Un cammino per convincere ad essere percorso dai viandanti deve necessariamente avere due importanti peculiarità che in esso si riflettono: la bellezza dei luoghi attraversati e le peculiarità, come arte, tradizioni, cucina, folklore, storia, artigianato, sguardi, calore umano, accoglienza, ospitalità e tanto – ma proprio tanto – altro ancora che rendono un cammino, come quello del Salento.
Da Santa Cesarea terme il “cammino” salentino prosegue – sempre verso sud – lungo la fascia costiera fino a giungere, in meno di un chilometro all’insenatura di Porto Miggiano guardato a vista dall’omonima torre. Ancora qualche chilometro che si alterna tra l’asfalto e tratti di sentiero a mezzacosta e si entra nel bellissimo borgo di Castro, un meraviglioso borgo medioevale. Una sosta per apporre il “timbro” ufficiale del cammino sulla nostra credenziale, un caffè preso al volo e si continua sfiorando i bastioni del suo poderoso Castello, tra botteghe multicolori che propongono oggetti nella tradizionale ceramica locale e i lontani ritmi di una “pizzica”, il tipico ballo salentino con andamento danzante che accompagna una poesia, un canto d’amore fra due innamorati; scopriremo, poi, che si tratta dei preparativi di un matrimonio con tanto di balli della tradizione popolare salentina. Si entra attraverso le mura del suggestivo borgo antico fino ad uscirne, con un ampio giro, seguendo l’andamento dei bastioni meridionali fino a scendere verso la marina, costellata da numerosi bar e luoghi di ritrovo all’aperto.
La brezza marina sale fino ad inebriare i nostri polmoni già provati dalla fatica, ma sono i profumi della natura, quelli che richiamano la nostra attenzione. Appena dopo le ultime case di Castro si prosegue lungo un tratto costiero dai ripetuti saltelli (lievi dislivelli), tra rampe. Gradoni e pedane, sviluppati su circa due chilometri di scogliera; siamo all’imbocco della parte più impegnativa di questa tappa, da evitare se si è con zaino a pieno carico e sotto la canicola estiva. Questo articolato tratto termina all’imbocco con la rotabile, appena pochi metri più sopra ma… attenzione! Per via di una frana, e i successivi lavori di ripristino dello stato originario per la viabilità, il transito è impedito da segnaletica, blocchi deviazioni e reti metalliche. Noi pedoni, prestando attenzione, riusciamo a passare, ma non si esita nell’aiutare Rocco, un ciclo-escursionista calabrese che, con la sua pesante bici a pedalata assistita, sta percorrendo la strada litoranea panoramica e deve raggiungere Leuca in giornata.
Si scende così finalmente alla suggestiva cornice paesaggistica della Cala di Acquaviva, una particolare insenatura rocciosa che raccoglie le splendide acque dai fondali multicolori che vanno dal giada allo smeraldo, per il blu cobalto e il turchese, uno spettacolo della natura davvero fuori dal comune; la particolarità di questo fenomeno visivo è dovuta alle sorgenti d’acqua dolce che sbucano direttamente dal fondo. Siamo ai piedi di Serra Marittima e dopo la cala il “Cammino del Salento” prosegue lungo un sassoso sentiero che s’inerpica a mezzacosta tra brulle creste in roccia calcarea determinate dai copiosi cespugli, infiorescenze, pini marittimi piegati dal vento, ulivi dai tronchi attorcigliati sostenuti da muretti a secco (alcuni geometricamente perfetti da sempre utilizzati come recinti e ovili per raccogliere gli animali al pascolo) che si alternano ad alberi di fico, copiosi gruppi di fico d’india e i profumi delle erbe aromatiche come il timo, il rosmarino e la rucola.
Volgendo lo sguardo all’indietro della pista, dal folto della copiosa vegetazione vediamo sbucare – con altalenante andamento – un bandana color arancio che si avvicina sempre di più. Qui si fa l’incontro (prima) e la conoscenza (poi) di Alessia, una camminatrice – ma preferisco chiamarla “viandante” – che compie il nostro stesso percorso, puntando nella stessa direzione; oltre ai saluti, allo scambio di impressioni e i conseguenti consigli, ci si dà appuntamento più in avanti. Superiamo un ampio e panoramico belvedere sulla costa fino ad imboccare un tratto di pista conosciuto come il sentiero della “Serra del Mito” che scorre in falsopiano e sfiora ciò che resta della “Torre del Sasso” e le successive curve delle “sette pajare” fino a scendere tra le prime case del suggestivo borgo marinaro di Tricase porto. Da qui, ignorando il traffico veicolare, sostenuto durante i weekend sulla strada litoranea, si raggiunge finalmente Marina di Serra meta finale di questa tappa, ove incontriamo nuovamente la viandante Alessia che alloggia presso il nostro stesso b&b. Ed anche questi ultimi 24 km ce li siamo finalmente lasciati alle spalle.
Nel tratto finale di questa tappa, consigliamo di prestare molta attenzione (!) al traffico sulla strada panoramica che scorre lungo la costa, in special modo alle comitive di motociclisti che, invogliati dalla scarsa presenza di autoveicoli, tendono a “smanettare” in maniera eccessiva ed a tagliare le curve in velocità come se fossero su una pista; sono anche io motociclista, ma non mi sognerei mai di fare queste cose… alla prossima! (testo Andrea Perciato; foto Maria Rita Liliano e A. Perciato)
