ROMAGNANO al Monte (641 m) è un vecchio caseggiato le cui abitazioni si aprono lungo particolari scorci paesaggistici di straordinaria bellezza. Antico borgo edificato intorno a una “torre” di avvistamento che fu, successivamente trasformata in castello. L’antico abitato (oggi abbandonato in seguito al disastroso sisma del novembre 1980) si eleva dall’alto di un dirupo roccioso che domina l’angusta valle (detta la Gola di Romagnano) in cui, nel fondo di precipitose pareti calcaree, scorrono le (a volte turbolente, ma spesse volte prosciugate) acque del torrente Platano.
Questo borgo è uno tra i più piccoli comuni della regione Campania, a margine dei confini con la Basilicata. Molto suggestivo, e con un timore quasi reverenziale, ci si incammina a piedi lungo la principale arteria che attraversa il suo vecchio centro storico; il borgo – sorto sul ciglio di una rupe – si presenta arroccato proprio su un crinale sospeso nel vuoto che, spiovendo, si affaccia a picco sulle gole del fiume Platano, rivolo torrentizio che proprio in quel tratto segna il confine amministrativo tra la Campania e la Basilicata.
La sua originale cornice paesaggistica lo inquadra in uno tra gli ambienti più belli, interessanti, suggestivi e meno conosciuti del Mezzogiorno. Qui in epoca longobarda, dalla vicina Volcei/Buccino, giunse un nucleo consistente di abitanti che venne ad insediarsi laddove oggi sorge il vecchio centro storico. Incredibili scenografie di un paese “fantasma”, con le sue case sventrate, completamente disabitate, e sottoposte all’incessante logorio delle intemperie, esso oggi conserva, nel suo eterno silenzio, frammenti di una vita contadina bruscamente interrotta dagli sconvolgimenti orografici (il disastroso sisma del 1980 e un perenne spostamento franoso appena percettibile) e testimoniata dalla durezza e dalle asperità del luogo.
Case vuote dai solai crollati e dai tetti sventrati, vengono spesso “visitate” dalla presenza di falchi e poiane o ricovero di gatti randagi; rocce a strapiombo, antri ipogeici, precipitosi baratri che scivolano verso il fiume, tutti elementi – questi – che offrono atmosfere intrise di mistero. Qui i vicoli e i portoni del centro urbano abbandonato testimoniano l’improvvisa scomparsa – e definitivo abbandono – dei suoi operosi e vivaci abitanti (contadini, boscaioli, allevatori e pastori) così bruscamente interrotta dall’ultimo terremoto del novembre 1980 che colpì questa zona montuosa, così impervia ed assai scoscesa.
L’armoniosa distribuzione dei suoi spazi abitativi sono la più autentica testimonianza dell’organizzazione della vita collettiva del passato con le sue semplici casette, le sue viuzze basolate, i suoi punti di osservazione panoramica, la vecchia chiesa, il municipio, la scuola elementare, i vecchi portali con i vari stemmi gentilizi, le grotte/cantine per conservare il vino, ecc. E’, questo, il classico “paese presepe” su cui si è abbattuta la furiosa violenza dell’evento tellurico di cui sopra. Esso è, insieme ad Atrani sulla costa amalfitana, il più piccolo paese della Provincia di Salerno, il cui abitato oggi è stato completamente ricostruito ex-novo a pochi km di distanza da quello abbandonato.
i dintorni sono circondati da un’intensa flora caratterizzata dalla presenza del carpino, della quercia, della cerreta, dalla macchia mediterranea, dal bosco ceduo, dalla ginestra e dal castagno. Mentre per la fauna, vengono segnalate (tracce ben evidenti del loro passaggio) la presenza della volpe, del corvo, della poiana, della lepre, della civetta, di vari uccelli migratori e stanziali.
Laggiù in fondo al vallone s’aprono le gole del Fiume Platano, che per un tratto segnano il confine tra la Regione Campania e la Regione Basilicata; esse si presentano come un profondo canyon scavato, durante il corso dei millenni, dall’incessante scorrere dell’acqua attraverso la bianca roccia calcarea. Nel periodo primaverile e in estate, quando il fiume è in magra, questo canyon può anche essere percorso a piedi, immergendosi in un ambiente ancora più suggestivo e selvaggio.
Dalla confluenza tra il fiume Platano e il fiume Melandro, nei pressi della stazione ferroviaria di Romagnano al Monte, ha origine il fiume Bianco, il cui nome si dice sia dato dal colore bianco delle rocce calcaree che formano e caratterizzano il fondo del suo alveo. Il percorso fluviale è caratterizzato da diverse anse con sponde ricche di vegetazione e da una variegata fauna ittica. (di ©Andrea Perciato)
