VIA FRANCIGENA le mille curiosità di una storica via dove il senso del camminare, sta nel “guardare con occhi” nuovi dove si cammina.

il cammino lungo la Francigena è un cammino riservato esclusivamente a chi ha spirito di adattamento alla vita pratica “itinerante”, camminando in ambienti che si diversificano giornalmente (dai borghi medioevali non eccessivamente popolati, all’immensa solitudine di ambienti campali, agresti, boschivi), con pernottamenti – di volta in volta – sempre in luoghi diversi… una esperienza affascinante, sicuramente da compiere ma, probabilmente, non per tutti!

Metterci in cammino e ripercorrere – anche se solo per 90 km in 4 giorni – la rotta compiuta da Sigerico, è stato il principale intento di capire cosa sarebbe stato in grado di rilevare un occhio moderno lungo la traccia di una simile via che attraversa la storia. Scoprire cosa è rimasto di quei tempi lontani, non avendo la benché minima idea che tale percorso potesse essere stata la principale arteria che fin dall’antichità collegava Roma alle Isole Britanniche.

A tutt’oggi questo itinerario rimane ancora poco conosciuto, o sottovalutato, nella sua portata storica; tant’è che lo stesso itinerario non consiste semplicemente in una comune viabilità territoriale ma, piuttosto, nella via che più di ogni altra ha formato il carattere dei territori da essa attraversati, e che ha dunque giocato un ruolo fondamentale soprattutto nella formazione culturale dell’antica Europa. L’emozione di percorrere strade che, di fatto, sono vere e proprie “arterie” del sistema circolatorio della Cultura; si tratta, infatti, delle principali arterie che hanno creato l’Europa e consentito ai paesi che la compongono di integrarsi.

Il prezioso testo raccolto in una sorta di diario di viaggio, noto come “Itinerario di Sigerico”, ci è pervenuto ed è conservato nella British Library di Londra. La Francigena, che altro non era una direttrice della Via Romea (tutte quelle direttrici che i pellegrini percorrevano per recarsi a Roma, sulla tomba di Pietro, percorrendo la cosiddetta “Via del Paradiso”). Esso conserva, documenta, descrive e illustra di un viaggio di ritorno – da Roma a Canterbury – come il percorso via terra fosse più rapido, diretto e conveniente possibile a quei tempi che, con molta probabilità, era anche il più frequentato tra la Britannia e l’Italia.

Sigerico giunse a Roma nel luglio del 990. Qui viene ricevuto dal papa Giovanni XV (989-996) e visita ben 23 chiese e basiliche della Città eterna. Era consuetudine che gli Arcivescovi anglosassoni – a differenza di altri prelati del continente europeo – fossero obbligati a recarsi a Roma per l’investitura ufficiale, la quale aveva effetto dopo aver ricevuto il “pallio”, la fascia dell’investitura, direttamente dalle mani del Pontefice stesso. Dopodiché fa immediato ritorno in Inghilterra seguendo l’itinerario più breve, descritto appunto nel documento sopracitato e che, scoperto nel XIX secolo da William Stubbs, fu tradotto nella sua interezza; l’intero viaggio ebbe una durata di almeno 165 giorni.

Ciò che si conosce in dettaglio dell’itinerario romeo dell’arcivescovo britannico, sono i toponimi di 79 delle 80 sub-mansiones elencando – con tutta probabilità – i luoghi di pernottamento del suo viaggio di ritorno verso Canterbury. Il percorso (assieme alla registrazione delle distanze fra ogni tappa) annotato dal prelato evidenzia – con tutta probabilità – anche come e dove avesse alloggiato con il proprio entourage al seguito. In questa maniera, come si evince dalle distanze percorse giornalmente, è stato possibile anche conoscere implicitamente quali tratte siano state compiute a piedi e quali a cavallo. Le tappe di questo percorso sono state trascritte da mano ignota (probabilmente uno scrivano al seguito di Sigerico) in appendice ad un elenco di papi del X secolo.

Stesso e identico itinerario percorso dall’abate vichingo Nikulas di Munkathvera, il quale compì, nel 1154, un lungo pellegrinaggio muovendosi dall’Islanda a Roma per continuare, poi, lungo la “Regina Viarum” (o ciò che ne restava) e imbarcandosi lungo le coste pugliesi verso Gerusalemme. Il termine “Via Francigena” oggi è ampiamente usato (forse eccessivamente) ed è divenuto sinonimo della principale “via di pellegrinaggio” del Medioevo. Lo dimostra il fatto che, camminando nell’Appennino, si incrocia spesso anche una cosiddetta “Via Francigena di San Francesco”. Mentre oggi troviamo “altre” Vie Francigene (sorte, o appositamente “costruite”) a Sud di Roma, come il riutilizzo della stessa Via Appia che in molti la identificano (!!!) come una Via Francigena, e ne troviamo diramazioni che si sviluppano sia verso la Puglia che finanche in Sicilia.

L’itinerario che abbiamo percorso (dal San Miniato fino a Siena) muovendoci in direzione di Roma, e che abbiamo conosciuto con occhi misti tra lo stupore e la curiosità, corre vicino a un percorso naturale che si sviluppa lungo una successione di crinali spartiacque che dividono valli fluviali e borgate di matrice medioevale. Lungo una interminabile successione di orizzonti che si rincorrono di crinale in crinale, per la maggior parte si sviluppa un allineamento di basse colline caratterizzate dall’arenaria e dall’argilla, alternandosi tra dolci declivi ammantati dai regolari filari di vigneti e gli argentei uliveti dal basso fusto; dalle dolci catene montuose determinate dai ciuffi di cipressi, a tutte le circostanti creste che hanno determinato – fin dall’antichità – un sistema viario molto efficace, che offre il percorso più breve collegando pievi e borgate, punti di sosta e rifornimento come un tempo per gli antichi viaggiatori, così anche oggi per i moderni camminatori, pellegrini o semplici viandanti.

LA NOSTRA FRANCIGENA… Oltrepassato il fiume Arno nei pressi di Faucecchio, qui si trovava un crocevia tra la “via che menava” per Pisa e la Via Francigena; lungo quest’ultima, per tenersi a distanza di sicurezza dai domini bizantini, i Longobardi scelsero di utilizzare per gli spostamenti il preesistente tracciato di una viabilità etrusca che percorreva il crinale sulla sinistra orografica del torrente Elsa. Nella pianura sotto San Miniato giaceva una città perduta la cui cattedrale è ancora oggi oggetto di studio di campagne di scavi archeologici nei pressi di un campo di girasoli. Si scopre subito di come l’abitato di San Miniato sia andato sviluppandosi – lungo il corso dei secoli – lungo la linea di displuvio dello spartiacque di un crinale, permettendo così alla Francigena di attraversare zone più sicure di quelle in fondo alle vallate, nelle paludose pianure o lungo i corsi fluviali. San Miniato ha da sempre esercitato un controllo strategico sulla via Francigena che si snoda attraverso le colline della Val d’Elsa offrendo vedute panoramiche mozzafiato lungo tutti i possibili orizzonti.

Un’alternanza di bellissimi e intensi paesaggi agresti distribuiti lungo un raggio di 24 km dividono San Miniato da Gambassi (area a forte presenza termale). La località, fin dai tempi antichi, veniva considerata per gli Etruschi una “terra di passo“, trovandosi appunto sulla direttrice (e nel dominio) di Volterra; per i Romani invece era in relazione alla via Clodia che si sviluppava tra Siena e Lucca. Qui nell’alto Medioevo i viaggiatori, e in particolare per i pellegrini che percorrevano la via Francigena verso Roma, trovavano un sicuro punto di rifornimento e sosta.

Sono 14 invece i chilometri che dividono Gambassi da San Gimignano. Qui si attraversano ambienti naturali e scenari paesaggistici di inaudita bellezza. È un percorso facile (non vi sono salite di rilievo) ed attraversa aree dal particolare interesse storico, artistico e religioso, come la visita e scoperta degli edifici costruiti appositamente per far aumentare il numero di pellegrini in sosta lungo la via, come il Santuario di Pancole, il caratteristico abitato di Collemucioli e l’incantevole Pieve di Cellole. In vista della “Città delle Torri” si prova il fascino dell’antico pellegrinaggio attraversando la sua “Porta Settentrionale” e percorrendo la “ruga maestra” cioè la strada centrale che mena ad attraversare la città, corrispondente all’originario tracciato urbano della Francigena, percorsa da Sigerico di Canterbury dopo la mansione di Santa Maria a Chianni e prima di quella di San Martino ai Fosci. Qui a San Gimignano è localizzata la XVIII submansio incontrata da Sigerico.

La più lunga tappa (appena 31 km) collega San Gimignano a Monteriggioni. Lasciando la città turrita uscendo dalla sua porta meridionale il cammino conduce alla pieve romanica di Santa Maria a Coneo. Più avanti si attraversa il ponte sull’Elsa e – attraverso distese di campi sistemati a frumento che si alternano ad appezzamenti di vigneti, si giunge così alla chiesa romanica di San Martino di Strove. Subito dopo pochi km raggiungiamo il poderoso complesso monumentale di Abbadia a Isola, prima di scorgere in lontananza – lassù in cima a un colle ulivato – Monteriggioni, circondata dalle sue poderose mura e l’inconfondibile corona di torri merlate che dominano un paesaggio di straordinaria bellezza.

L’ultima tappa, di appena 19 km, conduce da Monteriggioni a Siena percorrendo una serie di strade bianche che portano verso l’antico borgo medievale di Cerbaia. Si attraversa la boscaglia fino ai castelli della Chiocciola e di Villa, prima di scendere nell’alveo bonificato nel XVIII secolo di Pian del Lago con la presenza di un epitaffio chiamato anche “colonna”. Successivamente si attraversa poi il bosco dei Renai prima di raggiungere la “Città del Palio” e attraversare Porta Camollia, tradizionale accesso della via Francigena a Siena. La città deve la sua esistenza al traffico medioevale sviluppato lungo la via Francigena nei punti in cui era incrociata dai tratturi dei pastori transumanti che dagli Appennini si recavano in autunno verso i pascoli invernali della Maremma, posseduti da Siena che godeva di diritti assai lucrativi.

Siena infatti si è arricchita coi tributi pagati dai pastori per i diritti di pascolo nella Maremma senese. La banca più antica d’Italia, il Monte dei Paschi di Siena, significa letteralmente “i risparmi derivanti dall’affitto dei pascoli”. Il più grande pittore di Siena, Simone Martini era probabilmente un francese da Tours, giunto a Siena per la via di Francia. In città si discende via Banchi di Sopra per poi risalire verso il punto tappa attraverso la Via dei Pellegrini fino a sbucare nello splendido catino di Piazza del Campo, “nostro” punto d’arrivo di questo incredibile e bellissimo viaggio compiuto a piedi attraverso il tempo. Da Siena in direzione di Roma la Via Francigena continua ricalcando fedelmente la Via Cassia romana.

Qui ha termine la nostra Francigena…! Quali le nostre impressioni…? Alla fine del viaggio, alla fine di un cammino, alla fine di un qualsiasi itinerario percorso a piedi in piena autosufficienza… secondo noi il pellegrino sarà una persona sicuramente più ricca. Ed anche noi, un misto di umanità che si divide tra l’essere credenti e la laicità, ci sentiamo più elevati, spiritualmente soddisfatti dalle emozioni provate, dall’esperienza vissuta, dai luoghi visti, scoperti e conosciuti, dalle acquisizioni e dalle conoscenze riguardanti principalmente noi stessi e ciò che ci ha circondato. Tutte esperienze, queste, non raggiungibili in maniera diversa se non dal camminare, lungo quel fiume della storia che da sempre ci attrae e ci coinvolge: capire il passato per operare meglio nel futuro. (di ©Andrea Perciato; ph Mary Liliano e A. Perciato; notizie storiche ispirate da Giovanni Caselli)

Pubblicato da Andrea Perciato

Sono una Guida Ambientale Escursionistica dell'AIGAE (Associazione Italiana Guide Ambientali Escursionistiche). Giornalista/pubblicista, esperto della progettazione di itinerari escursionistici e della promozione turistica mirata all'ambiente e alla natura. Amante del sapere e sempre alla ricerca di nuovi orizzonti da esplorare e da raccontare. Camminare, sognare, respirare e amare questo bellissimo e incredibile mondo.

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