PALINURO (costa del Cilento, SA)… dal leggendario nocchiero alle spiagge del mito!

La leggenda narra che lo sfortunato pilota della flotta di Enea non perì subito, ma dopo che egli raggiunse a nuoto la scogliera qui, stremato dalle forze, svenne, e quando fu ritrovato dagli abitanti del vicino villaggio di pescatori questi, credendolo una “creatura” sconosciuta (proveniente dalle onde, dalle profondità del mare e, quindi, non terrena), lo presero a percuotere fino a causarne la morte.

Simile alla maggior parte dei promontori montuosi che si protendono verso il mare (vedi monti Lattari, Gargano, Cinque Terre, ecc.), quello di Palinuro va soggetto a continue e violente tempeste marine e in due occasioni – in passato – fu teatro di disastrosi naufragi a danno della flotta Romana. Palinuro una volta era un minuscolo villaggio di locali pescatori; mentre oggi le numerose strutture ricettive presenti – come villaggi, alberghi, residence, b&b e camping dotati di tutti i comfort – rendono più gradevole la visita e il soggiorno in quest’incantevole luogo frequentato, ogni anno, da decine di migliaia di turisti. Presso il pittoresco porticciolo non è raro trovare le barche che rientrano dalla pesca notturna (la famosa “lamparada”) ed avere la possibilità di acquistare direttamente sul molo le numerosissime specialità di pesce fresco appena issato con le reti.

Nelle vicinanze, a ridosso della scogliera c’è Punta del Fortino coi ruderi di un’antica postazione fortificata. Da questo punto lo sguardo spazia sull’infinita fascia costiera cilentana. Osservando attentamente la frastagliata scogliera del capo, verso occidente, è possibile scorgere sul pelo dell’acqua l’apertura della famosa (e suggestiva) Grotta Azzurra dalle straordinarie tonalità cromatiche generate dal riflesso delle acque dei suoi fondali.

All’altezza di Punta della Quaglia sono appena visibili i ruderi di un’altra torre costiera; di fronte, verso ponente, si estende quello che è uno dei tratti di mare più belli del Mediterraneo. In questo punto il promontorio s’innalza con una scogliera dai lineamenti piuttosto frastagliati; essa, imponente e precipitosa verso il mare, cala a picco nell’immensità dell’azzurro più intenso sprofondando con un dislivello che oscilla tra i 20/30 metri fino a toccare un banco sabbioso che viene completamente ricoperto di alghe. I fondali in cui s’immerge Capo Palinuro sono ricchissimi di una policroma flora e abitati da una variopinta fauna marina tra cui spugne, spirografi, stelle marine (rosse), “pharazoantus” (animaletti, organismi viventi, simili a microinfiorescenze) che si presentano come tanti fiorellini colorati di giallo, e numerose altre specie meno note.

Lungo i crinali e le ripide pareti della scogliera sono possibili ammirare il giglio marino e la ruchetta di mare dalle infiorescenze colo lilla chiaro. A settentrione il promontorio è ricco di pinete e si alterna ad una macchia bassa composta dal ginepro, mirto, lentisco, rosmarino e cisto; mentre le rocce a picco sul mare ospitano i finocchi di mare, la stecade (dall’intenso profumo di liquirizia) e l’endemica “Primula Palinuri” tipica di questo luogo e assurta a “simbolo” ufficiale del Parco Nazionale del Cilento.

Il Faro di Palinuro (dall’alto dei suoi 203 metri) è il punto più elevato sulla scogliera; naturale apice in cui confluiscono i crinali di Punta Iacco e l’impressionante muraglia di Punta Spartivento; entrambe queste propaggini racchiudono il mitico luogo ove approdò Palinuro, che cadde in mare mentre contemplava il cielo stellato. Soffermandosi lungo il promontorio fino al calar del sole, offre il meraviglioso e incredibile spettacolo dei famosi “tramonti di Palinuro” che (e c’è da crederlo) sono una espressione della natura cilentana di struggente bellezza che forse non ha eguali in tutto il bacino del Mediterraneo.

Dal Faro di Palinuro si rientra ora verso l’interno camminando lungo la strada sommitale; la scogliera in alcuni tratti sembra davvero una ciclopica muraglia calcarea con il profondo baratro di Cala della Lanterna. Si passa accanto alla bianca struttura della Stazione Meteo (posta a 188 metri) per poi imboccare una pista che raggiunge i ruderi di una grossa cascina fortificata risalente al XVIII secolo da dove si ammira – laggiù in basso verso il mare – il famoso “archetiello” (un enorme buco formatosi nella frastagliata costa rocciosa di natura calcarea) dove la rada giù in fondo raccoglie il gorgoglio di particolari acque che abbondano di idrogeno solforato, da cui l’appellativo “cala fetente” (cattivo, sgradevole, maleodorante); più in là, verso occidente, sprofonda la dorsale di Punta Mammone.

Rientrati nuovamente su nuovamente su Via Faro, proseguendo a destra, verso via F.lli Capozzoli, si raggiunge un bellissimo punto panoramico da cui è possibile godere della vista sull’isolotto (scoglio) del “Coniglio” e le famose spiagge del “Buon Dormire” della “Molpa” con l’omonimo promontorio che sormonta il famoso “arco naturale”. Appena oltre la foce del fiume Mingardo, si estende la lunga “spiaggia dei Ciclopi” che – negli anni ’60 del XX secolo – fu la naturale location del film mitologico “gli Argonauti”. Dalla sommità di Capo Palinuro, oppure in prossimità della punta estrema del promontorio, non perdetevi uno dei famosi e suggestivi tramonti sul mare; aspettare il calar del sole oltre l’orizzonte del mare, ne vale davvero la pena e non è raro, qualche volta, riuscire a scorgere anche il “raggio di Morgana”. (di ©Andrea Perciato)

Pubblicato da Andrea Perciato

Sono una Guida Ambientale Escursionistica dell'AIGAE (Associazione Italiana Guide Ambientali Escursionistiche). Giornalista/pubblicista, esperto della progettazione di itinerari escursionistici e della promozione turistica mirata all'ambiente e alla natura. Amante del sapere e sempre alla ricerca di nuovi orizzonti da esplorare e da raccontare. Camminare, sognare, respirare e amare questo bellissimo e incredibile mondo.

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