Riesce un tantino audace parlare di Firenze, di questa meravigliosa città che ho imparato a conoscere studiando sui libri di Storia dell’Arte Italiana (Carlo Giulio Argan) le cui pagine ho consumato fra tratteggi di matite e appunti… Passeggiare tra le sue vie, strette e adombre quelle del centro storico, ma ricche della presenza di ottimi locali come le tipiche trattorie, bar e pub con tavolini lungo gli stretti marciapiedi e le tradizionali botteghe artigiane che – alternandosi – rievocano i gusti, i sapori, i saperi e i mestieri (pellame, ceramiche, cuoio, cornici, antiquari) di un tempo, è un viaggio che vale davvero la pena vivere!
Qui il tempo sembra davvero essersi fermato… Rivedere la storia dell’arte, toccarla quasi con mano, assaporarne l’essenza è – credetemi – una tra le sensazioni più belle mai provate! Attraversata dal fiume Arno, la cui furia – nel novembre del 1966 – causò danni, lutti e distruzioni con l’esondazione delle acque, è divisa in due parti ben distinte; una raccolta tra le bellezze storiche, artistiche e architettoniche del suo centro storico; l’altra (extra-moenia) con le sue bellezze naturalistiche e paesaggistiche di giardini terrazzati, fortezze e camminamenti che fanno di Firenze una città dove sognare non è affatto proibito!
Scendendo dai “Giardini di Boboli” considerati l’autentico cuore verde della città, splendido esempio di giardino all’italiana, voluto dai Medici, esso sale lungo la collina di Boboli riuscendo ad offrire una incredibile e spettacolare vista panoramica dall’alto su tutta la città; dal 2013 sono Patrimonio UNESCO. Si raggiunge la sponda sud dell’Arno e si attraversa il “Ponte delle Grazie” che consente di entrare nel cuore del centro storico della città. La bellissima cortina di palazzi qui eretti tra il XV e il XVI secolo, alcuni dei quali con le facciate finemente affrescate e ornati di decorazioni, caratterizza il lungo rettilineo di Via dei Benci.
Quasi per incanto s’apre, sulla destra, l’ampia piazza su cui s’affaccia la “Basilica di Santa Croce” che al suo interno contiene affreschi di Giotto e le tombe di artisti del calibro di Michelangelo e Galileo. Da Piazza Santa Croce, la strada (ora conoscouta come via G. Verdi) continua sempre verso il centro fino ad incontrare, sulla sinistra, la sbilenca piazzatta Salvemini, ricca di locali e bistrot; per la via che sale a destra, la fetta di cielo consente di aprire uno scorcio sull’imponente “Cupola” del Brunelleschi (del XV secolo, la più grande del mondo) che sormonta la Cattedrale di Santa Maria del Fiore.
Proseguiamo risalendo la stretta via che attraversa il Borgo degli Albizi, fino ad incrociare (e prendere sulla destra) Via del Proconsolo per sbucare – definitivamente – in Piazza del Duomo, nel suo angolo di SE, proprio alla base della gigantesca cupola. Qui la presenza di numerosi locali invita a fare una piacevole sosta per godere dell’incanto di così tante bellezze artistiche. Piazza del Duomo può essere considerata, a tutti gli effetti, come un museo a cielo aperto laddove la bellezza del rinascimento si esprime in tutta la sua maestosità; tanti elementi geometrici, artistici e architettonici, sapientemente incastrati in una cornice paesaggistica davvero unica.
E poi come si fa a non rimanere incantati dalla spettacolarità della monumentale facciata del Duomo incastrata in un tessuto/reticolo visivo di perfette geometrie affiancata dal bellissimo “Campanile di Giotto” che s’impenna, coi suoi 85 metri di altezza e i 15 metri di larghezza, alternandosi tra policrone decorazioni marmoree che si rincorrono dal bianco all’ocra, dal rosso al verde esaltando una costruzione considerata la massima perfezione della geometria. Davanti alla facciata del Duomo si erge il caratteristico Battistero di San Giovanni dove il marmo esalta la monumentalità dell’edificio religioso; da non perdere di vedere la “Porta del Paradiso”.
Da Piazza del Duomo, per una lieve variante si entra nel Borgo di San Lorenzo fino a raggiungere il sagrato della Basilica di San Lorenzo. Questo luogo di culto in passato è stata la vecchia cattedrale della città, mentre oggi è facilmente riconoscibile per la sua ruvida facciata rimasta incompiuta. Ed è proprio all’interno di questo quartiere che si esprime al meglio la presenza dei Medici a Firenze, quella Firenze fatta di popolani e mercanti, di commercianti e uomini d’affari. L’area che ruota intorno al Mercato Centrale offre la possibilità di fare shopping curiosando tra le bancarelle di oggettistica varia e produzioni artigianali in cuoio tra borse e giubbini in pelle.
Si fa sera… e ritornando nuovamente in Piazza del Duomo, ci dirigiamo alla scoperta e conoscenza di quell’intricato dedalo di vicoli, strette rampe, corti appena baciate dalla luce diurna che caratterizzano il quartiere a sud della Cattedrale e che mena verso quel punto da cui si erge la torre “merlata” di Palazzo della Signoria. Eccoci così giunti in “Piazza della Signoria” consoderata il centro pulsante della vita civile e sociale dell’intera città. La Piazza della Signoria è il “cuore” della Firenze storica, laddove ad ogni ora del giorno e della sera si incrociano e si affollano centinaia di persone (turisti in gran parte), i fiorentini la attraversano a passo sostenuto. La piazza geomentricamente ha assunto la forma di “L” su cui si affaccia uno degli edifici simbolo della città: “Palazzo Vecchio”.
All’interno della Piazza della Signoria, spicca la statua equestre in bronzo di Cosimo I de’ Medici del 1594. Appena all’angolo, sullo spigolo NW del Palazzo sgorga la grandiosa “Fontana del Nettuno” (del XVI secolo) con sculture marmoree del Nettuno e cavalli marini. Eccoci, infine, di fronte alla monumentale facciata del trecentesco Palazzo Vecchio, che oggi accoglie il potere amministrativo della città. Ma prima di entrare al suo interno, proprio accanto all’ingresso troneggia la statua (copia marmorea) del “David” di Donatello, mentre varcata la soglia d’ingresso, ci accoglie un chiostro riccamente affrescato in ogni suo angolo dalle riproduzioni panoramiche (a “volo d’uccello”) di città e capitali dell’antico continente Europa; il suo interno è visitabile e spicca, su tutto, il Salone dei Cinquecento.
A lato della facciata di Palazzo Vecchio, c’è la “Loggia dei Lanzi”, antico edificio cerimoniale del ‘300 , una galleria a cielo aperto che al suo interno contiene sculture bronzee e marmoree che vanno dal mito di Ercole e Nessuno, al Perseo con la testa mozzata di Medusa realizzato nel ‘500 dal Cellini. Eccoci finalmente sbucare nello spettacolare (e stretto) Piazzale degli Uffizi, la cui Galleria è uno dei musei più visitati al mondo. Fondata nel 1581 dai Medici al suo interno sono raccolte di collezioni di opere di artisti (pittori e scultori) che hanno operato dal XII al XVIII secolo, come Giotto e Botticelli, Raffello, Michelangelo e tanti altri ancora. Lo stretto cortile è caratterizzato, lungo le sue ali, dalla presenza di sculture in marmo dei più conosciuti e famosi artisti che hanno opere presenti all’interno della Galleria.
Ed eccoci finalmente sbucare sulla loggetta degli Uffizi che s’affaccia sulla sponda settentrionale dell’Arno; qui lo spettacolo serale sul fiume lascia senza respiro! I riflessi delle luci esaltano la bellezza architettonia del famosissimo “Ponte Vecchio”, (che compare poco distante a destra) e che collega le due sponde dell’Arno; il ponte viene considerato come il simbolo indiscusso della città nel mondo; da molti considerato come uno dei luoghi più romantici al mondo ove le coppie amano scrutare tra le vetrine di gioielli ed affacciarsi sul fiume potendo ammirare gli scorci paesaggistici che da esso si vedono. Il Ponte Vecchio, d’origini romane ma ultimato nel Medioevo, poggia su un basamento di tre campate di archi sul cui dorso scorre una sorta di naturale prosecuzione della strada; ai due lati del ponte sorgono decine di botteghe artigiane per la gran parte gioiellerie e oggetti d’artigianato.
Con l’immagine del tramonto visto dal Ponte Vecchio si chiude questa straordinaria “lettura” di una città davvero unica. Un giorno non basta per poterla visitare tutta ed ammirare le altre sue spettacolari bellezze che, purtroppo, abbiamo dovuto “saltare”, ma la voglia e il desiderio di ritornarci spinge la nostra fantasia a lasciare ancora aperte le pagine di quel libro di Storia dell’Arte Italiana che fin da ragazzi, ci ha completamente fatto innamorare della bellezza e dell’arte (di ©Andrea Perciato)
