Sieti, coi suoi due nuclei alle falde meridionali dei monti Picentini è una tra le borgate che per prima hanno lanciato – in Italia – il progetto di “Paese Albergo” (o albergo “diffuso”) proponendo l’accoglienza in dimore storiche come valore aggiunto di ospitalità. Quando la Natura e l’Ospitalità si uniscono – in una straordinaria sintesi paesaggistica – all’Ambiente e… al Silenzio! Ecco le prime impressioni colte al volo da chi, viandante curioso o forestiero, per la prima volta si trova a giungere in questi luoghi davvero unici, ricchi di acque e di verde. Protetto da una natura che ha saputo mantenere, inalterati nel tempo, le essenze e gli aromi di una macchia che ricopre di boschi l’intero territorio, l’antico borgo di SIETI (376 m), coi suoi due casali di Soprasieti (425 m) e Sottosieti (348 m), non è un luogo di passaggio, non è ubicato lungo una importante arteria stradale; esso è un luogo che per conoscerlo bisogna andare a scoprirlo di proposito.
Nascosto in una verde vallata, protetto tra le pendici dei monti Picentini, l’abitato ci accoglie nella sua splendida conca. L’itinerario inizia dalla chiesa rurale della Madonna del Carmine (368 m), all’estrema periferia S dell’abitato, adagiata al margine di un castagneto. Giunti in prossimità del paese, si scorge il particolare comignolo di Palazzo De Roberto (del XVI secolo), prima testimonianza dell’aristocratico passato di Sieti. Attraversati la via principale, una breve gradinata sfocia nella piazza principale della borgata bassa del paese: Sottosieti, accanto alla Chiesa di S. Maria delle Grazie (XVII secolo). Quel viottolo che scende verso il torrente nasconde, appena sotto a sx, un antico lavatoio pubblico a tutt’oggi ancora molto frequentato. Il percorso prosegue incamminandosi lungo una stradina che sale verso occidente, dove il cammino trova riposo nella fresca ombra di un arco sotto cui compare, a sx, l’edicola votiva della Santa immagine della Madonna.
Paese le cui dimore sono edificate nella viva roccia, conserva angoli pittoreschi di straordinaria bellezza con giardini pensili, balconi e davanzali ricolmi di variopinti vasi in fiore, orti sapientemente curati da esperte mani contadine e frutteti ingegnosamente attrezzati lungo gli scoscesi pendii. Lungo le ruvide pareti delle mura, qualche porta in legno semiaperta rompe la monotona sequenza di pietre e conci e restituisce vedute rurali dimenticate, forse, nelle memorie del tempo. Dopo l’arco compare, in fondo, il poderoso Palazzo Fortunato II (del XVI secolo) con la sua facciata orientale sormontata dalla meridiana che ancora oggi segna lo scorrere del tempo. Volgendo a dx inizia, subito dopo l’arco, uno stretto viottolo che sale attraverso alti edifici dalle grezze facciate di abitazioni contadine le cui mura, rampe e supportici sono impregnate dalle secolari essenze del mosto, dell’acre odore della sanza e dall’intenso profumo del legno bagnato.
Si transita accanto all’ingresso (sulla dx) di un “trappeto” al cui interno fa bella mostra di sé un antico frantoio con macine e vasche perfettamente funzionanti. Poco più avanti e si sbuca nella piazza intermedia del paese che ospita la splendida facciata della Chiesa di Maria SS del Paradiso (del XV secolo) col suo Campanile tinto in ocra e la cupola maiolicata, sviluppato secondo un ordine di quattro sezioni. Una ripida salita a dx della chiesa passa sotto l’austera facciata del Convento dell’Ordine dei Servi di Maria (del XV secolo), il più antico complesso conventuale (fu anche lazzareto) del Meridione che ospitò il giovane poeta Sannazzaro.
La salita prosegue lungo una stradina che s’insinua tra vecchie case abbellite con vivaci colori pastello. A sx, quando la curva piega a dx, parte una pista campale che attraversa coltivazioni di nocciolo. Prendendo a dx il percorso prosegue in una cornice di campi delimitati da antichi muretti a secco edificati sfruttando pietre locali con tecniche costruttive di efficace manifattura. Alla seconda traversa si volge a dx e si transita presso il Palazzo Pennasilico (del XVI secolo), una delle più antiche famiglie di Sieti; nel suo cortile prospetta uno scalone in pietra che si biforca con due rampe “porticate” colleganti ad alloggi tra i più belli di tutto il paese come la singolare “Camera dell’Alcova”, pareti e soffitti affrescati. Si oltrepassa un arco ed all’incrocio con una fontana si volge a dx. Poco più avanti s’apre, a dx, il portale di Palazzo dei Baroni Fortunato (XI secolo), a tutt’oggi abitato dai discendenti della più nota e numerosa famiglia di tutta Sieti.
Sbucati in uno slargo il nostro itinerario volge a dx e transita sotto un arco fino a sbucare nella Piazza principale di Soprasieti (o Sieti alto); sulla dx prospetta il Palazzo Nobile ((XII secolo), mentre un gigantesco tiglio protegge, con la sua folta chioma, la Chiesa del Salvatore (XI secolo). Sul retro compare una fontana a doppia cannula; nella parte posteriore un interessante lavatoio pubblico. Dalla fontana una gradinata passa sotto un arco e sbuca a ridosso di Via del Pozzo, l’arteria sommitale che chiude l’intero abitato. Portandosi alla periferia N del paese si supera una fontana/lavatoio posta a sx, e si è all’aperto con terrazzamenti intensamente coltivati a nocciolo e uliveto. Volgendo a sx, imboccando una pista carraia, si giunge all’apice sommitale (463 m) del paese ove compare un incrocio: si discende (verso S) lungo gradoni che sfiorano la cinta muraria eretta a difesa del casale, fino a sbucare nuovamente su Via del Pezzo. Poi, presso la piazzetta del Salvatore, il percorso scende lungo la via principale da cui, un cortile sulla sx, lascia ammirare il portale di Palazzo De Pastina (XI secolo) e l’edificio fortificato di Palazzo De Robertis (XIV sec.).
Sieti non aspetta altro che lo andiate a visitare, ma non come semplici turisti o fugacemente durante un pomeriggio d’estate; le sue dimore sapranno come accogliervi e poi… la natura dei monti Picentini, compirà quella magia che avete sempre desiderato: aria pura, momenti di serenità, buona cucina, meraviglie naturalistico e ambientali e la tipica accoglienza di un paese montano del Sud. (di ©Andrea Perciato; ph Maria Rita Liliano e A. Perciato)
