti che spingono il passo sempre verso l’alto. Muovendosi dalla Cattedrale e puntando verso i ruderi del Castello, ha inizio quel dedalo di vicoli e strette viuzze che fanno di Tursi un “vivere” in un mondo perennemente obliquo. In più di qualche punto s’aprono scorci in cui la vista è davvero suggestiva.

Il posto oltre che essere incantevole è intriso di magia; qui il silenzio regna sovrano, l’aria e salubre è – spesso – fa freddo. In quelle rare case, faticosamente rimesse a nuovo in seguito a ristrutturazioni, sono poche le persone che – sicuramente per una motivata scelta di vita – vi hanno preso dimora ed abitano stabilmente. Non ci sono negozietti o botteghe, come un tempo, perché è tutto abbandonato e disabitato e, nonostante ciò, tra i vicoli e i pericolanti portali risulta essere tutto molto pulito. Pochissimi edifici presentano ancora gli infissi al loro posto e in giro vi sono anche i resti di un frantoio con delle vasche; in più punti, soprattutto ove s’incrociano i vicoli, gli angoli sono abbelliti da piante spesso rampicanti.

Tutt’intorno si avverte quella sensazione di abbandono, anche se alcune strutture sono state riadattate per ospitare accoglienze oppure trasformate in particolari ricettività per chi desidera immergersi in quest’atmosfera d’altri tempi. Il quartiere della “Rabatana” è un luogo in cui perdersi è piacevole, quasi come sentir nascere dal di dentro un misto di fascino e attrazione per quel totale senso di desolazione e abbandono che solo apparentemente si percepisce intorno. La rupe si erge dall’alto dell’abitato e lo sguardo vola lontano, fin dove giunge lo sguardo, laddove gli spazi tra vuoti e pieni, ove le architetture rupestri determinano quel forte senso di appartenenza, vengono determinati e si distribuiscono – tra luci ed ombre – nell’intricata natura formata da inghiottitoi, da calanchi, dalle terre arse, e da paesaggi che sembrano sospesi nel tempo; un luogo talmente così magico ma, al tempo stesso, duro e realistico.

Questa è Tursi, ben nascosta tra rupi, calanchi e valloni, ai margini della sinistra orografica della valle del Sinni; per gli amanti dei paesaggi e del bello è una tappa da non mancare assolutamente sui propri taccuini di viaggio. (testi ©Andrea Perciato; photo ©Maria Rita Liliano & ©A. Perciato)

Pubblicato da Andrea Perciato

Sono una Guida Ambientale Escursionistica dell'AIGAE (Associazione Italiana Guide Ambientali Escursionistiche). Giornalista/pubblicista, esperto della progettazione di itinerari escursionistici e della promozione turistica mirata all'ambiente e alla natura. Amante del sapere e sempre alla ricerca di nuovi orizzonti da esplorare e da raccontare. Camminare, sognare, respirare e amare questo bellissimo e incredibile mondo.

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