Roccagloriosa (Cilento)… e tutto ruotava intorno a una rupe

I Lucani, popolo di pastori nomadi e razziatori occasionali, furono tra i primi abitatori di questi luoghi che spaziano tra le vallate del Mingardo, a occidente e del Bussento a oriente. L’ampio falsopiano alla cui testa si erge la rupe di Roccagloriosa è in una posizione sopraelevata rispetto alle campagne circostanti e alle valli fluviali adiacenti. Gli orizzonti prima degradano dolcemente verso la costa per poi interrompersi, bruscamente, con un alto costone roccioso che integra e completa la cinta muraria, quasi a simboleggiare quegli straordinari segreti che ancora avvolgono le memorie storiche e la leggendaria civiltà di quel popolo così misterioso quali furono i Lucani. Nell’edificare le loro fortificazioni usavano erigere maestose strutture murarie di pregiato valore costruttivo, come la tecnica “isodomica” di scuola greca consistente nel disporre i blocchi squadrati uguali secondo precisi e regolari filari, in maniera tale che i giunti risultassero alternati.

Più a valle, proteso verso il mare, vi era un luogo che seguiva un pianoro degradante e su cui sorse la città di PIXUS, abitata dai Micìtei. Questa città divenne ben presto una importante stazione lungo quella via interna che metteva in collegamento SIBARIS (sulla costa jonica) con POSEIDONIA (sulla costa tirrenica). I Micìtei pensarono di erigere, alle spalle di PIXUS una solida roccaforte e con molta probabilità scelsero quella particolare posizione strategica posta tra due importanti valli fluviali (il Mingardo e il Bussento) e sviluppata su un falsopiano orograficamente protetto a Nord e ad Est dall’altura del Capitinali ed in stretta connessione con gli insediamenti costieri. Il luogo scelto dai Lucani era un sicuro punto di sosta che fungeva da centro per depositi e magazzini per i traffici commerciali lungo le “rotte” da e per il Vallo di Diano. Il sito era a guardia di PIXUS e controllava le direttrici percorse dalle carovaniere che giungevano e ripartivano da queste contrade. Nel punto più alto, con molta probabilità, esisteva già un posto di segnalazione da cui poteva essere previsto ogni movimento proveniente dall’interno. Questo primitivo insediamento fu successivamente denominato FISTELIA, e l’odierna zona (contrada Li Striani) viene attraversata da una via chiamata Fistelle/Finestelle che collega i terreni del circondario.

Con l’avvento dei Romani la zona ebbe un notevole incremento con la nascita di un mercato (grano, olio, spezie, vino, frutta secca, lana, pesce e salsicce dette “lucanicae”). Ma fu soprattutto il clima mite e lussureggiante della costa con l’entroterra lucano che contribuì a far divenire queste contrade, ricercati luoghi per le villeggiature, soprattutto del patriziarto. Con la venuta dei Barbari, l’insediamento subì una conseguenziale decadenza ed i superstiti si raccolsero all’altezza di una rupe chiamata ARMO e posta ad un chilometro dall’antico sito; fu qui che si decise di creare un primo nucleo abitato che in seguito sarebbe divenuto l’attuale Roccagloriosa. Per lunghi secoli il “basso” Cilento fu tagliato fuori dalle vie di comunicazione, e forse fu proprio per questo che aspre zone, scarsamente abitate,  non subirono le influenze delle invasioni e dei saccheggi ad opera dei barbari. Nella vicina Policastro, intorno alla metà del 500 d.C. sbarcarono numerosi soldati Bulgheri che, dopo essere stati impegnati in diverse operazioni belliche, decisero di stanziarsi definitivamente lungo le propaggini sotto l’enorme muraglia calcarea di quel monte (il Bulgheria) che da loro assunse il nome, contribuendo, così, alla rinascita di borghi e villaggi devastati dalla guerra (Acquavena, per una copiosa sorgente, e Celle per la presenza di eremi basiliani) e alla edificazione di nuovi centri tra cui Roccagloriosa, ove eressero un maniero per la difesa che inglobò una preesistente chiesetta dedicata alla Madonna, proprio sulla cima del monte roccioso.

Il “Castrum” di Roccagloriosa era così circondato da possenti mura e gli accessi, che erano vigilati sia di giorno che di notte, avvenivano attraverso i seguenti varchi: Porta la Terra, Porta Mancaniello, Porta Mingardo, Porta Fontanella. Il circondario di ROCCAGLORIOSA presenta un’alternanza di rilievi, boscosi e tondeggianti, che si rincorrono tra fiumare ed enormi montagne che chiudono l’intero orizzonte solcate da verdi e profondi valloni. l’altura di monte Capitinali (515 m) si erge, dolcemente, chiudendo l’abitato verso levante. La valle del fiume Mingardo che aprendosi ad occidente si presenta bassa, fangosa e ciottolosa si differenzia notevolmente da quella del Bussento che, scorrendo più giù verso E, si apre molto più aspra e ricca di vegetazione arbustiva con ambienti selvaggi e calcarei. Un’alternanza di morfologie, queste, che hanno caratterizzato il territorio per lunghi secoli e le cui attività produttive (quali l’agricoltura, l’allevamento, gli scambi commerciali) hanno notevolmente contribuito agli sviluppi ed alla conoscenza di questi particolari e interessanti ambienti.

Durante lo scorrere dei secoli i territori della zona interessata hanno più volte subito numerose devastazioni (per mano umana o per cause naturali) e gli studiosi hanno identificato un primo insediamento in Roccagloriosa situato con molta probabilità nella zona dell’attuale cimitero, quell’altura indicata come Le Chiaie (372 m) un’area che fu successivamente distrutta dai Sibariti verso la metà del I secolo a.C.. L’attuale area archeologica di Roccagloriosa intrisa da una imponente sacralità, rivive la propria “memoria” attraverso racconti, testimonianze e leggende risalenti ad epoche remotissime. Collocato in una invidiabile posizione, l’abitato è immerso in un mare di uliveti e si erge, per gran parte, al di sopra di un intenso e straordinario tappeto di verde formato dalla macchia mediterranea. Incamminandosi verso la periferia nordorientale del paese si lasciano le ultime abitazioni (quasi sempre villette isolate) spesso circondate da graziosi giardini ed aiuole ben sistemate.

La strada principale è quella che cammina a ridosso di una lunga dorsale che grazie alla sua particolare posizione garantisce ampie vedute panoramiche sulle valli circostanti i cui territori, anticamente, venivano costellati da numerose fattorie che tra le vallate, gli altipiani e i primi contrafforti montuosi creavano un paesaggio rupestre con attività agricole come l’allevamento; quelle stesse zone per il quale Stilicone, generale romano, nel V secolo d.C. trovò i territori che ruotavano intorno a Roccagloriosa adatti ad una buona difesa. In breve si raggiunge la balconata di monte Capitinali (518 m), un importantissimo punto strategico che da sempre ha determinato gli sviluppi e gli scambi di Roccagloriosa. Di fatti, la zona più interessante, quella certamente meglio conservata con la presenza delle sue imponenti strutture funerarie a “camera”, è posta alle falde settentrionali dell’altura di monte Capitinali. Il comprensorio a nord dei Capitinali, probabilmente fungeva da punto di confluenza di piste, sentieri e tratturi che mettevano in comunicazione le zone costiere con le regioni periferiche interne del Vallo di Diano e dei corsi fluviali del Mingardo e del Bussento.

Poco a N del monte Capitinali si apre, appunto, un’area in cui sono riscontrabili tracce e testimonianze di una colonizzazione ellenica estesa sul luogo di un primo insediamento lucano. Qui le strutture tombali che oggi sono ancora ben evidenti, presentano particolari coperture a falde realizzate con monolitiche lastre in pietra calcarea, databili verso la fine del VI secolo a.C. e che ricordano, molto da vicino, quelle identiche strutture erette in Paestum. Oltre questo importantissimo luogo, che reca scolpiti nella pietra il ricordo di una memoria storica ultra-millenaria, la strada continua a proseguire verso settentrione sfiorando prima la località Vanzi, a ridosso di una boscosa dorsale in cui sono state rinvenute numerose tracce di ceramiche e terrecotte e, successivamente, situate poco al di sopra di un altro pianoro, un complesso di strutture con alcuni tratti di una cinta muraria. In località Carpineto (circa 3 km a settentrione del monte Capitinali) sono stati rinvenuti pezzi di ceramiche verniciate a testimonianza di un primo insediamento risalente all’età del ferro.

Concludiamo qui la nostra esplorazione di questo interessantissimo, poco frequentato e – forse – poco conosciuto, sito archeologico; un luogo che andrebbe sicuramente rivalutato offrendo agli appassionati di storia, geografia ed archeologia spunti per rendere fruibili questi territori interni messi, sempre più spesso, a margine delle più frequentate rotte del turismo convenzionale. (testi ©Andrea Perciato; photo ©Maria Rita Liliano & ©A. Perciato)

Pubblicato da Andrea Perciato

Sono una Guida Ambientale Escursionistica dell'AIGAE (Associazione Italiana Guide Ambientali Escursionistiche). Giornalista/pubblicista, esperto della progettazione di itinerari escursionistici e della promozione turistica mirata all'ambiente e alla natura. Amante del sapere e sempre alla ricerca di nuovi orizzonti da esplorare e da raccontare. Camminare, sognare, respirare e amare questo bellissimo e incredibile mondo.

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