Nessuno se lo immagina… molti pensano che sia difficile raggiungerlo, ma dovè? E’ scomparso…? Prima lo vedevo stagliarsi sul bordo della rocciosa collina, mentre ora…? Nulla di ciò, un borgo non può scomparire alla vista di chi guida sull’autostrada del Mediterraneo… bisogna conoscere le strade interne della provincia per poterlo raggiungere. Posto sull’aspra rupe di uno sperone roccioso dominante la valle del fiume Tanagro, laddove riceve le acque del torrente Bianco che scorre dalla Lucania, dopo aver svalicato sul passo delle antiche “Nares Lucanae” all’altezza dello Scorzo e al termine della lunga discesa di Zuppino ecco che appare, lassù in alto a sinistra erto su un colle, il borgo di Castelluccio Cosentino che ci accoglie con una bella terrazza panoramica che si espande sulla catena dei monti Alburni, il caseggiato di Sicignano e le sue frazioni adagiate alle falde della montagna; in quella spianata verde fatta di campi e masserie, scorre la statale (166 degli Alburni) su quello che fin dall’antichità era la via Annia, divenuta poi Popilia e, sotto i Borboni, strada “Regia per le Calabrie” costellata da quelle che per secoli fungevano da taverne.
Si ha fame di orizzonti e allora che si fa…? Andiamo a conoscere questo borgo più da vicino, nel suo cuore. Sorto su una collina geologicamente separata dalla catena dei Monti Alburni Castelluccio ci accoglie avvolta in un irreale silenzio. Superate le prime case subito si avverte di come il luogo sembri disabitato; case chiuse, portoncini sbarrati, finestre oscurate. Causa di questo silenzio è, sicuramente, il forte spopolamento avuto per via dell’immigrazione; poche decine di anime, per lo più anziani, vivono qui durante l’anno, mentre il borgo si ravviva durante la stagione estiva per quei tanti che vengono qui in cerca di fresco e buona cucina. Il caseggiato ha un andamento longitudinale che si sviluppa da ovest verso est; alle spalle il visibile valico della Nares, dinanzi i rilievi della Lucania. Situato in collina per questioni strategiche, l’origine del borgo risalirebbe al XII secolo. Il paese fu fondato dagli abitanti del Casato Cusentinorum (Cosentini), da cui deriva il nome Castelluccio Cosentino, e conserva quasi intatti elementi tipici di un borgo medievale, come portali in pietra e archi.
Case, palazzine e abitazioni erette sulla viva roccia; terrazzini su cui cresce l’erba del tempo; dislivelli dalle mutevoli pendenze; rampe dalle incredibili traiettorie. Ovunque, accanto all’ingresso delle abitazioni al piano terra, sono addossate alle pareti lunghe lastre in pietra calcarea che fungono da sedile per ritrovarsi la sera, a chiacchierare, sorseggiare in amicizia quel rosso “veramente buono” e – magari – godere del fresco nelle calde serate estive. I suoi stretti e silenziosi vicoli con le pavimentazioni composte da regolari lastroni in pietra calcarea conducono sul luogo più esposto e, panoramicamente, più bello e interessante, laddove è stato realizzato il belvedere, che in origine era il basamento di una Torre di avvistamento: Buccino e i suoi monti che si stagliano in lontananza verso nord; la valle del torrente Bianco (affluente del Tanagro) che scorre dai rilievi lucani da est e la gigantesca muraglia degli Alburni che prospetta a sud. Tutto il resto è un magnifico “nutrirsi di orizzonti” che esalta l’emozione dei luoghi e si alimenta – per 360° – ovunque volga lo sguardo.
Alle spalle della terrazza panoramica sorge la chiesetta di Santa Maria dei Martiri (del 1538) che si presenta ad unica navata, con la porta d’accesso aperta sul lato nord e con tracce di affreschi murali nella volta absidale; una bellissima statua lignea della Madonna col Bambino è situata sull’altare principale; una modesta torre campanaria è posta di fianco al sacro edificio. Prima di lasciare il borgo ci rechiamo nella sua parte più bassa del caseggiato, quella che spiove verso la valle del Tanagro. Qui, appena superate le ultime case compaiono i ruderi che i locali indicano come “i casalin mbier a’ terra” (le piccole case ai piedi della terra), un piccolo gruppo di abitazioni, completamente crollate da secoli e di cui resistono ancora le mura perimetrali fortemente sorrette dalle piante, dai cespugli e dagli alberi che hanno messo radici tra i loro interstizi creando un suggestivo scenario di precarietà e abbandono. Castelluccio Cosentino è un piccolo gioiello di ruralità che resiste al tempo e che val bene una passeggiata attraverso i vicoli, le sue mura, le sue corti, i suoi antichi portali e le rampe in pietra; per il resto, da quassù nutrirsi di orizzonti… è possibile! (di Andrea Perciato; ph Maria Rita Liliano e A. Perciato)
