Siamo tra la fine dell’XI secolo ed a largo delle coste del mar Baltico solcava la prua di una nave con a bordo il geografo viaggiatore arabo tale Al-Idrisi che, fissando la costa estone, a quel punto geografico dinanzi ai suoi occhi diede il nome di Kolyvan (città di Kalev, epico eroe finlandese) che, a capo degli antichi Esti eressero il primo nucleo di Tallinn (“Città danese“). Il nucleo antico da cui si erge l’altura della città vecchia (Toompea) custodisce la tomba di Kalev eretta con enormi massi dalla sua amata vedova Linda. Ogni anno, in corrispondenza del 31 dicembre, Jarvevan, lo spirito che abita gli abissi del vicino lago Ulemiste (sorta di Nessye baltica) esce dal suo rifugio acquatico e penetra attraverso le vie di Tallinn. E puntualmente, ogni anno, rivolge alla popolazione sempre la stessa domanda: “Avete finito di costruire la Città?” e la risposta è sempre la stessa: “Non ancora!“. Se ascoltasse una diversa risposta, questo spirito libererebbe le acque lacustri sommergendo le strade e i palazzi dell’intera città. Altro aspetto significativo di questa terra e la sua gente, sono l’interpretazione dei colori della propria bandiera. Il significato dei colori della bandiera estone indicano: il “bianco”, come la pelle del contadino, che lavora la terra “nera”, sotto il cielo intriso d’azzurro”.
Attraversare il centro antico di Tallinn ci porta alla scoperta e alla conoscenza delle innumerevoli fasi (e periodi) storiche che si sono succedute nel tempo e che hanno forgiato la matrice medioevale della città. Muovendoci da nord attraversiamo l’antica porta settentrionale del borgo, caratterizzata dalla possente Torre, denominata Margherita la Grassa, qui fatta erigere per proteggere la città dagli attacchi dal mare. La pavimentazione delle vie principali in basoli ci restituisce un ambiente urbanistico-architettonico praticamente rimasto intatto da secoli; abitazioni dalle policrome facciate si ergono ai lati delle strade coi tetti spioventi protesi verso il cielo. Si sfiora l’abside della chiesa di Sant’Olav la cui enorme guglia è stata per secoli l’edificio più alto del mondo, utile come segnale per l’avvicinamento delle navi. La cortina di case e palazzi gentilizi, abbellite da gotici e austeri portali in pietra finemente decorati, si alterna ad edifici molto più giovani in cui emerge lo stile dell’Art Nouveau. Superati la chiesa ortodossa di San Nicola e il Monastero dei Domenicani una traversa conduce nella bellissima Raekoja Plats, antica sede del mercato medioevale su cui prospettano alcuni dei più belli e significativi edifici della città vecchia; al suo centro, su di una pietra circolare levigata, sono scolpiti i punti cardinali; qui prospetta anche l’unico Municipio di matrice gotica e meglio conservato del nord Europa.
Inoltrandosi ora per le viuzze lastricate in leggera pendenza si varca l’antico ingresso occidentale della città attraverso la cinta muraria; qui una salita, da cui svetta in alto a destra l’ambasciata della Finlandia, già lascia scorgere da lontano le splendide guglie “a cipolla” dell’imponente complesso monumentale della Cattedrale di Alexander Nevsky. Qui, al termine della salita, sulla spianata della collina di Toompea, si erge questa spettacolare struttura architettonica religiosa che si rifà al culto cristiano-ortodosso ed è la principale chiesa russa dell’Estonia. La popolazione di Tallin non gode molta simpatia verso il sacro edificio russo poichè essa, costruita durante il periodo imperiale russo-zarista, veniva intesa – originariamente – come simbolo di dominio religioso e politico dell’impero zarista su questo territorio baltico sempre più insofferente alla dominazione straniera. Le sue finestre, le sue cupole, le sue guglie esaltano motivi stilistico-architettonici davvero unici; i suoi mosaici, impreziositi da raffigurazioni sacre, evidenziano la profonda fede ortodossa che le popolazioni ansiatiche promulgano verso il cristianesimo.
Sfiorando l’antico ufficio postale, si transita per la rosea facciata del Palazzo Parlamentare Estone. Alle spalle della Cattedrale, in lieve discesa si attraversano le mura caratterizzate da antiche torri da cui s’apre una prima terrazza panoramica che s’affaccia su tutto il centro antico. Superando alcune belle abitazioni che ospitano le principali ambasciate qui a Tallinn, si raggiunge l’altra terrazza panoramica (Patkuli) che offre belle vedute paesaggistiche sull’antico centro abitato da nord ad ovest. Qui i gabbiani, per nulla intimoriti dalla presenza dell’uomo, aspettano qualche generosa offerta in briciole da spiluccare, mentre alzando lo sguardo, si gode della vista di una tra le più spettacolari skyline mai viste e conosciute: uno sguardo a “volo d’uccello” su tutti i tetti rossi della città vecchia, con le torri, le guglie e i campanili degli edifici e delle chiese più importanti; con l’intenso azzurro della baia di Tallinn e del mar Baltico che si staglia sullo sfondo, oltre l’orizzonte… aspettare il tramonto (all’incirca verso le 22,30 ora locale) da quassù è una emozione davvero unica!
Ma la fortuna di avere dalla nostra parte la luce diurna che tramonta poco prima delle 23,00 (ora locale) ci consente di raggiungere, per mezzo di una bella gradinata, i giardini che costeggiano la cinta muraria occidentale della old-town, tra le fortificazioni murarie meglio conservate in Europa, caratterizzate da 20 Torri difensive tra cui spiccano, per bellezza e suggestione, le “Tre Sorelle” (Grustieke-Tasune Torn), tre torri gemelle che si ergono a poca distanza tra loro. Si rientra in città attraverso la breccia di Plate Torn e da qui, in breve, si ritorna nuovamente al punto di partenza di questo bellissimo itinerario attraverso i vivaci colori delle abitazioni e gli intensi profumi della tipica cucina locale, che restituiscono – all’escursionista di passaggio – un’atmosfera d’altri tempi davvero unica, rara… straordinaria. La magia del Baltico è anche questa; riuscire a scorgere nella fattezza dei materiali usati (legno, pietra, cotto, vetro, marmo…), quanto amore promulga la popolazione di queste terre per il proprio benessere. (testo ©Andrea Perciato; photo ©Maria Rita Liliano & ©A. Perciato)
