Chi ha visto l’ultimo (il 5°) capitolo del famoso archeologo, ideato da Spielberg e Lucas, resta piacevolmente sorpreso dall’ultima scena che vede il nostro precipitare – da una “finestra” spazio/temporale – proprio nel bel mezzo dell’assedio di Ortigia da parte dei Romani. La scelta della produzione di girare il finale nell’antico “cuore” di Siracusa non poteva essere omaggio più bello alla storia antica della Trinacria, al genio matematico di Archimede e alla tenacia e alla fantasia del personaggio di Indiana. Ortigia è uno dei più bei luoghi che si possano visitare in Sicilia, un borgo antichissimo proprio nel cuore di Siracusa, da cui ha avuto la stessa origine di città e in cui si sommano, strato su strato, millenni di storia della civiltà trinacria.
Siracusa, con la sua bellissima isola di Ortigia, che altro non è la splendida estensione della città verso il mare, è – sicuramente – uno dei posti più belli, incantevole e suggestivi in Sicilia. Ortigia è il centro storico di Siracusa, ma in realtà è un’isola unita alla terraferma per mezzo di due ponti. In esso esplode la massima concentrazione di epoche, di stili, di colori, di profumi, di essenze aromatiche che giungono dai fasti della Magna Grecia, passando per le testimonianze “federiciane”, fino all’esplosione del Barocco; tutto l’isolotto è ricchissimo di cose da vedere.
L’isolotto è davvero accogliente ed è facilmente percorribile a piedi. Attraversati il ponte Umbertino, in breve si raggiunge la piazza che accoglie al suo interno i resti dell’Apollonion (il Tempio di Apollo) i cui basamenti, squadrati nel loro rigore geometrico, ancora risplendono del bianco calcare. Da qui si diramano numerose viuzze da percorrere tutte a piedi, piene di negozi e tanti locali dove sono possibili gustare le tipicità culinarie siciliane. Vicoli che si incrociano tra loro, che si succedono di cortile in portone, pieni di ristoranti, negozi del tipico artigianato locale; traverse e strettoie che alla fine sfociano su piazze e slarghi ove prospettano le splendide facciate di edifici storici.
Il percorso da noi proposto continua seguendo in successione le strette vie Apollonion e Resalibera, nel cuore del quartiere arabo, laddove le strade tortuose lastricate da antichi basoli e le strette viuzze attutiscono (e distribuiscono) le violenti refole dei venti che giungono dal mare durante le burrasche e i luminosi raggi del sole che sferzano, dal ciglio di un terrazzino al davanzale di una finestra, andando a creare un alternarsi di ambienti – spesso bui – che generano una piacevole frescura e che si ravvivano, durante la giornata, da un susseguirsi di giochi di luci e di ombre.
Si raggiungono i Bastioni di Forte S. Giovannello. E qui già si avverte lo splendore di Ortigia perché è una città ricca di luce, dall’architettura espressa dai vari stili succedutesi nel tempo, lasciandosi trasportare dalle emozioni visive che non stancano mai di offrire spunti e riflessioni sulle epoche vissute dai suoi abitanti; qui non ci si stanca mai di passeggiare per le sue stradine; il cibo, ovunque ci si fermi, è squisito per cui vale la pena visitarla a piedi.
Dai Bastioni si estende una pittoresca promenade che ha, nel suo apice, la chiesa di San Filippo Neri che era, in origine, parte integrante dell’Oratorio di San Filippo Neri posto a sinistra dell’edificio. L’attuale Monastero di San Filippo Neri (già Palazzo Interlandi) si trova sulla destra della costruzione. Consacrata nel 1770, si presenta con una pianta ottagonale davvero bella, arricchita dai pavimenti in arenaria bianca intarsiati da lastre in basalto e da un disegno semplice e, al tempo stesso, raffinato. Al suo interno, nei suoi sotterranei, proprio sotto la chiesa c’è una fonte nella quale le donne andavano a purificarsi.
La storia di Ortigia è essenzialmente la storia di una isola-fortezza il cui problema dominante, diluito nel tempo, è sempre stato la difesa dal mare. La cartografia pervenuta e l’analisi delle tracce di mura ancora visibili, nonché i numerosi resti ancora oggi ben visibili, hanno permesso di ben definire quello che era il suo articolato sistema difensivo. Tutto il lungomare di Levante, anche se spesso battuto dal mare aperto e da venti sostenuti, conserva ancora buona parte degli avamposti militari: il bastione di S. Giovannello, la piattaforma Cannella (o di S. Domenico) e quella di S. Giacomo si ergono pressoché intatti. La parte terminale del lungomare di Levante viene animata ogni mattina dallo svolgersi del mercato della frutta e del pesce.
Dal Belvedere S. Giacomo (nelle adiacenze c’è il Museo del Papiro) attraverso la via della Maestranza, si sbuca in Piazza Archimede, un capolavoro di piazza con al centro la fontana di Artemide; un luogo, anche se piccolo, ma che consente di poter gustare le vivaci facciate di storici edifici che completano la meravigliosa prospettiva intorno alla piazza; qui l’atmosfera è stupenda, soprattutto la sera ove compare, in tutta la sua magnificenza, la Fontana di Diana. Essa incanta per la sua bellezza senza tempo.; l’acqua che, delicatamente, sgorga e la statua di Diana che si erge in tutta la sua grazia, sono un tributo all’arte e alla natura.
Proseguendo lungo Via Roma si raggiunge la balconata del Lungomare di Ortigia che s’affaccia a ridosso della spiaggia di Cala Rossa, una bellissima caletta spesso molto affollata in estate, ma che presenta un mare stupendo dagli splendidi e trasparenti fondali ricolmi di ciottoli. Dal Lungomare di Ortigia si continua per una passeggiata panoramica dalla quale si può ammirare lo splendido mare aperto che circonda la città. Tra gli edifici storici più interessanti che s’affacciano sul lungomare di Ortigia c’è la splendida facciata della chiesa dello Spirito Santo. Edificata durante la dominazione spagnola della Sicilia, attualmente è chiusa e non è visitabile. L’edificio, ritenuto sconsacrato (!) presenta sulla facciata numerose nicchie vuote, sembra che le statue ivi giacenti siano state – durante il tempo – asportate; la principale sensazione che si avverte è di un totale abbandono, ma resta comunque un luogo da vedere.
Dopo l’affaccio dedicato ad Enzo Majorca, lungo via Gaetano Abela si sfiorano le mura della Facoltà di Architettura dell’Università di Catania, fino a sbucare nelle adiacenze dell’edificio (zona militare) che ospita il Soggiorno Marino dell’Esercito. Da qui si supera il cancello che immette nella larga spianata del Castello; spostandosi lievemente verso sinistra si raggiunge lo spettacolare ponte che consente l’accesso (cancellata in ferro) al Castello Miniace. Il fossato consente di ammirare i bastioni esterni che sprofondano in mare e le postazioni dei cannoni; un posto molto suggestivo per effettuare le foto. Bellissima fortezza di stampo “federiciano” il castello, per la sua particolare posizione proteso sul mare e per la sua storia, risulta essere davvero affascinante. Belle le sue mura in bianco calcare con finestre a “sesto acuto” in puro stile medioevale. Esso si erge in tutta la sua magnificenza proprio all’estremità della punta dell’isolotto di Ortigia; da qui la vista sul mare è molto suggestiva, meravigliosa, quasi contemplativa e la veduta sull’orizzonte marino risulta essere davvero spettacolare, soprattutto durante il transito delle navi all’orizzonte.
Lasciamo il Castello Miniace e rientrando all’interno dell’isolotto si percorre la via del Castello Miniace. Qui si tocca con le mani l’essenza dell’isola di Ortigia, lasciando scivolare lo sguardo su alcuni scorci tra i più belli e incantevoli. Sembra quasi di attraversare un sogno a occhi aperti con le sue architetture barocche, gli slarghi, le piazze, i vicoli, gli antichi portali di palazzi nobiliari; un excursus emotivo che ci trascina attraverso un arco spazio/temporale in cui le suggestioni si sposano con l’eternità del luogo mentre gli spazi – anche un semplice altarino all’incrocio di due vicoli – sembrano proprio non lasciarci andare via.
Eccoci finalmente giunti nel luogo (forse) più spettacolare da un punto di vista leggendario di Ortigia: la Fonte Aretusa, laddove ancora aleggia il mito di Alfeo e Aretusa in uno specchio di acqua dolce che sgorga tra papiri, pesci di grosse dimensioni e anatre dai colori vivaci. Aretusa è una fontana unica al mondo, generata in un singolare punto ove l’acqua dolce sgorga proprio sul mare; la fonte è oggi ospitata all’interno di uno stagno delimitato da mura presso il lungomare di Ortigia. Uno dei pochi posti al mondo dove le piante di papiro crescono naturalmente che insieme alle oche, ai cigni, alle papere e ai pesci rossi, creano un’abbondanza di elementi, tra flora e fauna, che conferiscono un inedito fascino a questo luogo davvero molto singolare.
Dalla Fonte s’imbocca sulla destra via Pompeo Picherali su cui s’intersecano vicoli che si incrociano tra loro, pieni di accoglienti locali, negozi di artigianato tipico e su cui prospetta l’imponente facciata di Palazzo Migliaccio, splendido esempio di architettura rinascimentale siciliana caratterizzata dai portali d’ingresso di forma arcuata e finestre ad arco (alcune sono bifore), nonché dai bassorilievi e dalle merlature zigzagate in pietra lavica. Le meraviglie stilistico, decorative e architettoniche di questa palazzo ci accompagnano fino a sfociare nel cuore più autentico dell’isola: Piazza del Duomo che s’apre, poco alla volta, con una incredibile cortina di edifici storici molto belli.
Appena approdati in piazza, subito alla destra compare la facciata della chiesa di Santa Lucia alla Badia, autentico gioiello del barocco spagnolo presente in Sicilia; al suo interno c’è una copia della “sepoltura di Santa Lucia” del Caravaggio eseguita durante il suo soggiorno a Siracusa. L’architettura barocca della facciata si inquadra straordinariamente con le altre architetture monumentali che prospettano sulla principale piazza cittadina. Pochi passi ancora e sulla destra compare – in tutta la sua magnificenza – l’imponente facciata del Duomo di Siracusa, ufficialmente Cattedrale Metropolitana della Natività di Maria Santissima, che sorge in luogo di quello che fu il principale tempio dorico della polis di Syrakousai, dedicato ad Atena/Minerva. Di origini bizantine e poi normanne esso è un capolavoro architettonico del barocco siciliano del XVII secolo; ai lati della sua incredibile facciata, tutta in bianco calcare, compaiono – su piedistalli – le statue dei SS Apostoli Pietro e Paolo.
Superati l’edificio del comune, alla sinistra della Cattedrale, sul lato opposto si staglia il portale, che attira subito l’attenzione, del Palazzo Beneventano Del Bosco, in puro stile barocco e rococò, uno dei palazzi più belli della città, che con la sua imponente facciata e le sue decorazioni scenografiche sollecita lo sguardo a scorrere sulle linee prospettiche e i particolari stilistico/decorativi su cui si possono percepire i dettagli artistici presenti in ogni angolo del palazzo. Il suo interno è suddiviso da due cortili, un grande scalone centrale e una cappella gentilizia; ma ciò che colpisce subito lo sguardo è l’androne la cui articolata pavimentazione in acciottolato dai disegni geometrici in bianco e nero, risalta per gusto ed estetica.
Tra i vicoli lastricati in pietra bianca, come Via Saverio Landolina, s’affaccia la Chiesa del Collegio dei Gesuiti, dalla maestosa facciata in stile barocco, stretta in uno spazio angusto caratterizzato da vivaci locali e dai tipici ristorantini da strada. Il centro storico viene caratterizzato dall’intricato reticolo di vicoli e viuzze su cui s’affacciano varie trattorie, i numerosi caffè e le immancabili bancarelle di souvenir. Percorrendo via Cavour questa ci porta direttamente sul principale Corso Matteotti; ma è altrettanto bello poter anche uscire fuori dai percorsi stereotipati e offerti alla massa dei turisti, per immergersi alla scoperta di dettagli e di qualche altro inedito scorcio che – spesso – sfuggono ad una prima occhiata. Si sfocia, infine, nell’ampio catino di Piazza XXV luglio, ove è tutto un piacevole crogiolo di vivaci attività legate al turismo e al commercio.
Dalla Piazza, proseguendo lungo via Chindemi, si respira un’aria magica con vie e vicoli che si diramano tra bancarelle ambulanti e i tantissimi locali che offrono pietanze con le tipicità ittiche del luogo: il pescato appena issato dalle reti. In breve si è in vista del nuovo Ponte di Santa Lucia che supera l’isolotto della darsena; qui le barche dei pescatori ormeggiate fanno da cornice allo slargo (isolotto artificiale) da cui si erge – al di sopra di una platea in pietra bianca – la statua bronzea, molto stilizzata, di Archimede, omaggio di Siracusa al suo più illustre concittadino.
Il nostro “Ortigia urban-walk” termina qui, anche se – per mancanza di tempo – non siamo riusciti a scoprire ed apprezzare tutti gli altri angoli meno conosciuti dell’isola, soprattutto lungo i camminamenti prospicienti il mare. Siracusa presenta sicuramente altri gioielli d’arte, storia e archeologia, ma è camminare tra le bianche pietre dei vicoli di Ortigia, ripararsi all’ombra di androni dalla canicola estiva o dai venti che giungono dal mare, oppure scrutare insoliti particolari di un isolotto che si lascia ammirare in ogni sua piccola sfaccettatura; è questo il segreto di Ortigia, farti sentire come a casa tua…! (testi ©Andrea Perciato; photo ©Maria Rita Liliano & ©A. Perciato)
