alla scoperta di una delle montagne “simbolo” delle popolazioni della costa d’Amalfi. Quel monte Avvocata col suo bianco Santuario dedicato alla Madonna, fulcro di fede e pellegrinaggi soprattutto per gli abitanti di Maiori e Cava dei Tirreni.
Tra devozione, curiosità e natura, questa volta si propone di salire al Santuario dell’Avvocata proprio dalla cittadina costiera di Maiori; un lungo (e non semplice) percorso, questo, che si sviluppa tutto in ripida ascesa. Siamo nel centro di Maiori, lungo la via principale, in quel dedalo di viuzze, rampe e androni nascosti, tra bianchi edifici, corti adombre, portali e archi rampanti, supportici, muretti con piastrelle in cotto e abbelliti da geometriche raffigurazioni in ceramica, e in appena pochi minuti… si viene proiettati nel verde della boscaglia.
Così, continuando tra alti muri di sostegno che accolgono i terrazzamenti su cui si coltivano – in simbiosi – la vite che si alterna al limoneto, il percorso continua in elevata pendenza lungo gradoni in pietra spesso “sistemati” con cemento. Due tronconi di una cremagliera, per trasportare generi di necessità alle abitazioni isolate lungo i ripidi pendii, determinano una ripida gradinata in cemento fino a che questa termina e comincia un sentiero che serpeggia prima attraverso terrazzamenti (formati da vigneti e limoneti) e poi va sviluppandosi su viva roccia.
I ruderi di una prima cappella che s’affaccia su un suggestivo scenario paesaggistico, offre insolite visioni panoramiche lungo una sky-line davvero unica; Maiori, Ravello e la costa a occidente, con la linea di costa del golfo di Salerno a oriente. Si cammina tra una copiosa macchia mediterranea caratterizzata da infiorescenze coi vivaci colori viola, lilla e ciclamino; alzando lo sguardo, di tanto in tanto si scorge dalla copiosa coltre boschiva, il profilo del Santuario. Il rumore di un torrente che produce salti e cascate, fa da cuscino ai cinguettii dei passeriformi e al gracchiare di corvi e falchi pellegrini; per un lungo tratto il sentiero viene affiancato dai resti di una vecchia condotta in terracotta che captava le acque sorgive per condurle a valle tale da poter irrigare i sottostanti terrazzamenti.
Giunti in località Santa Maria, qui compare l’enorme corpo di una fattoria che sicuramente doveva essere di pertinenza del Santuario. Per una gradinata si superano prima i ruderi di un’antica fornace (calcara) e si perviene alla fonte dell’Acqua del Castagno. Successivamente una croce isolata s’impenna dall’alto di una rupe e si attraversa una copiosa foresta (composta da lecceta, acereta, pineta) dove le ombre, generate dai raggi di sole che perforano il fogliame, creano effetti davvero carichi di suggestione. In breve, dopo aver superato un incrocio di sentieri, si giunge alla grotta delle “soppressate” (cioè dei salami) dai particolari costoloni simili ad insaccati messi lì ad essiccare; qui un altro altare ci ricorda la devozione che le popolazioni locali mostrano verso la Madonna. Questa grotta si affaccia sull’orlo di impressionante burrone, proprio nel luogo di cui narrano le storie locali che da qui il fuggiasco brigante Matteo Salese, si gettò nel vuoto per sfuggire alla cattura dei gendarmi.
Uscendo dal bosco, finalmente giunti agli 827 metri della rupe di monte Mirteto, da cui si erge il Santuario dell’Avvocata; l’istinto ci spinge subito a volgere sulla sinistra e andare alla ricerca della grotta miracolosa. Per un cancelletto si scende così, finalmente, all’interno della grotta secondo cui, come narrano il codice leggendario e la tradizione popolare, poco prima del 1485, un giovane pastore di Maiori, tale Gabriele Cinnamo, una volta giunto in cima qui, preso dalla stanchezza, si addormentò; durante il sonno il pastore fu svegliato e attratto da una misteriosa forza proprio sull’uscio della spelonca ove una colomba gli vola davanti e lo guida fin dentro la caverna al cui interno Gabriele viene attratto da uno straordinario spettacolo: gli appare la Madonna che gli chiede di erigere per lei un altare proprio in questa grotta, contraccambiandola con la “sua” protezione.
Qui termina l’ascesa al Santuario; qui si scoprono altre cose davvero molto interessanti sui luoghi di culto “mariani” presenti in Campania; qui è possibile consumare un frugale pasto: biscotti e acqua e, se colti dalla stanchezza, qui è possibile concedersi un piacevole riposo godendo dello spettacolo di un panorama tra i più belli al mondo. Tralasciamo di raccontare della festa che qui avviene dopo la Pentecoste; un gigantesco melting-pot di uomini, animali e suoni in cui le urla di giubilo che inneggiano alla Madonna si intrecciano ai forsennati ritmi delle tammorre (tamburi battenti) e delle tammurriate (tipiche ballate dell’entroterra campano), ma questa… è tutta un’altra storia! (di ©Andrea Perciato)
