Il borgo di Civita di Bagnoregio, su cui spicca lo snello campanile romanico della chiesa madre, si erge – come un’isoletta – nella fragile immensità dei calanchi, come un “mare” increspato ma immobile che dona la surreale sensazione di assistere ad una “tempesta” in continua evoluzione.
Le suggestive atmosfere intrise d’antico, si alternano fra l’incanto e i silenzi che avvolgono la sensibilità di chi capita qui per la prima volta. Mentre gli occhi scorrono attraverso una singolare sky-line lungo le circostanti (e instabili) rupi d’argilla e arenaria, modellate – durante il corso dei millenni – dalle acque dei torrenti e delle piogge; elementi, questi, che pian piano contribuiranno allo sfaldamento e scivolamento a valle ciò che ancora il borgo riesce a conservare, già colpito e danneggiato dagli innumerevoli terremoti e smottamenti avvenuti nel corso dei secoli: per questo Civita di Bagnoregio oggi è universalmente famosa e conosciuta come la “città che muore”.
Fu proprio l’abbondanza di acque, assieme alla copiosa vegetazione, ad attrarre e convincere gli uomini, sin dalle epoche più remote, a vivere e stabilirsi in questi luoghi. Furono gli Etruschi, i principali artefici dell’importanza di questa località, che fecero di Civita (di cui ancora non si conosce l’antico nome) una fiorente città. Questa fu favorita dalla posizione strategica in cui sorgeva, grazie anche alla vicinanza con le più importanti vie di comunicazione del tempo.
Il ritorno alla vita… In seguito ai ripetuti abbandoni durante il tempo, la Civita divenne per molti anni quasi come un “borgo fantasma”. Civita oggi è collegata alla sorella Bagnoregio, e al “resto del mondo”, grazie a un sottilissimo e lunghissimo viadotto in cemento. Questo fu ricostruito due volte, dopo l’abbattimento del vecchio ponte in muratura, fatto saltare dai tedeschi durante la Seconda Guerra mondiale. La prima volta il lavoro non venne fatto in maniera accurata, tant’è che nel 1964, quando ennesimi smottamenti colpirono la collina di Civita e la Valle dei Calanchi, l’ardito cavalcavia appena edificato crollò poco prima della sua inaugurazione.
Conosciuta ormai da decenni come la “città che muore”, in realtà negli ultimi tempi Civita di Bagnoregio sta ritornando nuovamente a vivere, grazie soprattutto ad un flusso turistico cospicuo e sempre crescente, anche di provenienza straniera; presenze che hanno riportato grande vitalità e nuove risorse all’antico villaggio. Il borgo, con accurate operazioni di recupero nel suo aspetto originario, poco alla volta sta nuovamente ripopolandosi.
Luoghi immutati nel tempo… Ai meravigliosi panorami e alla bellezza del paesaggio, fa da contraltare l’incredibile e suggestiva atmosfera del borgo. Un borgo, diremo oggi, “musealizzato”; un esempio, forse unico in Italia, di villaggio tardo-medievale rimasto immutato nel tempo. Al termine del lungo ponte si accede attraverso la scenografica Porta Santa Maria, aperta da un arco in peperino e sormontata da una loggetta. La porta reca due bassorilievi che raffigurano un leone che tiene un uomo con gli artigli, (metafora della cacciata dei Monaldeschi). Oltrepassato il varco scavato nella viva roccia, subito si ammira una prima piazzetta; slargo circondato da bei palazzi signorili e da residenze più modeste; di un edificio, invece, resta visibile soltanto la facciata, con le finestre che lasciano intravedere il cielo.
La piazza centrale e il Duomo di San Donato… Continuando per l’arteria principale, dopo pochi metri si sbuca nella pittoresca Piazza San Donato. Qui, al posto dell’originaria pavimentazione, si calpesta una breccia mista a terriccio che da la sensazione di essere improvvisamente piombati indietro almeno di cinquecento anni. In questo spazio s’affaccia la mole del Duomo di San Donato, sorto – probabilmente su un preesistente tempio pagano – nel VIII secolo, ma dall’aspetto cinquecentesco. Nella stessa Piazza San Donato, a giugno si svolge il simpatico (quanto inconsueto) “Palio della Tonna“, una festa di origine medievale che vede i fantini sfidarsi in un’acerrima e rocambolesca corsa ad anello.
Un borgo antico ove il Medioevo è ancora presente… tra botteghe artigiane, angusti cortili e stretti vicoli, tipologie architettoniche che fanno di Civita di Bagnoregio, un contenitore urbanistico caratterizzato da archetti, cortili e piazzette, da case medievali e rinascimentali ornate da bifore, “profferli” (tipiche rampe arcuate medioevali) e portali in peperino. Spesso al loro interno si trovano graziose botteghe artigiane, in cui si può entrare ed assistere alla procedura di antichi mestieri. Camminando in questo tortuoso dedalo, fatto di spazi inconsueti e di viuzze affacciate sul vuoto, lo sguardo viene rapito dalla varietà di scorci paesaggistici e ambientali che s’aprono verso la Valle dei Calanchi. Ma è verso sera che Civita (e la sua rupe) assume la sua veste più bella. Al tramonto il borgo si tinge di incredibili livree dalle inconsuete tonalità del rosso, offrendo un’alternanza di curiosi e originali giochi di luci ed ombre distribuite tra gli affilati crinali in tufo e arenaria e la copiosa vegetazione, andando così a formare un quadro paesaggistico ancor più suggestivo. (di ©Andrea Perciato)
