“Salento da Camminare” lungo la sua “Via del Mare”… 3 – dalla Marina di Serra a S.M. di Leuca de “Finibus Terrae”

Ci sono cammini che si compiono per puro spirito e piacere di scoperta e conoscenza; cammini che si scelgono per mettere – dopo ripetute scariche di adrenalina – alla prova se stessi, il proprio fisico, la propria mente, quell’ancestrale desiderio di ascoltare la voce del proprio spirito o di dare un senso alla propria esistenza! Altri cammini, invece, si percorrono per semplice desiderio di fede, di spiritualità, attuando una sorta di pellegrinaggio che attraversa – emotivamente – tutto il “cammino interiore” compiuto nel corso della propria esistenza e che termina sulla soglia di un sagrato, o al cospetto dell’immagine sacra in un luogo di culto.

Scegliendo una tra queste opzioni, sarà proprio questo il liet-motive che accompagnerà – passo dopo passo – l’ultima tappa di questo “Cammino del Salento”. Lasciati alle spalle la placida Marina di Serre, per un aspro sentiero su roccia si ascende lungo un pendio avvolto dalla copiosa macchia mediterranea fino a raggiungere la rotabile e guadagnare l’imbocco del sentiero, meglio conosciuto come il “Nemico”. Da qui in poi si lascia alle spalle la frastagliata costa e si penetra attraverso un paesaggio prevalentemente agreste, caratterizzato dagli immancabili muretti a secco in pietra calcare, spesso misti a blocchi squadrati di mattoni in pietra leccese dal tipico color rosato. Per vie campali che consentono di collegare ampi appezzamenti di coltivi (ortaggi, vigneti, uliveti e alberi da frutto) con la vicina borgata, si entra tra le prime case di Tiggiano, tipico paese del Salento ove la principale occupazione – laddove ancora persiste – è l’agricoltura che ancora riesce a soddisfare i primari fabbisogni familiari. Un’ampia piazza circondata da vetusti e moderni edifici, la maggior parte intonacati da colori pastello, prospetta sulla bianca pavimentazione in blocchi di calcare; sulla destra la moderna struttura di una chiesa e del suo campanile. Ancora più verso l’interno e si raggiunge la successiva Piazza Castello su cui prospetta la bella facciata in pietra leccese dell’antico Palazzo Baronale Serafini-Sauli, col particolare balcone finemente scolpito e decorato del 1716.

In pochi minuti si raggiunge il successivo abitato di Corsano dalle tipiche residenze dell’architettura salentina che si contraddistinguono per la distribuzione semplice ed efficace dei suoi vani tra portali d’ingresso ad arco ribassato e terrazzini sfalsati; ambienti spesso angusti e ridotti ma che sono efficacemente arieggiati in modo tale da trattenere il calore durante la stagione invernale e mantenere freschi gli ambienti durante la canicola estiva. Su tutte emerge il Palazzo Feudale dei Capece. Uscendo fuori le ultime case del paese si punta in direzione della costa; se ne avverte già il profumo del mare alimentato dai venti. Tra filari di muretti a secco, uliveti, fichi d’india, agavi, boschetti di eucalipto che si alternano alla pineta, alberi di carrubo e case vacanze tutte intonacate di bianco e d’azzurro (sembra di essere in Grecia!), dopo una lunga discesa si giunge al caseggiato di Novaglie proprio a ridosso della naturale insenatura (scavata nella roccia) della marina di Novaglie, che si caratterizza per le sue torri costiere e le grotte raggiungibili dal mare.

Proprio dalla rada di Novaglie ha inizio la ripida ascesa lungo l’impervio sentiero (tutto su roccia) delle “Cipolliane”; un percorso panoramico che serpeggia lungo la rocciosa costa caratterizzato da passaggi e strettoie tra cespugli di macchia e delimitato da una staccionata realizzata con pali in legno. Si cammina, praticamente, attraverso un paesaggio sospeso fra la terra, il cielo e il mare. Ancor più evidente si avverte, lungo questo tratto di sentiero, la testimonianza della tipica architettura rurale sulla distribuzione del suolo lungo gli impervi pendii e di come la maestria dell’uomo contadino sia riuscito – durante lo scorrere dei secoli – ad “ammaestrare” le difficoltà di questo posto, solo in apparenza aspro e inaccessibile con la realizzazione di elementi lapidei come i “muretti paralupi” che cingevano antiche aie utilizzate come ovili per raccogliere le greggi al pascolo; una dura e impervia lotta per rendere coltivabile ogni metro di terra possibile. Nell’aria si avverte l’essenza delle cipolle selvatiche che indicano la presenza della vicina grotta (detta, appunto) delle Cipolliane, una cavità di difficile accesso sospesa a circa 40 metri sul mare; nelle vicinanze, la numerosa presenza di conchiglie fossili ben visibili sulle rocce testimonia di come questa parte di territorio milioni di anni fa era sommersa dal mare.

Continuando lungo questo sentiero, attraverso paesaggi mozzafiato sospesi a picco sul mare, si giunge all’insenatura di Ciolo, unita tra le due sponde dall’ardito ponte (del Ciolo) ad una campata sospeso ad un’altezza di 40 metri circa sul mare; sulla destra un’impervia gola rocciosa che sembra chiudere il cielo, a sinistra gli splendidi fondali della grotta del Ciolo. Si prende a destra per un sentiero, delimitato da una balaustra con pali in legno, che arranca alla base di alte pareti rocciose, privilegiate palestre per ‘arrampicata, caratterizzate da grotte e falesie fino ad attraversare la gola e sbucare a ridosso delle prime case di Gagliano del Capo, località conosciuta come il punto ove i due mari (lo Ionio e l’Adriatico) si incontrano.

Proseguendo per vie interne e piste vicinali si raggiunge prima il caseggiato di Salignano, poi quello di Castigliano del Capo e, successivamente, l’ampia rotatoria ove la via si congiunge alla statale per Maglie. Qui, nel punto d’incontro, c’è l’Erma antica, una sorta di tabernacolo dove i fedeli in cammino verso Leuca depongono la pietra penitenziale portata fin qui durante il proprio pellegrinaggio; in questo punto convergono ben quattro cammini che terminano tutti alla “Finibus Terræ” ma il “nostro” Cammino del Salento, ignorando la via principale che scorre lungo il dorso della collina ulivata, scende verso destra fino a raggiungere le prime case di Leuca. Da qui, spostandosi ora verso la base della collina, si giunge ai piedi della monumentale cascata, accanto cui scorrono due rampe di gradoni, e sotto cui s’impenna la colonna romana sormontata da un capitello “corinzio”.

L’ultima fatica contempla il superamento di 285 gradoni calcarei che giungono all’ingresso dell’imponente piazzale – meta finale del Cammino del Salento – ove prospetta il Santuario ove due angeli ci accolgono e ci invitano ad accedere in questo luogo di pace. Un ampio spiazzo circondato solo dal silenzio e avvolto dall’immensità del cielo e del mare che qui s’incontrano tra preghiera e meditazione. Con lo sguardo si cerca di scorgere un orizzonte che sembra non aver mai fine, mentre col pensiero ci si rivolge all’ascetico e mistico luogo – il Santuario (Basilica Pontificia) di Santa Maria de “FINIBUS TERRÆ – in cui si venera la Vergine Maria custodita in una teca e omaggiata da tutti coloro che giungono fin qui.

Una cortina composta da archi in pietra calcarea, racchiudono il lato sud della piazza che al suo interno accoglie la colonna che determina la fine del “cammino” geografico; al di là degli archi si erge il bianco e possente faro della Marina Militare. Negli interstizi degli archi sono possibili scorgere gli stemmi e gli emblemi, scolpiti nella viva roccia calcarea, delle nobili famiglie che, durante i secoli, hanno contribuito alla costruzione del sacro edificio. Appena sotto, giù in basso, è possibile scorgere la scogliera di Punta Meliso che affonda nel punto estremo più a sud del “tacco” d’Italia; qui si congiungono i due mari che sembrano amalgamarsi proprio con due diverse colorazioni d’azzurro; ed è proprio qui che si avverte quello che è il magico concetto di… infinito!

Il timbro sulla credenziale sembra essere l’atto finale di questo Cammino del Salento, ma le sorprese non sono ancora finite poiché una sorella di origini filippine, che cura i “servizi” all’interno del Santuario, che io piacevolmente (e senza conoscere neanche il suo nome) indico come “Suor Celeste”, per via della fascia colorata d’azzurro che le ginge l’abito talare, si diletta – con paziente maestria – a scrivere i nostri nomi sul “testimonium”, il sigillo conclusivo di questa entusiasmante esperienza che ci ha portato a conoscere, per mezzo di questo cammino, una fantastica terra davvero speciale: il Salento! (testo di ©Andrea Perciato; foto ©Maria Rita Liliano & ©A. Perciato)

Pubblicato da Andrea Perciato

Sono una Guida Ambientale Escursionistica dell'AIGAE (Associazione Italiana Guide Ambientali Escursionistiche). Giornalista/pubblicista, esperto della progettazione di itinerari escursionistici e della promozione turistica mirata all'ambiente e alla natura. Amante del sapere e sempre alla ricerca di nuovi orizzonti da esplorare e da raccontare. Camminare, sognare, respirare e amare questo bellissimo e incredibile mondo.

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