JERUSALEM: הכותל המערבי, HaKotel HaMa’aravi, Kotel, Ḥāʾiṭ al-Burāq, Muro di al-Burāq “Muro del Pianto” (o Muro Occidentale del Tempio)

Il principale monumento che più si identifica con lo spirito di Israele e che celebra la magnificenza della città santa di Gerusalemme, non può essere che questo: il Muro del Pianto, un luogo dal grande impatto emotivo, ancor prima che religioso. Nel contesto, quello che è visibile ancor oggi ai nostri occhi altro non è che l’antico “tratto” di mura del Monte del Tempio – più o meno ove oggi sorge la “Spianata delle Moschee” – principale luogo di pellegrinaggio e preghiera che attira fedeli, pellegrini e viaggiatori da ogni parte del mondo.

Raggiungere la grande spianata che si estende ai piedi del muro è già di per sé un’impresa nell’impresa. Per visitare il Muro del Pianto di Gerusalemme è necessario passare uno severo controllo di sicurezza prima di accedere alla piazza principale. Da qualsiasi angolazione della città vecchia si accede, si dovrà passare attraverso un metal detector ove le guardie – se lo ritengono – possono anche perquisire gli zaini o le borse al seguito e chiedere documenti di riconoscimento (passaporto) e provenienza. Difatti bisogna superare almeno il controllo di 6 check-point tra polizia (in divisa nera), forze speciali di sicurezza israeliane (in tuta grigio/verde e armate di tutto punto, machete compreso) e guardie armate (in tuta mimetica/sahariana) a difesa del muro. Una parete in blocchi di calcare (conosciuta anche come pietra di Gerusalemme) che si erge nello stesso luogo ove sorgevano il 1° e il 2° Tempio giudaico distrutto dai Romani, un periodo che segnò – inevitabilmente – un prima e un dopo nella travagliata storia di Gerusalemme. Le controversie storiche del muro lasciano intendere che Tito, mettendo a ferro e fuoco la città, volesse lasciare in piedi il muro occidentale per commemorare la vittoria di Roma sulla Giudea, mentre gli Ebrei attribuiscono al muro la “sacra” promessa fatta a Dio per proteggere questa parte di Tempio a sigillare la sua alleanza con il popolo.

Appena entrati nella spianata risalta subito agli occhi tutta la magnificenza di questo monumento religioso; il più sacro per tutto l’ebraismo. Qui, dopo le vicissitudini della “Guerra dei Sei Giorni” del 1967, Gerusalemme fu posta sotto la sovranità amministrativa israeliana, non tenendo affatto conto che la stessa valeva (e vale a tutt’oggi) anche per la parte palestinese che ritiene Gerusalemme come sua capitale sia amministrativa che religiosa; la spianata è sede di raduni e manifestazioni religiose.

Questo luogo sacro resta, da sempre, il punto di riferimento per tutti gli ebrei che vivono al mondo. Giungono qui da tutte le parti per pregare e chiedere l’arrivo del Messia, il ritorno degli esiliati, la ricostruzione del tempio e fare molte altre richieste ancora. Salta subito agli occhi di come la grande spianata sia suddivisa in due parti ben distinte: quella a sud, che occupa un terzo della superficie del muro, è riservata alla preghiera delle donne; mentre la parte a nord, lunga i due terzi dell’intera parete, è riservata al culto e alla preghiera professata dagli uomini. La lunghezza effettiva del muro è di 488 metri, coperti in gran parte dalle case del quartiere musulmano, e ciò che è visibile da tutti sono gli unici 60 metri. Solitamente le preghiere degli uomini risultano essere molto più sorprendenti, poiché questi cantano e recitano i salmi ad alta voce, formano gruppi di preghiera collettivi e scuotono freneticamente la testa, compiendo ripetutamente a tratti il gesto dell’inchino come segno di devozione davanti al muro. Solo recentemente, dal 2013, le donne possono anch’esse pregare ad alta voce e usare gli stessi simboli religiosi degli uomini. Nelle due aree del Muro del Pianto ci sono scaffali (specie di leggii) che sorreggono copie della Torah (i testi sacri delle preghiere ebraiche), messe lì a disposizione per tutti coloro che vogliono pregare e numerose sedie per sedersi davanti al muro. Proprio sotto il muro, invece, sono appoggiati alla parete alcuni tabernacoli in legno (specie di confessionali di matrice cattolica) chiusi con tendine in seta colorata e che al loro interno custodiscono testi sacri della Bibbia “arrotolati”.

Tra i rituali più significativi che possono scoprirsi (e conoscerne la loro origine) è vedere decine e decine di persone pregare ad alta voce ed invocare frasi spesso incomprensibili; oppure restare sorpresi nell’osservare quei tanti (grandi e piccoli fedeli) che appoggiano la propria fronte sui grossi blocchi di pietre che compongono il muro. Altri invece indossano al collo (oppure cingono la testa) una sorta di grande sciarpa color sabbia o bianca sfrangiata ai cui lembi sono due o tre strisce scure; le stesse strisce (in tessuto o in cuoio) che arrotolano intorno al braccio sinistro a simboleggiare il forte legame che esiste tra anima e cuore col proprio Dio. L’accesso alla spianata è consentito a chiunque, di qualsiasi religione esso sia. Avvicinarsi al muro è possibile per tutti coloro che vogliono scoprire più da vicino i particolari rituali che contraddistinguono la religione ebraica. Raccontando questi momenti, visti soltanto dalla parte “maschile” del muro, emerge ancora il fatto che chi non è di religione ebraica e desidera avvicinarsi al muro, è invitato ad indossare la “kippah”, una sorta di papalina (o un cappello che copra il capo) in segno di rispetto per il luogo sacro in cui ci trova. A margine di un angolo della spianata un celebrante consegna i fogliettini su cui scrivere le proprie intenzioni di preghiera; fogliettini che si arrotolano e, trovandosi di fronte al Muro, si rinnova un rituale che si perpetua nel tempo, cercando un interstizio ove poterlo inserire.

Vedere da vicino il fervore espresso dagli ebrei più religiosi e comprendere i rituali degli ortodossi è l’atmosfera unica che qui si respira quel giorno. Il Muro del Pianto è uno dei luoghi più sacri per l’ebraismo. L’accesso è gratuito e chiunque può avvicinarsi al muro per pregare, a qualunque religione esso appartenga. Non ci sono mai abbastanza parole adatte per descrivere l’emozione che si prova alla sola vista di tutto ciò; la magnificenza per queste opere e la suggestione che emerge tra questi luoghi intrisi di santità e pregnanti di storia. Ci si avvicina con la curiosità del viaggiatore (fedele o pellegrino che esso sia) per poi ritrovarsi immerso, pur fra tanta gente di fede diversa, in un profondo momento di raccoglimento così personale e spirituale. Quasi senza accorgersene ci si trova accomunati a pregare nello stesso luogo sacro insieme a tanti fedeli di religioni diverse, ma tutti col pensiero rivolto verso un unico Dio.

Toccare il Muro con le proprie mani, appoggiarle alla ruvida superficie è – credeteci – un’emozione unica, irripetibile che almeno una volta nella vita, se fosse possibile, è da provare; qui riesce davvero impossibile non avvertire la magia e la spiritualità di cui questo luogo è intriso! (testi ©Andrea Perciato; photo ©Maria Rita Liliano & ©A. Perciato)

Pubblicato da Andrea Perciato

Sono una Guida Ambientale Escursionistica dell'AIGAE (Associazione Italiana Guide Ambientali Escursionistiche). Giornalista/pubblicista, esperto della progettazione di itinerari escursionistici e della promozione turistica mirata all'ambiente e alla natura. Amante del sapere e sempre alla ricerca di nuovi orizzonti da esplorare e da raccontare. Camminare, sognare, respirare e amare questo bellissimo e incredibile mondo.

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