I lunghi inverni qui sembrano non aver mai fine. Albe e tramonti avvolti da profondi silenzi; ritmi scanditi dal succedersi dei cicli lavorativi in cui la terra chiede di essere amata, ancor prima che “preparata” per il futuro raccolto. Durante lo scorrere degli ultimi decenni, poco alla volta gli inverni sono divenuti sempre meno bianchi, ma nulla toglie di vivere atmosfere siderali fin dalla notte dei tempi; aurore imbiancate con le porte bloccate dalla neve alta, condizioni spazio-temporali rese fruibili dai piccoli cicli produttivi fatti in casa, o davanti alla luce e al calore di un camino perennemente acceso, oppure dai labili riflessi di una lanterna che rischiara, come può, le tenebrose e ammuffite cantine.
Il centro abitato di TREVICO, situato a 1094 m d’altezza, non a torto viene definito come il “Tetto dell’Irpinia”. I numerosi reperti archeologici rinvenuti nella zona, fanno risalire la presenza abitativa almeno al II millennio a.C.. Ma l’attestazione più accreditata di questo sito ci viene fornita dalla citazione redatta dal poeta latino Orazio descritta nella satira che parla del suo viaggio effettuato nel 37 a.C. e che lo condusse da Roma a Brindisi. Si racconta la sosta notturna, proprio in una locanda presso un trivio in territorio di TRIVICUM, ove aspettò invano una fanciulla bugiarda, e la delusione del poeta si evidenzia attraverso una sua testimonianza che dice: “attendo fino a mezzanotte una mendacem puellam che mi aveva fatto sperare”.
Nel Medioevo fu una potente roccaforte, indicata come capitale di Vico, e posta a guardia di unao vasto territorio – la “Baronia” – di cui era anche sede vescovile, centro politico e amministrativo. Da quassù i castelli e le torri si perdono all’infinito e sono presenti quasi in ogni paese, e nonostante diverse di queste strutture difensive oggi siano in un completo stato di abbandono, le loro “ombre” continuano ancora a vigilare su quegli stessi luoghi; epoche lontane perse nelle memorie del tempo ed impresse nelle pietre annerite nelle quali orgogliosamente dominarono quando furono dimore di illustri casate del Reame. Scivolando lungo le piste, i tratturi e i sentieri di queste alture si accavallano, in successione, aggrappati alle scoscese rocce, lembi di storia ricche di vestigia.
Si racconta che l’estrema difficoltà d’accesso all’abitato, con gli impetuosi venti che vi dominavano, il rigido clima e le copiose nevicate, costringevano spesso gli abitati ad uscire per le finestre. Il paese oggi si presenta con un impianto urbanistico a matrice medioevale pressoché intatto. Il suo centro storico è arroccato nel punto più elevato e ruota intorno ai ruderi del Castello e alla Cattedrale con la sua possente Torre Campanaria che, dall’alto, domina tutte le vallate circostanti. Sede di una Stazione Meteorologica dell’Aeronautica, la posizione solitaria della montagna consente di spaziare con lo sguardo sui vastissimi orizzonti che vanno dall’Adriatico al Vesuvio fino alla lontana Majella. Ricchissimo di memorie storiche il suo centro antico coi vicoli, i cortili, le cappelle, i terrazzi ricolmi di vasi fioriti, i portali, le case gentilizie, la bellissima Port’Alba e la splendida Cripta della Cattedrale, che con le sue pareti affrescate d’epoca medioevale, testimonia l’importanza di un passato che a tutt’oggi continua a restituire, idealmente, i fasti e le memorie di un tempo. (testi ©Andrea Perciato; photo ©Maria Rita Liliano & ©A. Perciato)
