Non basterebbe un intero Wikipedia per riuscire a trovare le parole per descrivere e illustrare l’estrema bellezza dei luoghi attraversati, esplorati, conosciuti (forse non in profondità come meritavano ma a volte, spesso… il tempo è tiranno!). La Macedonia, quel vasto ed estremo territorio a nord della penisola ellenica, confinante con l’attuale stato della Macedonia settentrionale, altro non è che un immenso, selvaggio e variegato mondo in cui si incrociano le culture della pastorizia con quelle del bosco, quella contadina con quella del tipico agroalimentare e delle produzioni casearie, quella viticultura con quella olearia.
Immagino ancora i vecchi libri di storia che narrano di Filippo il “Macedone”, conquistatore dell’intera penisola greca; di suo figlio Alessandro “Magno” che completò l’opera paterna spostando i confini ellenici fino ad inglobare l’antico regno di Persia (oggi Iran); Dario III conosciuto anche col nome di Artashata… Le lunghe scorribande e la continua lotta da parte di dinastie, eserciti, re, principi e cavalieri per il controllo dei traffici e delle merci, sia via terra che per via mare, tra l’allora mondo occidentale conosciuto e quello orientale oscuro, misterioso e temuto mondo arabo d’indole bellicoso, sempre pronto a conquistare e depredare i miti porti e l’entroterra ellenico…
La Grecia conserva, al suo interno, un intenso ed articolato territorio montuoso (85% della superficie) in cui primeggia la più alta di tutte: quel monte Olimpo con le sue 55 cime che sembrano sempre essere irraggiungibili (occorrono sempre un paio di giorni di cammino per raggiungere la cima!) che gli antichi, al vederlo ricoperto di nubi, roboante di tuoni e circondato dalle folgori, ci misero ben poco per identificare in quell’altura, ben visibile a centinaia di km di distanza, la dimora degli Dei e la potenza espressa dalla loro collera.
Un mondo fatto in verticale invece è quello delle “Meteore” (Μετέωρε), Patrimonio Mondiale dell’Umanità (UNE-SCO), ove rocce a picco si impennano nel cielo e incutono timore reverenziale solo a guardarle dal basso o dalla lontana pianura tessalonica; un vasto “cielo di pietra” su cui troneggiano inaccessibili santuari rupestri in cui è molto sentito (e praticato) il culto della chiesa ortodossa perpetuato da monaci eremiti. Tra monasteri, chiese, cappelle e santuari rupestri è tutto un caleidoscopico alternarsi di icone, quadri, affreschi, miniature (alcune molto preziose) ricche di motivi religiosi e dai colori sgargianti; perdersi in questi silenzi lascia veramente senza parole… si resta, letteralmente, estasiati!
Purtroppo il tempo a disposizione è stato pochissimo, ma una puntatina alla penisola calcidica (Chalkidiki), soprattutto in quell’estremo lembo di terra montuosa che si protende, come un dito medio, verso il mare (Penisola di Sithonia) solo per andare a conoscere da vicino, quel suo particolare vitigno (sistemato a filari bassi) coltivato su terrazzamenti di calcareniti che, importato lungo le coste della “nostrana” Magna Grecia, ed in particolare verso le coste campane di Pithecusa (Ischia) e Positano, tra le prime e più importanti colonie greche, quell’Uva “Pede ‘e Palomma” (Uva Piede di Colombo) oggi meglio conosciuto e apprezzato, soprattutto sul “nostro” Sentiero degli Dei in costa d’Amalfi.
Ecco… sentire il profumo del mare inebriare le foglie dei tralci per restituire quell’essenza così inebriante, è stato davvero… un ritorno alle origini! (di ©Andrea Perciato; foto Maria Rita Liliano & A. Perciato)
