In questa regione dell’Africa occidentale, che affonda le sue sponde nelle acque dell’Oceano Atlantico, emergono storie di donne che ti fanno scoprire e conoscere uno dei lati più belli, misteriosi e affascinanti del mondo islamico femminile: quello delle donne di stirpe BERBERA (quelle del “Popolo Libero”). Storie che, spesso, vengono accostate a quelle della principale produzione che offre questa terra: i semi della pianta di “argan” da cui si estrare il prezioso nettare conosciuto in occidente come olio di Argan e molto usato in cosmesi dalle donne di tutto il mondo.
Le donne berbere e l’olio di argan sono un connubio indivisibile qui in Marocco. Durante una tappa di avvicinamento alle pendici settentrionali dei monti dell’Atlante abbiamo incontrato, presso il villaggio berbero di ZAWIYT NBOHITA nella valle del Ghighaya, alcune di loro riunitesi in cooperativa, ed abbiamo visitato una delle decine di queste imprese (composte da sole donne) sparse – per chilometri – su un ampio territorio ai piedi dell’Atlante. L’argan è un prodotto di tradizione molto antica, realizzato da mani femminili per essere utilizzato dalle donne di tutto il mondo.
L’olio di Argan viene chiamato “l’oro liquido del Marocco” e si estrae a partire dalle bacche verdi degli Argan (pianta conosciuta come Argania spinosa o Argania sideroxylon) che sbocciano sugli alberi su cui – molto spesso – si vedono arrampicare le capre che brucano questi frutti. Il procedimento lavorativo per ottenere il prodotto finale comincia con la raccolta delle bacche da cui si elimina la polpa (ottimo cibo per gli animali) mentre si trattiene, invece, il seme dal cui interno si estrare una specie di mandorla che, sottoposta a molatura, eroga una pasta oleosa.
Tutta la lavorazione segue un tradizionale procedimento – principalmente fatto a mano – che si perpetua fin dalla notte dei tempi e solo, ed esclusivamente, le donne berbere di questi territori sanno come estrarre l’olio. Le aziende cooperativiste nate negli ultimi anni in Marocco offrono lavoro a donne di tutte le età. Diversi anni fa, ancor prima che il prodotto divenisse di largo consumo in cosmetica, le donne producevano l’olio all’interno delle proprie case; mentre i loro mariti lo vendevano sui mercati e si trattenevano i soldi del ricavato. Fin quando, quelle stesse donne non hanno preso consapevolezza delle proprie capacità (lavorative ed imprenditoriali) ed hanno deciso di scendere direttamente in campo per la produzione e vendita di questo prodotto
Ora, queste donne dal nobile e fiero aspetto decise ad impegnarsi a fondo in queste attività che va dalla raccolta al prodotto finito pronto per la vendita (e spedizione in tutto il mondo) non hanno bisogno dei soldi dei loro mariti, li guadagnano direttamente loro gestendo il ricavato in prima persona. Ciò ha portato a risvolti positivi per l’emancipazione delle donne locali e per le intere popolazioni femminili in quest’angolo d’Africa.
Questo ciclo produttivo ha portato indipendenza ed emancipazione nel mondo femminile africano, specialmente nella vita delle tante donne assoggettate da sempre ai propri mariti; questo ha favorito una importante crescita nella scala sociale; un risvolto della medaglia in cui donne componenti (o facenti parte) di comunità spesso emarginate in questo modo hanno guadagnato spazio e credibilità nella scala sociale.
Perciò, ogni volta che una donna occidentale utilizza questo speciale unguento per la propria pelle, ora capirà tutto il mondo, le azioni, le fasi, i momenti… che si celano dietro la produzione dell’olio di Argan. Senza nulla togliere alle altre importanti figure femminili presenti nella nostra società, questo 8 marzo lo dedico a loro, alle “donne berbere!” AUGURI… a tutte voi! (testi ©Andrea Perciato; photo ©Maria Rita Liliano & ©A. Perciato)
