S. ANGELO le FRATTE (PZ)… tra incredibili murales e l’essenza del mosto in antiche cantine

Continue catene di monti si alternano ad altipiani e conche carsiche; insieme costituiscono la dorsale di una delle propaggini del frastagliato Appennino meridionale in cui emergono paesaggi forestali intervallati da brulli crinali calcarei dominati dai venti di quota. Nella fascia pedemontana, là dove il bosco si presenta discontinuo, come l’impenetrabile foresta del bosco della Tirata che fa da proscenio all’abitato, ove il paesaggio appare piuttosto frammentato alternando piccoli campi a radura, oppure fasce di macchia a lembi di querceta. Spiccano, su tutte, le cosiddette colture graminacee quali il grano, il granturco, l’orzo, i legumi e il foraggio.

Diffusi, seppure in maniera discontinua, i vigneti, gli uliveti e i frutteti che si alternano all’interno di seminativi. Queste sono le caratteristiche ambientali di Sant’Angelo le Fratte (560 m) uno dei centri più antichi e meglio conservati dell’intero bacino del Melandro. Sicuramente fu un castrum sorto intorno ad un convento di origine basiliana col nome di Sancti Angeli de Fratis. Successivamente si ritrova la stessa località, sorta alla base di irte pareti rocciose, indicata nella Carta Vaticana (del 1572-1585) con un altro nome: S. Agostino de Fratte. Tra le sue mura conservò una delle prime macchine per la tipografia e le stampe presenti nel Mezzogiorno; in uno dei suoi edifici sacri si conserva la statua di Santo Stefano, presente nell’antica cappella di Satrianum fino alla metà del XV secolo e, successivamente, collocata in S. Angelo.

Da non perdere una visita alla Chiesa di Santa Maria ad Nives composta da tre navate e a croce latina; alla Chiesa dell’Annunziata con sculture lignee di stampo fiammingo e – soprattutto – alla singolare “Cupa delle Cantine”, un vicolo che serpeggia nella parte più alta e più antica dell’abitato, ove anche nelle più calde giornate estive sostare di fronte agli ingressi di queste grotte che ospitano le cantine, procura una piacevole sensazione di fresco. Sant’Angelo è un continuo sovrapporsi e intrecciarsi di stradine scolpite (o ricavate) nella viva roccia ove l’essenza del muschio sulle pareti e il profumo del mosto che sale dalle cantine, là dove non giunge mai il sole, diviene l’aroma conduttore di un “vissuto” ricco di storia che si rispecchia nella quotidiana semplicità del presente, riflettendo arcaiche culture che da secoli sono in continua simbiosi con la natura circostante.

Tra gli attrezzi in uso della civiltà rurale di un tempo spiccano “‘O Strasceno”, particolare attrezzo per il trasporto di covoni in fieno lungo le pendici erbosi di Campo di Venere e la “rodda”, un canestro realizzato in ferro per trasportare il fieno a dorso di mulo. La sorpresa per chi giunge la prima volta in queste contrade è quella di poter godere una concentrazione di prodotti artistici, architettonici, storici ed urbanistici; di stili plastici e ornamentali che si respirano tra i vicoli stretti intorno alle case più antiche, tra i silenziosi cortili, i selciati in pietra delle stradine su cui s’affacciano gli androni avvolti dalla penombra, e i portali che si susseguono in pieni e vuoti chiaroscurali ricchi di testimonianze storiche.

Gemme stilistico-decorative e luoghi memori di un glorioso passato (chiese e cappelle di matrice basiliana, palazzi gentilizi, cortili selciati, vicoli adombri, ecc.) sono tesori, questi, che hanno avuto un loro massimo splendore nell’evo antico e che evidenziano, ancora oggi, gli innumerevoli capolavori di arte e di storia nascosti nell’intenso labirinto dei loro tessuti urbani più reconditi, dietro ad ogni angolo, all’incrocio con stradine “incise” nella viva roccia. (testo ©Andrea Perciato; photo ©Maria Rita Liliano & ©A. Perciato)

Pubblicato da Andrea Perciato

Sono una Guida Ambientale Escursionistica dell'AIGAE (Associazione Italiana Guide Ambientali Escursionistiche). Giornalista/pubblicista, esperto della progettazione di itinerari escursionistici e della promozione turistica mirata all'ambiente e alla natura. Amante del sapere e sempre alla ricerca di nuovi orizzonti da esplorare e da raccontare. Camminare, sognare, respirare e amare questo bellissimo e incredibile mondo.

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