Bulgaria: Седем рилски езера, Sedem rilski ezera… una meraviglia nel cuore dei Balcani!

Come sette gemme che riflettono i colori del cielo, sono un gruppo di laghi di origine glaciale  sono dei gioielli incastonati tra le montagne che sorgono a circa 100 km da Sofia (2h in auto, nel NW della Bulgaria). L’altitudine di questi 7 laghi varia fra i 2.100 e i 2.500 metri sul livello del mare e sono una delle attrattive principali di tutto il paese e dell’area balcanica. Essi traggono la loro toponomastica dalle caratteristiche naturali e ambientali che li contraddistinguono: Salzata” (la lacrima), “Okoto” (l’occhio), “Babreka” (il rene), “Bliznaka” (il gemello), “Trilistnika” (il trifoglio), “Ribnoto Ezero” (lago pesce), “Dolnoto Ezero” (lago inferiore). Queste sono le attrazioni naturali più famose del paese. Situati nella parte settentrionale della catena montuosa del Rila e formatisi in seguito a processi di fusione dei ghiacci.

Queste montagne sono abbastanza facili da raggiungere e relativamente semplici da percorrere. Il periodo migliore per visitare le montagne della Bulgaria è d’estate perché durante le stagioni più fredde l’acqua ghiaccia fino a raggiungere i due metri di spessore. Non è il nostro caso perché siamo in luglio e la giornata è meravigliosa. Raggiunti il piccolo villaggio di Spareva Banya, l’ultima località ai piedi del massiccio, c’è la base di una seggiovia. Si sale sul sedile a due posti e in meno di mezz’ora – si viene accolti tra i profumi intensi dei boschi di abete, di larici e di betulle e dal silenzio assoluto che si rincorre in ogni angolo della foresta – si raggiunge finalmente il Rifugio, base di partenza per tutte le escursioni in quota: e poi… benvenuti in paradiso!

Da quassù, basta volgere lo sguardo a 360° per rimanere estasiati dalla bellezza offerta dai panorami mozzafiato e dai paesaggi che si rincorrono di orizzonte in orizzonte; qui l’aria è limpida e cristallina, la natura meravigliosa delle montagne circostanti rende i panorami mutevoli ad ogni passo compiuto. Dal rifugio, che qui chiamano capanna… ci sono due diverse opzioni per compiere un’escursione, una (a sinistra del cartello) che per breve discesa conduce solo a vedere un lago e tornare al rifugio; l’altro percorso (alla destra del cartello ingiallito, porta in salita), arranca per una serie di gradoni sistemati con listelli in pietra (ardesia, calcare) mentre il resto del sentiero, appena guadagnati quota si addolcisce divenendo subito dopo piatto.

La vegetazione scompare quasi del tutto, se non la presenza di sporadiche macchie di pino mugo, di erbe officinali, di cespugli di timo e qualche singolo esemplare di orchidea selvatica. Passo dopo passo si gode della vista sulla destra del profilo di creste rocciose che ondeggiano nel cielo azzurro, mentre sulla destra una comoda palizzata realizzata con palificazioni in legno, consente di poter ammirare delle vedute panoramiche lungo il sentiero davvero stupende, con – laggiù in fondo – i due specchi lacustri che riflettono le cime circostanti come in un anfiteatro naturale (simili per paesaggi a qualche nostra  montagna dell’Appennino): quello più in basso, sulla sinistra è “Okoto” (l’Occhio), un autentico paradiso per gli appassionati di fotografia.

Potrebbe sembrare difficile l’aver superato il primo tratto in ascesa perché il primo crinale, a vista d’occhio, sembra essere davvero molto ripido. Ma, guadagnando quota passo dopo passo, e dopo aver superato il primo ostacolo, diventa più facile camminare in quota. Il “Lago Inferiore” che si vede laggiù in fono sulla sinistra è, come è ovvio dal nome, il più basso di tutti i sette laghi di Rila, il che significa che raccoglie l’acqua da tutti loro, attraverso numerosi corsi d’acqua e cascate che, incanalate secondo naturali ruscelli di deflusso, alimentano le acque del lago. Dal primo lago la vista è mozzafiato e sotto di noi lo specchio d’acqua di origine glaciale riflette le montagne innevate.

Si prosegue orientandosi grazie alle poche rocce segnate con tratti di colore giallo che si susseguono ad una segnaletica che riflette i colori nazionali della bandiera bulgara (bianco, verde e rosso) che ritroviamo percorrendo salite tra pietre (spesso) pericolanti e ruscelletti, fango e – fino a tarda primavera – neve sciolta. Alcuni tratti sono in salita, altri invece scendono per alcuni metri. Giunti in quota, presso un bivio si prende (alcuni metri su una passerella in legno) a destra e in pochi minuti si raggiungono le sponde dello specchio lacustre che, sicuramente, si aggiudica la medaglia d’oro per essere il più bello: il “Babreka” (il rene). Il primo lago che si vede da vicino, nel senso che si toccano le sponde e la superficie, da vicino si chiama il “rene”, per la sua particolare forma simile all’organo; camminando verso il rene, si possono scorgere il lago inferiore, il lago dei pesci e il trifoglio dall’alto.

Il Kidney Lake (cioè il “rene”) ha le rive che si dividono in due parti differenti; dal lato occidentale sono più ripide, con conoidi di deiezione, residui di ghiacciaio e pareti rocciose che sprofondano direttamente nelle acque, mentre sulla sponda orientale, laddove scorre il sentiero, sono possibili toccare le acque e percepirne la temperatura, oltreché scorgere particolari specie ittiche che vivono in questi fondali. Questo lago è molto popolare, parzialmente a causa del suo nome, parzialmente perché qui si convergono i due possibili percorsi intorno ai laghi. Quindi, raggiungendo questo punto dell’escursione, spesso ci si trova di fronte a un dilemma: compiere una piccola svolta, continuare a camminare e tornare al rifugio e alla seggiovia, oppure superare un altro ostacolo e raggiungere, per un impervio sentiero, i due specchi lacustri superiori (non visibili) della “Salzata” (la lacrima), e dell’ “Okoto” (l’occhio). La risposta viene data dal sopraggiungere improvviso di un acquazzone che impedisce di salire e vedere gli ultimi due specchi lacustri del famoso “giro” dei 7 laghi.

Siamo sul crinale del “rene” e si decide per la via del ritorno e quale pista prendere per proseguire il circuito. I Sette laghi di Rila fanno parte del Patrimonio mondiale dell’UNESCO, e tra le curiosità che li circondano, oltre alla loro bellezza e particolarità, vengono considerati “sacri” per la “Fratellanza bianca” fondata dal Maestro Petar Danov (col nome spirituale Benissa Duno) e richiamano ogni anno – dal 20 al 23 agosto – seguaci di tutto il mondo che danzano ripetutamente in cerchio, seguendo i ritmi e la direzione del sole; il suo insegnamento spirituale è tutt’oggi molto seguito e venerato. Per il rientro, in base alle condizioni meteo in quota, consigliamo di prendere la seconda via, passando accanto al Twin, si vede il Trefoil da vicino, e dopo aver superato il Fish Lake e il rifugio “Seven lakes“, si ritorna nuovamente al rifugio “Rila lakes“, e da lì, dopo una piacevole sosta presso il rifugio/capanna, prendere la seggiovia per il rientro.

Per chi dovesse trovarsi a trascorrere qualche giorno in Bulgaria i “Sette Laghi di Rila” meritano una visita, da non perdere assolutamente, perché offrono l’opportunità di vivere in profondità tutte le peculiarità di questo piccolo angolo di paradiso montano. I laghi sono come gemme ben nascoste nel cuore della catena dei monti Rila, sono come quei particolari tesori, custoditi quasi in segreto, tenuti ben nascosti al pubblico degli escursionisti, degli amanti della montagna e degli appassionati di fotografia naturalistica. Sono solo questi che hanno il coraggio di percorrere l’intero percorso ed il piacere di vedere tutti gli specchi lacustri. Il fatto che queste gemme esistono da migliaia di anni dimostra che la natura, qui come altrove, è potente ed ha ancora molto da insegnarci! (testo di Andrea Perciato; photo Maria Rita Liliano & A. Perciato)

Pubblicato da Andrea Perciato

Sono una Guida Ambientale Escursionistica dell'AIGAE (Associazione Italiana Guide Ambientali Escursionistiche). Giornalista/pubblicista, esperto della progettazione di itinerari escursionistici e della promozione turistica mirata all'ambiente e alla natura. Amante del sapere e sempre alla ricerca di nuovi orizzonti da esplorare e da raccontare. Camminare, sognare, respirare e amare questo bellissimo e incredibile mondo.

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