Camminando alla scoperta delle antiche case in pietra (lavica), i “cellai” opure scavate nel tufo, nascoste nel cuore di questa “isola verde“, sospesa tra cielo e mare, in un azzurro che si perde all’infinito. L’escursione si propone di far conoscere e apprezzare più da vicino, lontani dalla bolgia vacanziera, tra panoramici sentieri da cui si godono paesaggi spettacolari, quegli aspetti così ricchi e misteriosi di un remoto mondo rurale che ha sempre dovuto confrontarsi con una natura spesso aspra e tumultuosa ma pur sempre accogliente, tutti questi segni di una lontana civiltà contadina da sempre protesa nel mare.
Tutta verde e circondata d’azzurro, così si presenta oggi al visitatore la bellissima isola d’Ischia, protesa sul golfo di Napoli a chiudere l’arco costiero dei Campi Flegrei. Originariamente indicata sulle carte come “ENARIA” viene considerata come la più antica presenza della colonizzazione greca del Mediterraneo occidentale, per essere stata fondata, nel 780 a.C. dagli Eubei, coloni ellenici provenienti dalla Caledonia. In relazione alla sua natura di origini vulcaniche le fu dato il nome di “PITHECUSA” che significherebbe “isola delle scimmie“, da identificarsi con i terrificanti Ciclopi, mitiche popolazioni che abitavano – appunto – le zone vulcaniche; il nome potrebbe derivare anche dall’antico “pithon” che in greco significa “vasi di creta“.
Per chi desidera conoscere l’isola d’Ischia e – soprattutto – per chi ha il piacere di poterla ammirare dal suo punto più elevato, questa escursione (con traversata) al monte Epomeo da Serrara Fontana a Forio, è una proposta interessante. L’Epomeo è il punto più elevato dell’isola e domina l’intero golfo di Napoli; è un vulcano spento (fermo dall’ultima eruzione del 1866) completamente circondato da boschi (pinete e castagneti) e meta tra le più frequentate dagli escursionisti. Il suo punto più elevato emerge da una copiosa foresta con le sue bianche e spettacolari creste in tufo. Proprio sotto la sua cima vi è incastrato – da secoli – nella viva roccia tufacea, l’Eremo di San Nicola. Il panorama che si gode dalla cima spazia, per 360° dalle rupi del Circeo, con le isole di Ponza e Ventotene a nord, l’ampio arco costiero del golfo di Napoli a oriente coronato dalle cime appenniniche del Matese, del massiccio del Taburno e l’inconfondibile cono del Vesuvio, la cresta dei monti Lattari e l’Appennino campano, poco più a sud.
Fontana-Serrara è il nucleo abitato più alto (452 m) dell’isola d’Ischia. A ridosso della parte orientale delle ultime case, parte la salita che punta alla nostra meta: il monte Epomeo, grossa mole tufacea posta al centro dell’isola, e interessato da manifestazioni sismiche e vulcaniche. Epomeo sta a significare: epopon o epopos (io guardo, io miro), oppure da epechon, carbone ardente. La ripida salita si presenta con pietre irregolari e scorre attraverso castagneti; Nei pressi di un bivio (582 m) si sale in alto a sinistra per un sentiero scavato nel verde tufo, attraverso ambienti naturali di rara bellezza (boschi di castagno, pinete, dai pioppi, dalle ginestre e un sottobosco ricco di felci).
Al termine della pista compare uno stretto canyon il paesaggio s’apre con ampie vedute paesaggistiche. A 680 m sulla sinistra si stacca un sentiero che porta alle creste della Monticella e alla Pietra dell’Acqua. Prendendo a destra, invece, si transita nel solco del canalino; alcuni gradini sistemati con pali in legno conducono in poche decine di minuti allo spiazzo sottostante la cima. Poco più su si superano camminamenti su rocce in tufo e si giunge, così, ai 787 metri del monte Epomeo, il punto più elevato dell’isola. Da qui si godono straordinarie vedute panoramiche: ad E spicca il monte Trippodi (503 m) e, più oltre, l’isolotto del Castello Aragonese ad Ischia Ponte.
Poco più sotto, verso N, si aprono i valloni di Bianchetto e di Cantone, da cui emerge la punta di Capo dell’Uomo (721 m); più oltre si vede il frastagliato profilo della costa settentrionale con Casamicciola e il caratteristico Fungo (scoglio tufaceo) di Lacco Ameno. Ad W le ondulazioni della Falanga con il monte Nuovo (513 m) fino alla costa di Punta del Soccorso, il Torrione di Forio e il bianco faro di Punta Imperatore; a S s’apre la bellissima baia di Punta Sant’Angelo. Scrutando oltre l’orizzonte è possibile vedere, le isole Pontine, la costa che va dal golfo di Gaeta fino ai Campi Flegrei, la città di Napoli, il Vesuvio, la Penisola Sorrentina e Capri.
Una rete di sentieri sale fino alla vetta; la cima dell’Epomeo è il più alto monte di tufo verde (trachitico) che esista nel Sud Italia, ed occupa un preesistente cratere in cui si riconoscono le pareti boreali. Poco sotto la cima giace, nella roccia tufacea, l’Eremo di S. Nicola (XV secolo), complesso rupestre sorto nel 1400, eretto forse sui resti di una preesistente costruzione. Il complesso ospitò piccole comunità cenobite che, in cerca di isolamento, preferivano località difficilmente accessibili. Fin dalle origini il luogo costituì un buon osservatorio per lanciare allarmi di pericoli provenienti dal mare.
Al suo interno, una cappella ricavata nella roccia scavata secondo una precisa geometria di archi a volte, mentre marmi e maioliche policromate decorano le pareti interne, statue ed immagini del Santo sono sul piccolo altare da cui spicca la bianca balaustra in marmo. Questi abbellimenti decorativi furono voluti dal più noto degli eremiti che vissero quassù: il fiammingo frà Giuseppe d’Argut, che nel ‘700 fu Governatore dell’isola e, come narra la storia, in seguito ad un voto fatto a S. Nicola, si ritirò a vita su nell’eremo in cima all’Epomeo, conferendogli l’aspetto odierno che tutti noi oggi ammiriamo. (testi ©Andrea Perciato; photo ©Maria Rita Liliano & ©A. Perciato)
