Si cammina attraverso un’area poco conosciuta: le Ardenne. Qui le abbazie ancora custodiscono le secolari produzioni di birra artigianale, tra ampi paesaggi, castelli, monasteri isolati, borghi nascosti, foreste, villaggi rurali, su tutto le essenze di una bevanda: la birra (preparata con ingredienti della tradizione trappista) che qui, più che un dissetarsi, è una cultura, un modo di essere, una scelta di vivere bene, una filosofia.
Nel cuore delle Ardenne, land della Vallonia in Belgio, si va alla conoscenza delle principali abbazie che producono le famose birre trappiste. Si cammina con brevi tratti su asfalto alternati a sentieri attraverso boschi e foreste, su piste campali che raggiungono piccoli, isolati e tranquilli villaggi.
Fuori da ogni tempo, lontani da qualsiasi altrove, in un paesaggio da favola, il Belgio ac-coglie il mondo degli escursionisti con tutta una serie di sorprese che lasciano, letteralmente, senza fiato! Questa è, sicuramente, la prima impressione quando – raggiunti il cuore della foresta delle Ardenne (che si sviluppa a macchia di leopardo) – capita di ritrovarsi al centro di un qualcosa che sembra rincorrersi tra fiaba e leggenda: attraverso questi orizzonti, che si perdono oltre qualsiasi limite, aleggiano le nebbie mattutine che nascondono qualsiasi punto di riferimento; sparsi e isolati mulini a vento; campanili dalle forme più bizzarre che si stagliano ovunque sulle estese praterie; interminabili campi sistemati a frumento, con biada, segale e graminacee in genere; macchie prative adibite a pascolo; case tutte con facciate in pietra e legno (coi graticci); ampi cortili di granai e masserie (spesso simili a quelle del nostro sud) che sembrano accogliere il visitatore come la vetrina del perfetto agricoltore ove trovi di tutto, dagli attrezzi alle piante da coltivare.
Centinaia di bianche croci, in legno o in pietra, compaiono all’improvviso tra i boschi, a testimoniare tombe (o tumuli) dimenticate, poichè quest’area fu teatro di violenti scontri armati sia durante la 1a che la 2a Guerra Mondiale; edicole votive, croci isolate, sparse un pò dappertutto ad indicare direzioni da seguire o, semplicemente, a determinare il reticolo di piste e sentieri distribuiti su un ampio territorio; grappoli di case sparse lungo crinali ondulati che si alternano tra copiose foreste e boschi impenetrabili; cimiteri isolati lungo le sponde e le anse di fiumi; nessun rumore per chilometri. In autunno qui le foreste indossano il loro abito migliore assumendo cromature vegetazionali che vanno dal giallo al rosso, passando per l’ocra, il carminio, l’arancio, l’amaranto e il vermiglio!
Ci troviamo a camminare tra i boschi e le pianure nella regione della Vallonia, nel cuore della foresta delle Ardenne, una grande macchia vegetazionale (composta da abeti, querce, larici e betulle) che si estende lungo un’ampia area distribuita tra Francia, Belgio e Lussemburgo; un bucolico paesaggio in cui gli orizzonti si alternano come onde di un gigantesco oceano, e che cambiano spesso colore del manto forestale di valle in valle, ognuna solcata da un torrente, un fiume o uno stagno. Luoghi della memoria agricola locale che sembrano abbandonati ma che invece si popolano al tramonto col rientro dai campi e il ritorno dei fanciulli da scuola. Qui le birre, oltre ad essere una tradizione, sono una filosofia, quasi una scelta del buon vivere; la sera, al rientro delle attività ci si ritrova nel piccolo locale al centro del villaggio, oppure lungo la strada principale, a sorseggiare birre; naturalmente queste vanno tutte gustate con l’aggiunta di pane e formaggio (tipico locale) e servite obbligatoriamente in giare di vetro oppure in boccali di terracotta.
Fu durante l’estate del 1850 che un piccolo gruppo di monaci venne a stabilirsi sull’altopiano di Scourmont, presso Chimay ove giace l’Abbazia di Notre-Dame, immersa in una silenziosa campagna, ove il silenzio è rotto solo da cori gregoriani; il monastero offre ospitalità con annessa una locanda, l’Auberge de Poteaupré, e l’Espace Chimay Experience che illustra la creazione dell’Abbazia e il processo di produzione della birra e del formaggio. Da Chimay, dopo 5 giorni di cammino tra paesaggi bucolici e borghi dimenticati dal tempo, continuando sempre verso est, si superano masserie e villaggi sparsi – come Couvin, Mazée, Hastière, Furfòoz, Chevetogne, Forzèe e Buissonville – che si alternano tra ampie radure e prati, campagne sistemate a foraggi (buone per i pascoli) e copiose distese forestali; anse e meandri di fiumi come la Mosa e come la Lesse (tributario della Mosa). Lungo questo tratto sono possibili incontrare diverse stele commemorative e croci isolate; si superano caselli ferroviari e antichi castelli arroccati; si passa per aziende agricole, mulini ad acqua e filari di pale eoliche; si attraversano riserve naturali e demani forestali provinciali, nonché cappelle isolate e caratteristiche chiese (alcune di culto bizantino) dai singolari campanili acuminati. Finalmente si raggiunge Rochefort.
La cittadina medievale si sviluppa lungo piacevoli saliscendi determinati dall’orografia del territorio ove s’affacciano bei palazzi. A 3 km dal centro giace, adagiata su un pianoro tra campi e vigneti, l’Abbazia di Notre Dame de Saint Remy sorta nel 1230, dove la birra viene prodotta dal 1595 utilizzando l’acqua di un pozzo all’interno dello stesso monastero. Qui i monaci sono specializzati nella produzione di birre la cui vendita è finalizzata esclusivamente al sostentamento della comunità monastica e alla manutenzione delle strutture. Le dolci ondulazioni prative disegnano l’orizzonte determinato, qua e là, da cortine boscose di un verde intenso. Qui i colori si alternano e cambiano livrea di stagione in stagione e i profumi agresti inondano ampi ettari di territorio. Superati un torrente si lascia un’antica grotta e si sbuca fuori dalla cittadina verso sud ove una pista comincia a serpeggiare lungo distese prative e per lievi saliscendi tocca e – spesso – attraversa piccole fattorie ai margini delle radure. Si sfiora prima la foresta del Fond St. Martin e, successivamente, per una discesa lambisce il bosco di Tienne St. Iral. Appena fuori dal bosco, siamo in un’autentica conca carsica a forma di anfiteatro, alla periferia orientale del caratteristico villaggio di Han-sur-Lesse. Superato quest’ultimo si attraversa l’intensa valle di La Lesse solcata dalle acque dell’omonimo fiume.
Raggiunti Daverdisse, circondata dai boschi delle Ardenne, si lascia la valle della Lesse fino a toccare Bertrix, nota per le cave di ardesia e continuare così fino a Florenville, ridente cittadina sorta su poggio da cui si ammira l’ampio paesaggio che s’apre sulla valle del fiume Semois. Dalla chiesa della St. Vierge si punta alla periferia sud e per la Rue de Bensirvaut si superano ampie radure fino a guadagnare la foresta; la pista si congiunge con la principale traccia di una sconnessa rotabile che attraversa un bosco, autentica galleria vegetazionale. Si sfiora il confine di stato con la Francia fino alla ridente valletta di Chameleix: qui, su un terrazzamento a sinistra sorgono i ruderi dell’antico sito d’origine gallo-romana. Sulla sponda opposta si entra, per breve tratto, in Francia proseguendo per la carraia Grande Fontaine attraverso la foresta; al termine di questa un sentiero si stacca a sinistra rientrando nuovamente in Belgio. Da qui si sfiorano prima ampie radure e poi, nuovamente attraverso la foresta, si scende fino a sbucare nella radura dell’Hostellerie d’Orval. La valle (come l’antica leggenda che la definì d’Oro, da cui il nome Orval) si apre con un enorme stagno. Per la stradina che lo sfiora si raggiunge finalmente l’ingresso dell’enorme complesso monastico di Notre-Dame d’Orval (del 1132) una delle abbazie cistercensi più significative del Belgio. Qui la fontana, il rosone secolare ed il giardino di piante medicinali sono i punti forti della visita; a margine del complesso c’è Les Communs Abraham, un edificio ristrutturato dell’antica abbazia dove sono illustrati i segreti del “savoir-faire” brassicolo dei monaci trappisti; l’intero complesso architettonico si caratterizza per le imponenti rovine che ricordano la nostra San Galgano e le facciate color ocra. (di ©Andrea Perciato; ph Maria Rita Liliano & A. Perciato)
