Montesantangelo (FG, Gargano) “Itinera Lonbobardorum” alla sacra grotta di San Michele

Onore al “Principe” delle armate celesti… “Santo Protettore” della Polizia di Stato ed auguri ai Michele, Gabriele, Arcangelo e Raffaele

Una veglia d’armi alla “Porta verso il Cielo”Pregare in solitudine al cospetto della Casa di DioQui, i Cavalieri si accostavano ai Sacramenti.Qui, ogni peccato veniva loro perdonato…!

La Montagna Sacra più venerata in tutto l’Occidente Cristiano da oltre 1500 anni, quella dell’Arcangelo che qui, a Monte Sant’Angelo, apparve nel 490, stabilendo la sua dimora e trasformando il Gargano in uno dei luoghi di culto e di pellegrinaggio più frequentati del Medioevo. Papi, Imperatori e Cavalieri hanno percorso chilometri per recare omaggio all’Arcangelo, incamminandosi lungo quell’antichissimo tratto conosciuto oggi come la Via Sacra Longobardorum. Bianche case le cui pareti narrano di storie lontane, di traffici commerciali e miscellanee culturali, in un ideale ponte sospeso dall’Africa all’Asia; mute pietre che hanno visto l’avvicendarsi di incursioni e saccheggi da parte di saraceni, normanni, francesi e iberici.

Avvicinandosi o dalle pianure del Tavoliere, o sbucando dalla Foresta Umbra, ecco comparire, dall’alto della sua dorsale calcarea, il bianco abitato di Monte Sant’Angelo, ultima meta di una traversata garganica. Comincia una lieve discesa che in breve porta a ridosso di alcune case adagiate proprio lungo la nazionale n. 528 ma, anziché guadagnare subito l’asfalto, prima di queste case, parte sulla destra una comoda pista che aggira dall’alto (e poi porta ad attraversare) il lungo Pianoro della Castagna evitando così l’asfalto. Il sentiero segue tutto lo sviluppo di questo pianoro lungo la sua destra orografica e termina sulla Statale, nei pressi di una croce. Seguendo ora la strada ancora per un chilometro e mezzo, si giunge all’incrocio con la Statale n. 272 che, proveniente da S. Giovanni Rotondo (dimora di Padre Pio), si apre proprio al centro della desertica Valle di Carbonara.

Un ultimo sforzo e si continua a camminare in direzione di Monte Sant’Angelo salendo lungo quel breve tratto finale di strada che ripercorre fedelmente la “Via Sacra Longobardorum”, l’antico cammino di pellegrinaggio che da San Severo, risalendo la Valle di Stignano, portava al Santuario e alla Grotta dedicata all’Arcangelo Michele, massimo luogo di culto dei cavalieri Crociati al tempo del ducato longobardo di Benevento. Raggiunti finalmente MONTE Sant’ANGELO si passa accanto alle possenti mura del Castello medioevale per poi scendere lungo una serie di gradinate in pietra che portano a sfiorare l’ex Convento dei Cappuccini fino a raggiungere la piazza centrale tutta alberata e panoramica. Immediatamente sotto la piazza riprendiamo il cammino che porta ad attraversare alcuni tra gli angoli più caratteristici del paese con le sue basse case tutte tinte in bianco, sistemate a schiera, che creano un fantastico labirinto in cui vanno ad intrecciarsi stretti vicoli ed archi rampanti.

L’interesse di tutto il paese ruota intorno al Santuario di S. Michele Arcangelo edificato sulla Grotta dell’Apparizione con la possente Torre campanaria ottagonale. Tra i devoti più celebri che sono giunti fin quassù in pellegrinaggio alla Grotta, si ricordano l’abate di Cluny Odone; il monaco francese Bernardo di Chiaravalle; sovrani e imperatori come Ottone III, Enrico II, Federico II di Svevia e Carlo d’Angiò; santi e beati come Guglielmo (da Montevergine), Francesco d’Assisi, Alfonso dei Liguori e Anselmo; e infine, numerosi pontefici tra cui Leone IX, Celestino V e Giovanni Paolo II. Come per i più importanti pellegrinaggi di tutti i tempi, anche quello al Gargano ha il proprio simbolo caratteristico; come la palma per Gerusalemme e la conchiglia per Santjago de Compostela, a Monte Sant’Angelo figurano i bastoni crociati con in cima i rametti di pino, detti “mazzareddi“.

Risalendo verso il centro del borgo si transita nei pressi del complesso monumentale di S. Pietro, ove è collocata la Tomba di Rotari (antico re Longobardo); più su, un ampio slargo offre un sicuro riparo dalla forte calura estiva; spazio, questo, in cui si affacciano diverse botteghe artigiane. Da qui parte una gradinata realizzata in pietra che va a sbucare ai piedi della Torre angioina (a sezione ottagonale); al lato sinistro della torre c’è un cancello che permette l’accesso nell’atrio in cui si apre la facciata della Basilica di S. Michele con un doppio portale gotico che poggia su un basamento scolpito a figure leonine nel cui frontone è posta una nicchia contenente la statua marmorea del Santo.

L’ingresso avviene attraverso il portale di destra e, come appena si varca l’uscio, si è subito proiettati in una incredibile ambientazione medioevale: una enorme scalinata (d’epoca angioina) scavata direttamente nella roccia scende precipitosamente verso il basso attraversando ambienti privi di luce, quasi bui, le cui pareti sono tutte affrescate con figure di Santi, mercanti e Cavalieri. Immagini, queste, che sono accompagnate da centinaia di frasi “incise” sulla viva pietra scritte in antichi linguaggi; remoti messaggi e citazioni (di saluti, di invocazioni, di preghiere) che ripercorrono un excursus storico emotivo/devozionale che si tramanda dall’alba del Cristianesimo all’epoca dei “lumi”, lettere e parole compiute affiancate spesso da incomprensibili incisioni raffiguranti le mani.

Più giù, compare sulla sinistra, un baldacchino trilobato con colonnine tortili contenente la statua in marmo di una Madonna i cui occhi neri sono di una straordinaria penetrazione espressiva. La lunga gradinata (86 scalini) termina in un atrio, nella parte interna del Santuario: a sinistra vi è l’ingresso al Museo e a destra si apre una piccola corte porticata sul cui ciglio scorre una loggetta; a destra e a sinistra, antichi sarcofagi contenenti le spoglie mortali di nobiluomini e prelati. Di fronte si para una gradinata formata da sei scalini semicircolari che immettono a un grande portale marmoreo di fattura romanica con due enormi ante bronzee (realizzate a Costantinopoli nel 1076).

E qui, prima di entrare nella grotta, ci viene (purtroppo!) imposto di non eseguire sia riprese fotografiche che video. Rispettiamo a malincuore questo divieto, ma più che altro per l’accortezza da noi mostrata nei riguardi di quei pellegrini e quei devoti giunti fin qui a pregare il Santo nella sua Sacra dimora; con la scaltrezza che caratterizza tutti coloro in cerca di conoscere, scoprire ed esplorare poi… si è riusciti benevolmente a “rubare” qualche scatto! Per il resto… qui di seguito lascio una breve descrizione su come appaiono gli ambienti interni alla grotta. Varcato l’ingresso, si para una enorme navata gotica divisa in tre campate e chiusa da una volta a crociera. A destra c’è l’altare di S. Francesco, giunto qui in pellegrinaggio nel 1216. Qualche passo ancora e sempre a destra si apre la “sacra” spelonca, una sinuosa caverna la cui volta rocciosa si presenta irregolare e a differenti livelli.

E così, osservando la Grotta da sinistra si riconoscono un primo altare (di S. Pietro); un secondo altare (del Crocifisso); un trono regale scolpito nel marmo; diverse statue e bassorilievi in pietra protette da teche trasparenti; un altare (con baldacchino) dedicato alla Madonna del Soccorso e, situato nel suo retro, una piccola insenatura nella roccia detta il Pozzetto nel cui interno, in una vaschetta, si raccoglie la “stilla”, il gocciolìo d’acqua che scende dalla roccia calcarea. Ecco, infine, il Sagrato che si presenta da sinistra con una Cattedra episcopale (dell’XI secolo) in marmo, finemente decorata e con lo schienale a cuspide; al centro, il Presbiterio con l’altare dell’Arcangelo e infine, al suo margine destro, una statua in pietra raffigurante il Santo martire Sebastiano.

Con la visita ai luoghi più interessanti della grotta di San Michele ha termine il mio  itinerario attraverso il Gargano in un’apoteosi di paesaggi incontaminati persi in un tempo senza fine, là dove natura e storia s’intrecciano in un misticismo che si rifà ad arcaiche tradizioni medioevali, in uno dei luoghi della cristianità mondiale ove, intimamente, sono riposti gli entusiasmi, le speranze, gli amori; strumenti, questi, che sono i cardini fondamentali di un cammino e di un’avventura vissuti profondamente attraverso questo sito garganico. Luogo in cui tutti cercano di leggere i “segni” qui lasciati da altri prima di noi, di comprendere le emozioni che ci portiamo dentro e che, probabilmente, tracciano quei particolari “sentieri” che conducono all’incontro più intimo e, forse, più vasto con il Creato. (di ©Andrea Perciato)

Pubblicato da Andrea Perciato

Sono una Guida Ambientale Escursionistica dell'AIGAE (Associazione Italiana Guide Ambientali Escursionistiche). Giornalista/pubblicista, esperto della progettazione di itinerari escursionistici e della promozione turistica mirata all'ambiente e alla natura. Amante del sapere e sempre alla ricerca di nuovi orizzonti da esplorare e da raccontare. Camminare, sognare, respirare e amare questo bellissimo e incredibile mondo.

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